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Passione del Signore

Fratelli e sorelle nel Signore:

salvati dalla Croce Benedetta.

 

  1. Gesù in Croce per noi

Dalla Grotta di Betlemme[1] dove fu deposto appena nato, fino al “sepolcro nuovo” di Giuseppe di Arimatea[2], il Signore si è fatto carico della nostra umanità. Entrato nudo al mondo, nudo finì in Croce. Le povere donne dei pastori di Beit Sahour portarono a Maria le pezze usate dai loro bambini. Giuseppe “lo avvolse in un candido lenzuolo[3], prima di seppellirne il corpo.

Dio è giunto nel Regno della Terra, vivendo per sé la prima delle beatitudini, “Beati i poveri in spirito[4]: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori[5]. “Chi tra voi è senza peccato scagli la pietra per primo[6]: Gesù, ti sei fatto carico anche di me, peccatore! Ti sei misurato con la sofferenza del mondo, per riscattarla sulla Croce.

Il progetto di Dio, come descritto nel Libro della Genesi, è di offrire all’uomo e alla donna, capolavoro della Creazione, la felicità come stile di vita. La relazione è essenziale per ogni essere umano. Il dialogo, interrotto con il peccato originale, riprende con Gesù, Verbo di Dio. Il Figlio di Maria non perde la natura divina, ma si fa carico della natura umana, con tutte le sue miserie, eccetto il peccato, perché tornassimo capaci della felicità che non finisce. Divenuto uno di noi, negli anni della sua vita terrena, ha preso sulle sue spalle tutte le contraddizioni del mondo.

Questa sera noi ricordiamo il dolore di Cristo, beffeggiato e deriso, insultato e rifiutato perfino dal suo popolo che, pur attendendo il Messia secondo le Scritture, non riuscì a riconoscerlo quando lo ebbe davanti: eppure era in sinedrio, con gli scribi esperti della Legge e i capi del popolo. Caifa, sommo sacerdote per quell’anno, profetando disse loro: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera[7]. L’Evangelista aggiunge che l’intervento del sommo sacerdote era una parola ispirata da Dio.

Il popolo stesso, quel popolo che aveva accolto Gesù, il Vangelo e visto i miracoli è immagine di tutti noi, quando credendo di capire tutto, uniamo di fatto la nostra voce a quelli che, esaltati, chiesero, per Gesù, la crocifissione.

 

  1. Il sepolcro nuovo

San Giuseppe fu pieno di rammarico per l’insensibilità dei suoi parenti – egli proveniva dal piccolo paese di Betlemme –; provava infatti a difendere il piccolo neonato dal freddo del villaggio. Un altro Giuseppe, quello d’Arimatea, lo raccolse dalla Croce e lo depose nel suo “sepolcro nuovo”. Questa è l’icona della carità: Dio ci mostra, nel suo Figlio unigenito, tre nessi fondamentali della nostra salvezza. Il Signore si lascia coinvolgere nella storia umana, perché sia assicurata la salvezza a tutti; non si lascia impressionare dalle bassezze di cui siamo capaci; infine, riapre le porte del Cielo – la Salvezza è la gioia –, rendendo possibile, per l’umanità intera, essere di famiglia con il Figlio di Maria, che ci ha scelti come suoi fratelli: “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre![8].

Non è dunque pensabile che Dio non abbia misericordia per quanti sono prostrati dalla prepotenza e dalla violenza altrui per i figli di Abramo, che siamo noi, in compagnia degli Ebrei e degli Arabi, per i figli di Sara e figli di Agar, per le donne discriminate e oltraggiate e per le famiglie violate in ogni parte del mondo, per quelli che non sono riusciti a essere buoni e per quelli che si manifestano cattivi, ma sono recuperabili alla logica del Vangelo. Dio non si ferma neppure di fronte agli orrori, alla Shoà, alle dittature dell’economia e della politica.

Il serpente antico aveva illuso Eva e guastato il mondo per invidia e cattiveria. Con il suo intervento, ottenne di rovinare i rapporti dell’uomo con la donna che era stata voluta da Dio. “Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»[9]. L’uomo perse la sua fortezza quando, invece di difendere Eva, l’accusò come colpevole del male. Dalla rottura dei rapporti, nella famiglia primitiva nacquero violenza, discriminazione e concupiscenza. Caino uccise per invidia Abele, suo fratello; l’umanità si divise per interesse: gli uni discriminarono gli altri e nacquero le guerre; quegli antichi responsabili della storia cercarono il piacere per sé e ridussero le donne a oggetto, come dice Genesi: “ne presero per mogli quante ne vollero[10].

