Abbiamo appena ascoltato il Vangelo di Pasqua: Maria di Magdala si reca al sepolcro di prima mattina, vede la pietra che era stata tolta e corre dagli apostoli. Pietro e Giovanni – il più anziano e il più giovane – vanno al sepolcro, vedono la sindone piegata da una parte e quella parte di lino che di solito si metteva sulla faccia dei morti, ripiegato accanto. Entrano dentro il sepolcro, lo trovano vuoto.
Pietro e anche l’altro discepolo, il piccolo Giovanni, “videro e credettero”. Questa vicenda di Pasqua va raccontata tra di noi, perché vera e fonte della nostra pace.
Come Giovanni, anche noi siamo testimoni della resurrezione di Gesù, non già di quei fatti antichi, ma dei loro effetti, che perdurano tutt’oggi. Occorre portare il nostro contributo di cristiani alla gente del nostro tempo, impegnandoci per il conseguimento del bene comune. La Bibbia, con un’immagine a un tempo plastica e poetica, ci insegna a far tesoro di quella colomba del Libro della Genesi, che con un ramoscello di ulivo, dopo il diluvio, annunzia che è tempo di ricostruire.