Archivi della categoria: Notizie

Stazioni Quaresimali 2020

Mercoledì delle Ceneri 26 febbraio
Arezzo 21,00 Sacramento della Riconciliazione nella Cappella della Madonna e, a seguire, Messa in Cattedrale
1° di Quaresima 1° marzo
Anghiari 17,00 Sacramento della Riconciliazione presso la Chiesa della Croce
18,00 Santa Messa nella Propositura
2° di Quaresima 8 marzo
S. Margherita in Cortona
17,00 Sacramento della Riconciliazione
18,00 Santa Messa
3° di Quaresima 15 marzo
Monte San Savino
17,00 Sacramento della Riconciliazione presso la Chiesa della Misericordia
18,00 Santa Messa nella Chiesa Parrocchiale di Sant’Agostino
4° di Quaresima 22 marzo
Terranuova Bracciolini
17,00 Sacramento della Riconciliazione presso la Chiesa di Santa Maria Bambina
18,00 Santa Messa nella Chiesa di Santa Maria Nuova
5° di Quaresima 29 marzo
Subbiano
17,00 Sacramento della Riconciliazione presso la Chiesa di Santa Maria della Visitazione
18,00 Santa Messa nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista
6° di Quaresima 5 aprile
Senese
17,00 Sacramento della Riconciliazione presso la Chiesa di Santa Maria in Rietine
18,00 Santa Messa presso la Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo in Castagnoli


Omelia dell’Arcivescovo nella Chiesa Cattedrale +++ 15 febbraio 2020

Omelia dell’Arcivescovo per la Madonna del Conforto

Fratelli e sorelle

il Signore ci dia pace

in questo giorno santo!

 

  1. La ragione di questo giorno di festa: “Maria Arca della Nuova Alleanza

Cari figli di questa nostra Chiesa aretina, da oltre due secoli la Comunità cristiana si aduna in questa Cattedrale per festeggiare l’esperienza degli antenati. Attorno al prodigio della semplice immagine di Maria, che era stata appesa dai Camaldolesi nella cucina dove si offriva qualche cibo ai poveri, si avviò un’esperienza che lega questa Terra d’Arezzo alla Madonna. In quei giorni lontani, il terremoto, la miseria, l’incertezza del futuro erano prove particolarmente dure. La Madre di Dio, invocata dai più poveri, come ognuno di voi sa, dette un segno prodigioso di ascolto. Il Vescovo, mio predecessore, Niccolò Marcacci, pochi giorni dopo l’evento, informò gli altri Vescovi della Toscana che Iddio aveva fatto un miracolo: aveva fatto tornare gli aretini alla fede.

Attraverso questa piccola, fragile immagine di Maria si manifesta un tema ben profondo, il rapporto di questa gente con Dio. La Festa della Madonna del Conforto è l’occasione per ripensare alla propria fede e rileggere l’orientamento di un popolo intero, che pur seguita ad esprimersi con scelte di vita e priorità diverse, con opzioni politiche differenti, con idealità che sono la nostra ragione identitaria.

La Cattedrale e l’immagine della Madonna che vi si conserva sono sul colle, visibili da tutti, e a tutti appartengono senza escludere nessuna persona o aggregazione.

Il mio grande predecessore, il Vescovo Agostino Albergotti, nel 1814, propose una rilettura significativa della Madonna del Conforto. Sulla teca, che da allora conserva la fragile immagine della Madonna e che in questi giorni è stata ripresentata a nuova luce, volle fossero incisi due versetti dell’Apocalisse per aiutare gli aretini a non fare solo una commemorazione del prodigio antico, ma a cogliere le opportunità dei nostri gesti, motivati dalle vicende della Madonna del Conforto. Una proposta per leggere al futuro il rapporto con la Madonna, particolarmente invocata come Arca della Nuova Alleanza.

L’immagine biblica dell’Arca conteneva, in Israele, gli strumenti della Salvezza del popolo, che l’antico nostro Vescovo ci invita a rileggere nell’immagine di Maria che veneriamo. È come dire che il contenuto di questa nuova Arca, raffigurata nella Madonna del Conforto, è Gesù, il figlio di Maria, fonte della nostra Salvezza. Il rapporto con la Madonna, se non è accompagnato da un legame forte con Dio, rischia di essere pura esteriorità.