San Giovanni Paolo II ci ha insegnato a riconoscere che, senza la Croce di Gesù che salva e libera, il mondo intero è diventato il “Monte delle croci: “La Croce è stata… per la Chiesa una provvidenziale fonte di benedizione, un segno di riconciliazione fra gli uomini. Essa ha dato senso e valore alle sofferenze, alla malattia, al dolore. Ed oggi, come in passato, la Croce continua a seguire la vita dell’uomo. Ma la Croce è, al tempo stesso, anche una “esaltazione”. Annunciando la sua morte sul Golgota, la morte cioè di Croce, Cristo ha detto: «Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo» (Gv 3, 14)[11]. Se unisci la tua prova alla Croce del Signore, innalzi davvero la tua umanità, divenendo anche te libero e forte. Il giorno di oggi, in cui si ricorda la morte di Cristo, ci apra ancora la via del Paradiso.

Anche il popolo del nostro tempo conosce un monte di croci, ve ne sono di tutti i generi e qualità: non sono croci di salvezza, bensì di morte. Non, di per sé, due legni incrociati a causa di sofferenze infinite, che tormentano la gente che non sa aiutare e farsi aiutare dagli altri.

La Croce di Cristo ha trasformato lo strumento di sofferenza e di morte in segno prezioso di amore, per ricordare a tutti che “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” si può riscattare il mondo. Animato dallo stesso amore di Gesù, puoi cancellare la porzione di male che ti sta di fronte e, attraverso la carità, far comprendere a tutti il senso della Salvezza, chiamare tutti a collaborare per l’ecologia dello Spirito, che è pienamente espressa nella Croce del Signore. Questo è il “sepolcro nuovo” che dà senso di speranza a quanti, per mancanza della fede, non si mettono all’opera, magari con lo studio e la scienza, per aiutare l’uomo del nostro tempo, portando avanti quello che Gesù ha iniziato.

I cristiani di Roma posero al centro delle loro chiese la “crux gemmata”. Se ti riesce fare quest’operazione, si riscatta il male del mondo e si fa che la nostra vita sia sempre più a immagine della Gerusalemme del Cielo.

 

  1. La vita è un cammino

Con gli occhi della fede, la storia è un pellegrinaggio. Ciascuno di noi è un “homo viator”. Sant’Agostino insegna che ciascuno di noi è come un pellegrino che resta meravigliato di fronte alle bellezze del mondo, la qualità di quanto incontra, ma sarebbe poco saggio che in questo viaggio nel tempo dimenticasse quanti lo attendono nella Patria del Cielo. “Usa del mondo senza diventarne schiavo. Ci sei venuto per compiere il tuo viaggio: ci sei entrato per uscirne, non per restarvi. Sei un viandante, questa vita è soltanto una locanda[12].

Le palme nel deserto significano la nostra volontà di uscire dall’aridità del presente e trovare l’oasi dove rinfrancarci. Questo è il senso dell’accoglienza di Gesù a Gerusalemme, le palme in mano. Perché il Signore al suo passaggio ci risani è necessario che l’animo si distenda in umiltà; solo allora Dio potrà aiutarci a ricostruire.

È il tema della “crux foliata” dell’antica tradizione dei Padri armeni. L’albero della Croce è vivo. Porta frutti come il melograno: nessuno sa, prima d’aprirlo, quanti grani ha un melograno: il frutto dalla corteccia amarissima e dai grani dolcissimi, che dissetano dalle fatiche della storia.

Le difficoltà del tempo presente non sono né maggiori né minori di quelle del passato. Gli amici del Signore crocifisso non temono di doversi anche loro far carico della croce ogni giorno, secondo le proprie capacità e sempre con l’aiuto di Dio.

A quanti assumono un ministero, la Liturgia della Chiesa ripete anche questa sera: “Amate di amore sincero il corpo mistico del Cristo, che è il popolo di Dio, soprattutto i poveri e gli infermi. Attuerete così il comandamento nuovo che Gesù diede agli Apostoli nell’ultima cena: amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi[13].

Il nostro grande pittore, Piero della Francesca, ci aiuta questa sera a ricordare che la Croce è sempre pesante; si riesce ad alzarla, se sappiamo metterci insieme tra generazioni. Al giovane forte compete il sudore di costruire il nuovo con la passione e con l’amore. All’uomo maturo di ingegnarsi, con gli strumenti che gli sono dati per alleviare la fatica. All’anziano tocca di mettere mano all’opera comune, perché la Croce non cada nell’inutile e nella disperazione di aver faticano invano[14].

[1] Cfr. Protovangelo apocrifo di Giacomo, XVII-XVIII

[2] Cfr. Mt 27, 59-60

[3] Mt 27, 59

[4] Mt 5,3

[5] Mc 2, 17

[6] Gv 8, 3

[7] Gv 11, 49-50

[8] Gal 4, 6

[9] Gen 2,18

[10] Gen 6,2

[11] San Giovanni Paolo II, Omelia presso il Monte delle croci in Lituania, 7 settembre 1993

[12] Sant’Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, 40, 10

[13] Pontificale Romano, Esortazione all’istituzione degli Accoliti

[14] Cfr. Piero della Francesca, Sollevamento del legno della Croce, seconda scena dall’alto alla destra della grande finestra dall’arco a ogiva, Basilica di San Francesco in Arezzo

Omelia dell’Arcivescovo nella Chiesa Cattedrale

Messa in Coena Domini

1° aprile 2021

Fratelli e Sorelle nel Signore,

Il popolo di Dio si riunisce, questo pomeriggio, per fare memoria dell’istituzione dell’Eucaristia del Sacramento dell’Ordine.

 

  1. Nel Cenacolo, la nuova Pasqua realizzata da Gesù

Il Signore disse a Mosè: “«Ho osservato la miseria del mio popolo… e ho udito il suo grido… conosco infatti le sue sofferenze… Sono sceso per liberarlo… per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso»”[1]. Questo è il progetto di Dio, che ci vuole bene e non rimane indifferente verso la tribolazione, che ancora una volta stiamo subendo con la miseria di molti e la terribile pandemia che tutti coinvolge. Cambiano gli attori, ma la trama della storia è sempre la stessa. Turbare l’ordine del creato, sfruttare i più deboli, approfittarsi del potere, pur di ricercare la ricchezza, rende il mondo disumano e inabitabile.

Mosè, di fronte al roveto ardente[2], è un’immagine molto cara a tutto il popolo di Dio. I piccoli, i poveri varie volte nella storia hanno perso la capacità di chiedersi il perché delle cose e di accorgersi chi sono, cosa vogliono, che è il progetto del Signore, con il linguaggio perenne di chi si fa bambino che cerca la terra dove scorre “latte e miele[3], come il piccolo che hai generato e che vive con te ti fa fare un passo indietro per ritrovare la giustizia e la pace, prima di tutto dentro di te, se vuoi liberarti dal peccato e uscire dal male, per costruire una storia diversa. Papa Francesco ci insegna, che la sofferenza di molti proviene dal disimpegno e dal disinteresse per gli altri. Dio ci chiede di accorgerci ancora che siamo tutti fratelli, se non abbiamo paura di fare la parte nostra, magari con fatica.

I figli di Abramo, nei secoli, hanno ritrovato la loro identità nel cammino, nel progetto di vita che ci fa comunicare, percepire una fraternità perduta. “Non abbandonarci alla tentazione” è la preghiera che Gesù ci ha insegnato; è ritrovare il gusto di riscoprire che Dio è un padre buono e capace di provvedere, rispettoso della dignità dei propri figli. Il Signore ci propone l’alternativa ci chiama a esprimerci con la vocazione con cui aggrega il suo popolo.

La Santa Cena che condividiamo oggi pomeriggio con Israele antico è la memoria della Pasqua, questa uscita, che la Parola di Dio seguita a chiedere a ciascuno di noi: non dimenticare che Dio ci libera dal male, ma vuole farlo insieme con noi.

 

  1. La novità della Pasqua

Anche Gesù rispetta la norma della memoria di Pasqua, cioè costruire l’alternativa nel cammino verso il nuovo. “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: «Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?»”[4].

Amico che mi ascolti, ci sei te tra i discepoli del Signore? Attento: cogli la parola del Vangelo nella pienezza del suo significato, un cammino verso Gerusalemme, la Città della giustizia e della pace. Guarda, sono dodici i commensali del Cristo nel Cenacolo, dodici come le tribù d’Israele antico.