L’antica Tradizione della Chiesa vuole che non si va da un santuario mariano senza l’intento di riconciliarsi con Dio, di rinnovare con gesto sacramentale la nostra comunione con lui e di compiere un’opera di misericordia. L’acqua, che, da secoli, viene aspersa sul popolo che arriva davanti alla Madonna del Conforto, è un gesto plastico per dire “ricordati che sei un cristiano, fai la tua parte!”.

In quell’ora ci fu un grande terremoto… furono presi dal terrore e dettero gloria al Dio del Cielo… Fu aperto il tempio di Dio e apparve l’Arca del suo testamento[1]. Diciotto anni dopo i ricordati prodigi, il Pastore di questa Chiesa, con le parole della Scrittura, ricorda che la Madonna è un punto di riferimento non solo nei terremoti che fanno crollare le case, ma soprattutto in quelli che fanno sobbalzare le coscienze. La Madonna ci insegna anche oggi a non avere paura: a fidarci di Dio. Il popolo, animato dalla fede, e la Chiesa non sono messe allo sbando dalle politiche del momento, che comunque passano, anche quando sembrano invincibili.

 

  1. La Madonna del Conforto e la dignità della cultura aretina

Napoleone Bonaparte aveva provocato decenni di tormento ad Arezzo. Con la primavera del 14 aprile 1814 veniva sottoscritto il trattato di Fontainebleau che sanciva la sconfitta dell’imperatore, con le conseguenze a tutti note, anche nelle polemiche aretine. Ancor prima di Waterloo e di Sant’Elena, che decretarono la fine della rilevanza politica napoleonica, sulla teca di legno, rivestita di un sottilissimo strato d’argento, Agostino Albergotti ottenne da Papa Pio VII, appena tornato a Roma dopo gli sconvolgimenti francesi, di apporre una piccola corona d’oro come a dire che tutto passa, ma la fede resta e Dio non abbandona il suo popolo.

La appariscente cornice che attornia la Madonna esprime assai bene la nostra cultura aretina. Ricchezza ce ne è poca, allora come oggi, in mano a pochissimi, ma dignità ve ne è molta in questa nostra gente, tanto da fare apparire bello il poco che abbiamo. Non sappiamo da quale tavola dei ricchi sia venuto fuori il poco argento usato per rendere luminosa la Madonna del Conforto, ma certamente la sua ricchezza vera è la capacità che ancora oggi ha di ridare fiducia e speranza al nostro popolo. Nella cultura dell’apparenza – una specie di gioco –, al di là del luccichio ottenuto ad arte, uno per uno a quanti da dieci giorni sfilano davanti a quella piccola immagine, la Madre di Dio torna a dire “coraggio, sii responsabile, fai la parte tua, che dal male si esce e solo il bene vince!”.

In questi giorni, parlare al popolo di responsabilità è la via del conforto più efficace: significa, ancora una volta, avere la certezza interiore che al mondo ci sono le prove, ma con la fede si riesce a non soccombere. Chiesa aretina esci dal sonno e torna a costruire relazioni positive, che sono la via d’uscita dalle inutili polemiche che avvelenano le cronache. Occorre partecipare, non scoraggiarsi e non tirarsi indietro. In molte case d’Arezzo è ancora rappresentata la Madonna del Conforto. Vorrei che ai mille bambini che hanno aperto la Novena con la loro gioiosa sensibilità, il popolo degli adulti rispondesse sconfiggendo le paure. Anche chi appare grande e potente poi passa.

  1. Identità cristiana nel pellegrinaggio alla Madonna del Conforto

         È tradizione aretina che il popolo si presenti ogni anno di fronte alla prodigiosa immagine della Madonna. È una specie di appuntamento annuale, dove ciascuno trova il modo di scrutarsi l’anima e di dire alla Madre di Dio: “eccomi, ci sono anch’io”. Mi commuove il gesto del popolo. Ho chiesto che nessuno violi l’intimità degli altri con fotografie e registrazioni. So bene che è un momento di Grazia e di confidenza con il Signore. Offrire l’acqua santa ai fedeli, al termine della lunga fila, è un gesto eloquente: è come dire a ciascuno “ricordati che sei stato battezzato; sei un cristiano!”. È uso antico che per la Madonna del Conforto ciascuno si confessi, si comunichi e faccia una pur semplice opera buona verso qualcuno che è nel bisogno: magari senza ricorrere al portafoglio. È questa la ragione del grande numero di preti oggi a disposizione dei fedeli. Così si spiega il gran numero di Messe che dall’alba a Mezzanotte si celebrano in Duomo.