Nel tradimento di Giuda muore l’efficacia di un rapporto formale con Dio, fatto di norme e di riti, e nasce Israele nuovo, dove il Signore conversa amabilmente con Adam e Ishà, gli uomini e le donne della Terra: “udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno[5].

Si pone ancora stasera la questione del sacrificio di Isacco: “Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!»[6]. Il tredicesimo a tavola è l’agnello pronto al sacrificio, Gesù stesso. Come hai ascoltato, Dio provvede.

Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo… Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno[7].  Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. Il sangue versato, nella tradizione ebraica, è la vita donata. Dal Sangue versato dal costato di Cristo sulla Croce nasce la Chiesa che siamo noi. Questa è la logica del sacrificio della Nuova Alleanza.

Stasera, al calar del sole, in ogni parte del mondo dove c’è la Chiesa si ascolta questa Parola, si rinnovano questi gesti. La Nuova Alleanza diventa reale, se ciascuno di noi comunica al sacrificio di Cristo, impegnandosi a diventare, di giorno in giorno, sempre più capace d’amore, e se ci facciamo carico dei fratelli che sono in difficoltà, nel dolore, oppressi dall’egoismo degli altri, vittime di una malversazione dell’ordine del creato e genera. Gli scienziati ci diranno come questo terribile virus che ha generato la pandemia si sia diffuso.

Se vuoi partecipare al sacrificio di Cristo – Sacerdote e vittima della Nuova Alleanza –, vivi questa Eucaristia come l’Esodo del popolo di Dio dall’Egitto, mangiando la Pasqua. Fatti posto alla Cena pasquale, “al piano superiore una grande sala con i tappeti[8], sciogli i tuoi nodi nel Sacramento della Riconciliazione: che Pasqua è se non riconosci e chiedi perdono dei tuoi peccati? è questa la via che ci ha insegnato il Signore per recuperare la fraternità.

 

  1. L’uovo di Pasqua

Come vi dicevo nel mio messaggio di Pasqua: “pensare e pregare sono gli strumenti che noi cristiani suggeriamo a tutti, perché finalmente possa edificarsi il nuovo”. Una Chiesa nuova figlia del Vangelo perenne, una Chiesa in uscita per andarci a cercare quelli che, forse per inadempienze nostre, non sono con noi.

Molti, anche cristiani, dicono una terribile bestemmia: “oramai”. Pare che un tempo tutto fosse meglio; la Chiesa, con le forme con cui si esprimeva, alcuni pensano che fosse meglio di quella di oggi. Anche tra i preti, c’è qualcuno che vede con poca speranza il futuro del nostro servizio ecclesiale, come se la gente fosse diventata impermeabile alla Grazia di Dio.

San Demetrio di Rostov, insigne testimone della tradizione russa, invita a recuperare il senso originario delle uova di Pasqua. Anche nella tradizione popolare russa, l’uovo è il simbolo della Pasqua. Ogni uovo, all’occhio superficiale, assomiglia a un sasso, una natura morta. Il pulcino che vi sta dentro, con il tempo e l’ambiente giusto, riesce a infrangere il guscio che lo teneva prigioniero e a conquistare un mondo mai visto prima. Dai nome ai gusci e chiediti cos’è che tiene prigionieri i ragazzi del nostro tempo, quali sono le condizioni culturali per rinnovare questa Chiesa aretina per far scoprire loro la sfida della Resurrezione di Cristo.

La musica nuova che stasera si canta in questa Cattedrale sui ritmi del Salmo 115, per la via del bello, riaccenda la speranza di tutti noi.

C’è un dovere che San Paolo ci chiede di compiere, di fare lo stesso con i tuoi figli quello che l’Apostolo delle genti ha fatto nei suoi viaggi apostolici: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga[9].

Questa Chiesa si rialzerà ancora in piedi se riuscirà a trasmettere alla generazione nuova, ai tuoi figli, quello che hai ricevuto e fatto tuo nei momenti migliori. Ogni famiglia torni ad essere una storia d’amore. La presenza di Gesù, la condivisione della vita della tua comunità, il sereno rapporto con Dio genera famiglie cristiane nuove e dà vita a quella missione cristiana che affascina i nostri giovani, laddove si rendano conto del privilegio di essere partecipi del sacerdozio di Cristo per tutta la vita.