Credo opportuno aiutare i cristiani che mi sono affidati a ritrovare il modo perché non passi giorno senza che si dedichi tempo alla preghiera.

La Diocesi sta allestendo un piccolo dono, perché gli aretini ogni giorno, all’ora ritenuta più comoda, nel luogo dove uno si trova e senza particolari formalità, siano accompagnati a fare una preghiera: a partire al Vangelo, verrà offerto un semplice commento, per aiutare a pregare.

Tra breve sarà disponibile sui telefonini una App, perché se vuoi, con l’aiuto dei giovani lettori che volentieri offrono la loro voce brillante, a tutti sia data una opportunità personale di partecipare alla preghiera di tutto il nostro popolo.

Le forme contano poco, il rapporto con il Signore è l’identità di noi cristiani, un modo concreto, come suggerito dal nostro Sinodo, per tornare a riconoscersi nella Chiesa di Dio, che è pellegrina in terra d’Arezzo.

Un tempo era compito delle campane invitare alla preghiera. Oggi forse sarà più pratico avvalersi dei social per ottenere lo stesso risultato.

Proviamo a cominciare, nella consapevolezza che si tratta di un semplice tentativo, condotto secondo quanto San Paolo raccomanda al suo giovane discepolo: “annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina[2].

La Madonna, Madre del nostro Conforto, ci aiuti a ritrovare il ponte necessario con Dio per significato alla nostra vita quotidiana.

[1] Apoc 11, 13-19 passim

[2] II Tim 4,2

 

Servizio TSD

Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nel Pontificale per la Solennità della Madonna del Conforto, Patrona della Diocesi di Arezzo-Sansepolcro – Cattedrale di Arezzo, sabato 15 febbraio 2020 A.D.

Omelia del Cardinale Sandri per la Madonna del Conforto

Eminenza Reverendissima, Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze,

Eccellenza Reverendissima, Caro Arcivescovo Riccardo, Vescovo di questa Diocesi di Arezzo-Sansepolcro,

Eccellenze Reverendissime,

Signor Presidente del Consiglio Regionale della Toscana,

Signor Sindaco,

Distinte Autorità Civili e Militari,

Reverendi Sacerdoti, Religiosi, Religiose, Seminaristi,

Sorelle e fratelli nel Signore!

Sono lieto di essere tra voi quest’oggi, a condividere la gioia e la festa della comunità diocesana che guarda alla sua patrona, la Madonna del Conforto, e rinnova ormai da quasi duecentoventicinque anni l’affidamento a Lei. Ella vegli e protegga ciascuno dei suoi figli, e ottenga da Gesù quella benedizione speciale che risplende nella storia delle vostre terre: la consapevolezza della grandezza e della dignità dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, che si esprime nell’operosità dei campi, delle vigne e delle imprese, nel genio della letteratura e dell’arte, nella luce che emana dalla vita dei santi e delle sante che hanno fecondato con la loro testimonianza i luoghi della Diocesi. Maria vuole che tutti possano sentirsi a casa sotto il suo manto materno, in compagnia del compatrono il Vescovo san Donato, di San Francesco che a La Verna ricevette le Stimmate, a Santa Margherita, stella di Cortona. La Madonna del Conforto mi perdonerà una menzione speciale al beato Papa Giovanni X, sepolto in questa cattedrale, forse sconosciuto ai più ma il cui pontificato custodisce alcune dimensioni molto attuali per la Chiesa da un lato e per il mio ruolo di Prefetto della Congregazioni per le Chiese Orientali: il suo anelito alla riforma, la tensione alla ricomposizione dello scisma con l’Oriente, l’attenzione alla Terra Santa e, non ultimo, il primo scambio di ambasciatori con la Cina di allora.
Il miracolo del 1796 fa assistere ad una trasformazione progressiva: in un luogo modesto ed angusto di vita quotidiana per i poveri, d’improvviso l’immagine di terracotta diviene pulita e splendente da sporca e incrostata che era. Dopo il suo trasporto in cattedrale una intera parete laterale viene abbattuta per rendere comunicante l’aula liturgica con la Cappella in cui era stata riposta l’immagine della Vergine. Che cosa lega questi eventi di cambiamento improvviso e radicale? La forza della preghiera e la grazia potente di Dio che viene in soccorso dell’umanità in affanno. Si pregava per la liberazione dalla terra che tremava rovinando la città e anni più avanti si invocava la libertà dalle forze di occupazioni francese. A quante sfide è posta innanzi l’umanità lungo la sua esistenza, e quante hanno la forza di sconvolgerla e destabilizzarla, mentre noi siamo un popolo che ha fame e sete di futuro, che anela alla gioia piena e duratura. Spesso però, come canne sbattutte dal vento inseguiamo mete illusorie e fuochi fatui che non illuminano e non scaldano i nostri cuori.
La Parola di Dio che è stata proclamata si rivolge a noi e ci interroga nel profondo. Nel vangelo abbiamo assistito alla premura materna di Maria, che in una festa di nozze a Cana è preoccupata che non venga meno il segno della festa, quel vino che allieta la tavola degli sposi e degli invitati. Ella non ha dubbi, e indica la sorgente: non è soltanto il ritrovarci insieme o la somma dei nostri buoni propositi o lo sforzo della buona volontà di ciascuno, non basta il volersi bene pur così bello di un uomo e una donna che iniziano il loro progetto di vita insieme, non servirebbe a niente l’affannarsi dei servitori o del maestro di tavola o degli addetti alla cucina. Quello che trasforma radicalmente tutte le realtà e le dimensioni che ho enumerato è la presenza di Gesù, che si coinvolge con il mistero dell’esistenza umana, poiché Egli è il Verbo fatto Carne, l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Maria, la Madre, lo sa bene, e osa quasi sfidare suo figlio sollecitandolo a dare un segno del dono che egli è, anche se non è ancora giunta la sua ora, come lui stesso afferma quasi rimproverando Colei che lo ha dato alla luce. E così accade: l’acqua sovrabbondante per la purificazione dei Giudei diviene vino dal sapore intenso e inebriante, la collaborazione operosa dei servi che sanno ascoltare e fidarsi indispensabile, una festa che andava concludendosi ritrova invece il suo vertice. Ecco il miracolo della trasformazione suscitato da Maria, dal suo sguardo, dalla sua fede umile e dal suo abbandono alla volontà di Dio, non soltanto a Nazareth quel giorno dinanzi alla proposta dell’angelo, ma in ogni istante, sin sotto la croce di quel figlio che amava. Ci domandiamo allora dove stia la pienezza delle nostra vita, dove andiamo a cercare la sorgente della nostra gioia, quanto possiamo affannarci nel fare e cercare tante cose, ma senza desiderare la presenza di Gesù nel nostro cammino?
Le immagini della prima lettura sono semplici ed efficaci, in particolare perché descrivono il nostro essere qui oggi, dinanzi alla Madonna del Conforto: da Lei vogliamo essere portati in braccio ed allattati, sederci sulle sue ginocchia ed essere accarezzati, in una infanzia spirituale che è stata di tanti santi, e che non si vergogna di fermarsi e di dire: “da solo non ce la faccio, ho bisogno di te, per questo sono ai tuoi piedi o Madre, prendimi in braccio e stringimi a te”. L’aridità di tanti cuori sembra aver reso sterile la terra, non solo per i figli che non nascono più o la cui vita è spezzata nel grembo delle madri, ma per le violenze e le guerre che flagellano troppe aree del nostro pianeta terra, che non sembra più una casa comune da affidare integra alle giovani generazioni, ma un deserto di egoismi e un incendio che divora in tante forme la dignità dell’uomo. Abbiamo bisogno Signore, del fiume della pace di cui parla il tuo profeta, Isaia, di quel torrente in piena che torna a far splendere la gloria delle genti. Che esso giunga presto nel martoriato Medio Oriente, come chiede senza stancarsi la voce di Papa Francesco, per la martoriata popolazione civile di Idlib, in Siria, nuova parte di quella scacchiera sui cui si muovono i pezzi manovrati dai differente interessi regionali ma che ancora lasciano calpestati e affamati i piccoli e i poveri.L’aver sperimentato lungo i secoli la vicinanza materna e l’intercessione della Madonna del Conforto non può lasciare indifferente il popolo di Arezzo, come ci ha detto san Paolo nella seconda lettura: “Egli, il Signore, ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio”. Ciascuno di noi, dopo aver rivolto i suoi occhi alla Madre di Dio e madre nostra, deve offrire uno sguardo nuovo sulla realtà e sui fratelli che incontra nel suo cammino quotidiano: possiamo e vogliamo essere ciascuno una fiaccola nuovamente alimentata con l’olio della consolazione, per portare speranza con semplici gesti quotidiani nelle nostre case – specie quelle segnate da divisioni o dal mistero della sofferenza – nei nostri luoghi di lavoro, nella nostra città e nel mondo. Tra le altre cose, le vostre terre si distinguono per quelle opere di carità coltivate nelle Misericordie e le Compagnie, che incoraggio a rimanere fedeli alla loro origine e missione, come pure ringrazio tutti coloro che sono impegnati nelle attività della Protezione civile e che trovano nella Madonna del Conforto la loro speciale protettrice.Non stanchiamoci di operare la carità, e alimentiamola sempre con la forza della preghiera, ricordando quanto disse in mezzo a voi, a Piazza Vasari, nel 1993, san Giovanni Paolo II: “la forza della preghiera fa conversione, rinnova la persona umana, rinnova gli ambienti e non passa mai. La preghiera non è mai di passaggio, ma è dell’oggi e del domani.” E vorrei concludere proprio con le sue parole, ricorrendo quest’anno il centenario della nascita del santo Pontefice, che pronunciò al termine il suo atto di affidamento alla Madonna del Conforto: “Bianca regina, Madonna del Conforto, eccoci ai tuoi piedi…cantando ‘tu sei la nostra speranza’ Tu, nostra riconciliazione e nostra pace, Vergine santa del Conforto! Prendici per mano, Madre buona, liberaci dall’odio e dal male, rendici saldi nella fede. Stella luminosa di salvezza, veglia su questo popolo che a te s’affida! Alimenta in ciascuno l’ansia del bene, la solidarietà verso i poveri e gli ammalati, i carcerati e i senza tetto e i disoccupati, verso gli stranieri e chi vive solo ed emarginato. Confortetur cor tuum! Si conforti il tuo cuore, Coraggio, Santa Madonna del Conforto, prega per noi! Amen.”