Proviamo questa sera, con una preghiera intensa, che la logica del servizio, anche nella politica, prevalga sulla tentazione del potere.

Il peccato di Giuda non fu quello di aver venduto Cristo, ma di non aver creduto possibile d’essere perdonato. Nella Tradizione cattolica, questo è il giorno giusto per riconciliare i peccatori con Dio. La Croce di Cristo è pesante, ma, per innalzarla ancora, trova quello che puoi fare: se sei forte, se sei abile, se, mettendoci le mani, riuscirai ad alzarla, salverai ancora una volta questo mondo[10].

[1] Es 3, 7-8 passim

[2] Es 3, 2-4

[3] Ibidem

[4] Mc 14, 13-14

[5] Gn 3, 8

[6] Gn 22, 7-8

[7] Eb 4, 14.16

[8] Mc 14, 15

[9] 1Cor 11, 26

[10] Cfr. Piero della Francesca, Sollevamento del legno della Croce, Basilica di San Francesco in Arezzo

Omelia dell’Arcivescovo nella Chiesa Cattedrale

Messa Crismale 2021

Fratelli e sorelle nel Signore,

Isaia Profeta nella sua ‘piccola apocalisse’, dinanzi alle difficoltà del confronto con un mondo pagano che insidia Israele, ci raccomanda di guardare oltre il presente, di fidarci di Dio: “dite agli smarriti di cuore «coraggio! Non temete»[1]. Questa esortazione vale anche oggi. Lo stile di vita dell’Occidente, presentato al mondo intero come ideale, e le continue violazioni del creato hanno provocato una crisi mai vista prima.

Talvolta si sente rimpiangere un passato idealizzato. Anche Orazio ci insegna che si sono dimenticate le difficoltà di un tempo e dunque non si sentono più come un’insidia. In modo acritico, si ha invece paura del nuovo, dei cambiamenti. Noi cristiani sappiamo comunque che anche il nuovo, con i suoi mutamenti non sfugge alla Divina Provvidenza[2].

Lasciatemi dire la gioia che provo a fare l’Eucaristia insieme con voi. Siamo i “buoni samaritani[3] che il Signore ha mandato in ogni comunità della nostra Chiesa diocesana “per consolare gli afflitti, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati[4].

Ringraziate con me il Signore, perché ci siete, perché nessuno ha abbandonato il popolo che ci è affidato.

 

  1. Il dono del sacerdozio ministeriale e di quello comune a tutti i battezzati

Il Profeta ci ha appena ricordato che siamo stati scelti. Il Signore ha chiamato ciascuno di noi, per proseguire nel tempo la missione degli Apostoli, che è innanzitutto quella di attualizzare i frutti della Passione e della Resurrezione del Signore.

In un momento complicato e difficile come quello che la nostra gente sta vivendo, a noi è affidato il compito di consolare gli afflitti, di fasciare i cuori feriti. Il “lieto annunzio da portare ai miseri[5] è il futuro di questa Chiesa. Attraverso di noi, il Signore fa giungere il suo messaggio e la sua Grazia.

I primi a essere confortati siamo noi, nella misura in cui percepiamo la dimensione soprannaturale del ministero della consolazione. Non lo sterile pietismo, ma la fede che salva. San Paolo insegna che in Cristo Gesù non sono le forme che contano, “ma la fede che opera per mezzo della carità[6]. Con il Sacramento dell’Ordine è affidato a noi di provvedere non solo ai bisogni materiali, ma di far giungere a tutti il dono dello Spirito Santo, come si canta nella Sequenza della Messa di Pentecoste[7].

Ci è chiesto di dare coraggio a chi è stato provato dal dolore, ma anche a quelli che si sono smarriti nelle vicende terribili di questi mesi. Gesù dice di se stesso: “Io sono la via, la verità e la vita[8]. Sant’Agostino spiega che Cristo si è fatto via, perché, fidandoci di lui, otteniamo la fede che ci fa liberi, cioè la vita.

Il nostro ministero sacerdotale, qui presente nella pienezza e in tutti i gradi del Sacramento dell’Ordine, ci fa rivivere la nostra vocazione al sacerdozio e alla missione. Ci è chiesto di recuperare nella Chiesa Madre il profumo del Crisma, cioè di acquisire ancora la consapevolezza che è valsa proprio la pena essere ministri del Signore, in mezzo al suo popolo.