SERVIZIO TSD

Intervista TSD

Corso di Formazione per Ministri Straordinari della Comunione

Centro Diocesano per la Pastorale Sanitaria

Parrocchia Sacro Cuore in Arezzo (Giotto)

 

28 FEBBRAIO ore 19.00/20.30
Saluti di Giovanni Ferrari
Presentazione corso Don Gianni Zanchi, Dr.sa Paola Galvan
La parabola del buon Samaritano ai giorni nostri
Padre Luigi Ruggiero

20 MARZO 2020 ore 19.00/20.30
Bioetica del fine vita e direttive anticipate di trattamento
Dr. Marco Rossi

23 APRILE  2020 0re 19.00/20.30
Il valore della disabilità
Dr.sa Francesca Gialli

9 MAGGIO 2020 ore 9-12
Saluto e introduzione Don Gianni Zanchi
L’organizzazione dei servizi socio-sanitari nel territorio
Dr. Evaristo Giglio

Il ruolo del medico di famiglia nel sistema sanitario nazionale
Dr. Antonello Sanna

Come relazionarsi con il malato e la famiglia
Dr.sa Oriana Piangoloni

Il Libro Bianco dei servizi sociosanitari della nostra provincia: cosa è e come utilizzarlo
Dr. Carlo Martini

DISCUSSIONE
PREGHIERA FINALE
Light Lunch (Plastic Free)

 


Don Alessandro Tracchi nuovo Parroco nella Parrocchia dei santi Pietro e Paolo

Don Alessandro Tracchi, aretino, per 33 anni cappellano del nostro maggior Ospedale di San Donato, per 13 anni parroco di Agazzi, è il nuovo parroco della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo.

Viva riconoscenza a don Ivan Marconi, ottantaquattrenne, che dal 20 ottobre  1996, si è dedicato con tutte le sue forze al bene del popolo che gli era affidato alla Marchionna. Egli rimarrà in parrocchia, per desiderio del nuovo parroco, perché tutti possano ancora godere della sua saggezza e delle doti del suo carattere diretto e generoso.

Al pastore della comunità cittadina appena nominato vanno i nostri  auguri, mentre egli avvia il suo servizio all’inizio della Novena della Madonna del Conforto, ai cui piedi celebrò la sua prima Messa il 21 settembre 1985 e il giubileo sacerdotale con il Vescovo e numerosi sacerdoti del nostro presbiterio.