Quest’oggi salutiamo tra noi, come un grande segno di Benedizione, tre dei Vescovi, figli di questa Chiesa. Ci rallegriamo per il gran numero di presbiteri qua convenuti e dei diaconi presenti.

 

  1. Tocca alla Chiesa far da lievito dentro la massa, perché diventi pane che sfama tutti

A noi è affidato il Vangelo. Il nostro compito non è quello di ripristinare ciò che è andato perduto in questi mesi, ma, come nei grandi momenti nella storia, tocca alla Chiesa far da lievito dentro la massa, perché in ogni sua parte tutto lieviti.

Per essere ministri del Signore, occorre conoscerlo. Un’intensa vita spirituale, in ascolto della Parola, fatti forti dall’Eucaristia e dei Sacramenti: sono i doni di cui siamo ministri in mezzo al popolo di Dio, “sacerdos propter populum[9].

Ci è chiesto di avere fiducia nello Spirito Santo per costruire, insieme con la gente, il nuovo. Una Chiesa dell’ascolto della Parola e dei bisogni della gente sarà capace delle meraviglie che Papa Francesco ci ha ricordato. Da questa consapevolezza è nato il nostro Sinodo Diocesano.

Siamo gli eredi di una storia molto bella. Mi piace ricordare che di questo presbiterio fanno parte i tanti sacerdoti esemplari che sono impegnati quotidianamente a far passare l’utopia nella storia.

Quando ci prendesse la tentazione dello sconforto, ricordiamo che siamo sorretti dall’intercessione dei Santi preti che sono venuti prima di noi e hanno servito questo stesso popolo. Hanno predicato la vita eterna e hanno praticato la carità della preghiera nella meditazione delle Scritture, nella pratica delle virtù, liberando con umiltà il cuore dalla superbia e dall’arroganza, avvezzi a contemplare la Croce del Signore, segno della sua vittoria, partecipata a chi si fida di lui.

Ministri del Signore sono quelli che vanno in cerca della pecora smarrita, perché noi stessi siamo stati ritrovati da Gesù, che non cessa di cercarci. Il tesoro di questa Chiesa, punteggiata da una storia di Santi, è di riscoprirci perdonati, perché possiamo vivere a tempo pieno la nostra condizione di pastori che non badano a se stessi, ai propri interessi, ma cercano di imitare la generosità di Cristo, mettendo tutte le proprie forze al servizio del Regno. Il fascino di una vita alternativa, tutta spesa per Gesù e il suo popolo, è ancor oggi possibile e bello: tocca a noi crederlo e operare dentro questo modello, che è la vera tradizione: farsi cibo per gli altri.

Ho incontrato nella mia vita sacerdoti che mi hanno aiutato molto. Quando, giovanissimo, andai dal mio parroco a dirgli che credevo di avere la vocazione al sacerdozio, mi chiese in qual modo avrei voluto vivere la chiamata che mi pareva di avere. Mi venne spontaneo di rispondergli: “prete come te”.

L’esempio trascina, come quello dei tanti che, ancora oggi, non cercano una vita comoda, ma pensano agli altri, perché nel quotidiano si scorga il nostro essere ministri del Signore. Nella profezia del servizio, il popolo riesce a vedere che siamo Apostoli di Gesù.

Siamo qui per dirci insieme, anche quest’anno: «Eccomi Signore, fammi capire quello che vuoi da me; nella comunione con questi fratelli si manifesta la Tua presenza». “Qualunque sia l’interpretazione che daremo a questa superlativa espressione, ricorderemo che essa pone in chiave dell’ultima veglia di Cristo l’amore, che nelle stesse parole di lui sale alla vetta della sua misura. Nessuno ha amore più grande di questo, di uno che dia la vita per i suoi amici. Amare vuol dire dare; dare significa amare. Dare tutto, dare la vita”.[10]

 

  1. La Santa comunione si manifesta fortemente in questa liturgia

Costruire il nuovo significa far recuperare alla Chiesa la bellezza del Vangelo. Il popolo sarà confortato se ci vedrà impegnati in questa comunione che giustifica la faticosa presenza sul territorio.

Il celibato, che ancora una volta a promettiamo, è un bivio dove tocca a noi tornare a decidere se la nostra vita è una storia d’amore fino allo stremo delle forze, oppure un’occupazione in cui cercare sostentamento, ruolo sociale e motivazione delle nostre scelte.

Tra breve, i diaconi porteranno all’Altare gli Olii con il balsamo profumato che indica la presenza dello Spirito, che è il segno del nuovo. Il Sacro Crisma, che arriverà domani sera in tutte le nostre parrocchie come dono di questa comunità ministeriale, significa la nostra attenzione verso i piccoli, verso gli adulti che con il vostro aiuto hanno scoperto la bellezza di essere cristiani e la notte di Pasqua saranno battezzati.

Vi chiedo di non fermare la Celebrazione dei Sacramenti per paura della pandemia. Dobbiamo osservare scrupolosamente le norme sanitarie, ma non fermare la pastorale. I giovani della Cresima hanno fatto il loro cammino e sempre più si fanno strumento di Dio nel contesto umano in cui vivono: sono la generazione del nuovo. A loro è affidata la testimonianza perché si costruisca un popolo nuovo, una Chiesa nuova. Luoghi e spazi di novità che mi viene naturale contemplare negli occhi dei nostri seminaristi, che con il Crisma, a tempo opportuno, diventeranno sacerdoti.

L’Olio dei Catecumeni è il segno della lotta per difendere con la vita la fede, come gli antichi gladiatori romani che, prima di scendere in gara, si cospargevano d’olio per sfuggire alla presa dell’avversario.

Per diventare cristiano, è necessaria l’educazione. Vado, con il pensiero e la preghiera, ai tanti che si fanno carico dell’insegnamento. L’Olio dei Catecumeni è il segno del progetto di vita, di lottare contro il male senza paura.

Ci sono mali ancor più gravi della pandemia, che hanno reso vulnerabile l’Occidente, mischiando la libertà con l’arbitrio, il servizio con la pretesa, la perdita del buon senso con la caduta del senso del peccato.

Siamo ordinati al ministero della consolazione, a ricordare a tutti che Dio è un padre buono che perdona e ci viene incontro, come l’antico pastore che fa festa per ogni pecora ritrovata.

L’Olio degli Inermi è il segno sacramentale di questa cura che vogliamo assicurare a tutti. Vorrei che dicessimo insieme la nostra gratitudine a quelli di noi, preti e frati, che si sono fatti vicini ai malati, ma anche ai medici, agli infermieri e agli operatori del mondo della sanità. Esercitando il sacerdozio battesimale, hanno accompagnato con professionalità e con la preghiera quanti sono andati incontro alla vita eterna. La cura degli Infermi è anche aiutare gli altri e noi stessi a scegliere da che parte ci piace stare.

Da ultimo, la Messa Crismale è l’occasione per fare insieme l’Eucaristia, ciascuno con la propria identità e il proprio ruolo, in questa Chiesa che vuole essere tutta ministeriale.

Alle soglie della Pasqua, vogliamo ricordarci che “fare la Comunione” è certo cibarsi del Corpo e del Sangue del Signore, ma per non profanare il Sacramento non facciamo che il segno sacramentale sia un gesto senza conseguenze pratiche nell’ambito delle nostre relazioni.

Per essere in Comunione con Dio occorre prepararsi adeguatamente, scrutando le proprie coscienze per vedere se fummo liberi o meno. Perché la Comunione sia vera con il Cristo, che ha deciso nell’Ultima Cena di farsi nostro cibo, e con i fratelli, occorre

fare in modo che al segno sacramentale corrisponda fraternità tra di noi e carità verso tutti.

Miei cari fratelli e sorelle amate, sarà davvero Pasqua se questa Messa farà arrivare il profumo degli ideali e sostenere, con la Grazia Divina, il cammino verso la Pasqua eterna.

Dio e la Madonna ci attendono con tutti i Santi del Cielo, tra cui gli uomini e le donne giuste delle nostre famiglie.

[1] Is 35, 4

[2] Cfr Orazio, Ars poetica, 173 ss

[3] Lc 10, 25-37

[4] Is 61, 2-3

[5] Is 61, 1

[6] Gal 5,6

[7] Stefano di Langhton, Arcivescovo di Canterbury, sequenza Veni Sancte Spiritus: “Consolátor óptime, dulcis hospes ánimæ, dulce refrigérium. In labóre réquies, in æstu tempéries, in fletu solácium”

[8] Gv 14, 6

[9] Cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Theol. III, q.82, a.3:  «sacerdos constituitur medius inter Deum et populum. Unde, sicut ad eum pertinet dona populi Deo offerre, ita ad eum pertinet dona sanctificata divinitus populo tradere».