Servizio TSDTv


Concerto per la Madonna del Conforto

STELLA DEL VASTO MARE
Concerto per la Madonna del Conforto

AREZZO Cattedrale dei Santi Pietro e Donato
Domenica 2 febbraio 2020 ore 21:00

Insieme Vocale Vox Cordis
Lorenzo Donati, violino e direzione

Giorgio Albiani, chitarra e il quartetto d’archi Foné
Paolo Chiavacci, violino
Marco Facchini, violino
Chiara Foletto, viola
Filippo Burchietti, violoncello

Mauro Morini, trombone
e La Pifarescha
Andrea Inghisciano, cornetto
David Brutti, cornetto
Anaïs Chen, violino, viola tenore
Vittorio Zanon, organo


Madonna del Conforto 2020

Giovedì 6 febbraio avrà inizio la Novena della Festa della Madonna del Conforto, che coinvolgerà tutta la Diocesi in un momento particolarmente caro a tutti.

Qui di seguito il manifesto con tutti gli appuntamenti.


Gianfranco Brunelli, Laudato si’. I nodi fondamentali.

Sabato 18 gennaio 2020, il Professore Gianfranco Brunelli, direttore della rivista Il Regno, terrà un convegno presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Arezzo, Piazza del Murello, 2.

L’incontro con il Professor Brunelli prosegue il Percorso di formazione all’impegno sociale e alla cittadinanza attiva, avviato lo scorso 14 settembre dal Prof. Giovannini, portavoce dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, nell’ambito della Scuola Diocesana di Formazione Teologico-Pastorale.

Il ciclo di conferenze organizzato dal Centro Pastorale per il Lavoro e da quello per la Cultura e la Scuola della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, in collaborazione con la rappresentanza provinciale di ACLI e MCL, per favorire la responsabilità dei laici come risposta all’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco e alle attese del recente Sinodo diocesano, ha il fine di promuovere un rinnovato impegno sociale e una sensibilizzazione maggiore verso i mutamenti sociali ed ecologici.

presso il Seminario Diocesano

La grande bellezza della fede. Narrare il kerygma nel tempo del cambiamento.

Il pomeriggio di venerdì 17 si aprire alle 16 con la celebrazione del vespro presieduta dall’Arcivescovo, che rivolgerà anche un saluto ai convegnisti; segue l’introduzione ai lavori del convegno, da parte di mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno, delegato Cet per l’evangelizzazione e la catechesi. Segue la riflessione teologica fondativa, sul tema Kerygma e rilevanza della fede tra teologia ed estetica narrativa, affidata al fiorentino don Francesco Vermigli, mentre il catecheta don Luciano Meddi proporrà alcune scelte pastorali di fondo nel contributo dal titolo Tempo spazio mistero. Ripensare il percorso educativo alla luce della velocità del cambiamento.

Il sabato mattina vede i rappresentanti delle diocesi toscane confrontarsi con alcune esperienze di annuncio incentrate sulla persona (Pisa, i primi anni dell’Iniziazione cristiana; Livorno, la professione di fede; Firenze, la Parola di Dio al centro; Arezzo, l’annuncio con le persone disabili).

Il convegno intende avviare una riflessione che dovrebbe condurre a ripensare tempi, spazi, categorie e modalità dell’annuncio e dovrebbe proseguire nelle diocesi toscane, che sono invitate a presentare alcune proposte di ripensamento dell’annuncio nella prospettiva di quanto maturato nella due-giorni aretina. (Articolo TSD)


Basilica di San Francesco in Arezzo, 14 dicembre 2019

Il Prof. Enrico Giovannini e la Laudato si’

"L'utopia sostenibile è, in realtà, una questione di giustizia"

Sostenibile vuol dire che una generazione soddisfa i propri bisogni, permettendo anche a quelle successive di fare altrettanto. Oggi sappiamo che l’ingiustizia tra generazioni è molto forte, quindi è compito di tutti noi, in qualsiasi posizione ci troviamo di mettere mano a queste ingiustizie. Ecco perché l’utopia sostenibile è, in realtà, una questione di giustizia. Una giustizia che riguarda non solo chi c’è oggi, ma anche chi ci sarà in futuro. Ma la gravità della situazione è tale per cui abbiamo bisogno di operare subito.”

Enrico Giovannini, Laudato si’ e Sviluppo sostenibile