[10] Carlo Maria Martini, Il Gesù di Paolo VI, Milano 1985, p.150

Orari delle Celebrazioni presiedute dal Vescovo

Settimana Santa

DOMENICA DELLE PALME
28 marzo 2021
Cattedrale
ore 10,30 Ingresso di Gesù a Gerusalemme e Messa
Castagnoli
ore 17,00 Liturgia Penitenziale
ore 18,00 Santa Messa stazionale

MERCOLEDÌ SANTO
31 marzo 2021
Cattedrale
Ore 18,00 Messa Crismale

GIOVEDÌ SANTO
1° aprile 2021
Cattedrale
Ore 9,00 Ufficio delle Letture e Lodi mattutine
Ore 18,00 Messa nella Cena del Signore

VENERDÌ SANTO
Cattedrale
Ore 9,00 Ufficio delle Letture e Lodi mattutine
Ore 18,00 Celebrazione della Passione del Signore

SABATO SANTO
Cattedrale
Ore 9,00 Ufficio delle Letture e Lodi mattutine
Ore 18,00 Celebrazione della Veglia Pasquale

DOMENICA DI PASQUA
Messa di Pasqua
Ore 10,30 Cattedrale
Ore 18,00 Concattedrale di Sansepolcro

MARTEDÌ DI PASQUA
Messa di Pasqua
Ore 18,00 Concattedrale di Cortona

 

Scarica il Manifesto:


Ufficio Nazionale Catechistico – Esercizi Spirituali

Carissimi,

nel vivo del cammino quaresimale, tempo propizio per cercare l’essenziale e rinnovare la nostra disponibilità a lasciarci amare da Dio, desidero rinnovarvi un invito al prossimo appuntamento UCN.

Don Dionisio Candido, Biblista e responsabile del Settore dell’Apostolato Biblico ci guiderà in un percorso di esercizi spirituali, secondo modalità che potrete trovare sul nostro sito web.
https://catechistico.chiesacattolica.it/9-10-11-marzo-2021il-deserto-la-strada-e-la-citta/

Riprendendo le parole del Santo Padre in occasione dell’udienza concessaci per i festeggiamenti del 60° Anniversario dell’istituzione dell’Ufficio Catechistico Nazionale
«In questo anno abbiamo capito, infatti, che non possiamo fare da soli e che l’unica via per uscire meglio dalle crisi è uscirne insieme – nessuno si salva da solo, uscirne insieme –, riabbracciando con più convinzione la comunità in cui viviamo. La catechesi e l’annuncio non possono che porre al centro questa dimensione comunitaria. Questo è il tempo per essere artigiani di comunità», vi saluto di cuore e vi ringrazio per quanto state facendo!

Mons. Valentino Bulgarelli e l’Equipe dell’UCN

 

9-10-11 marzo 2021Il deserto, la strada e la città…

Gli esercizi spirituali organizzati dall’Ufficio Catechistico Nazionale, grazie alla preziosa collaborazione dei Direttori regionali per la catechesi. Un percorso che unisce in un cammino condiviso di riflessione e di preghiera in vista della Pasqua le equipe diocesane e tutti gli operatori parrocchiali e territoriali nell’ambito della catechesi.

In preghiera per l’Ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci, e il loro compagno di viaggio, l’autista Mustapha Milambo

La comunità congolese in terra d’Arezzo invita a pregare per l’Ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci, e il loro compagno di viaggio, l’autista Mustapha Milambo, che un vile attentato ha fatto perire nella Repubblica Democratica del Congo, mentre assicuravano aiuti alimentari, in una missione ONU, a quanti in Africa sono provati dalla carestia.
Ciascuno di loro, nelle rispettive funzioni, ha praticato la virtù cristiana della carità e il coraggio di chi non si cura del pericolo per aiutare gli altri, espressioni più alte del valore della persona umana.
Domenica 28, alle ore 18,00, nella Chiesa Cattedrale di Arezzo ci riuniremo a pregare con i cristiani e, specialmente, quelli originari dell’Africa che vogliono affidare al Signore questi degni della nostra Nazione italiana.
Esprimiamo profondo cordoglio alle rispettive famiglie assicurando ad ognuna tutta la nostra vicinanza spirituale.