Archivi della categoria: Notizie

Sussidio per vivere il Triduo pasquale

Sussidio per vivere il Triduo pasquale e Lettera dell’Arcivescovo Riccardo Fontana alla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro per la Pasqua 2020

La Chiesa aretina, cortonese e biturgense ringrazia la Comunità Monastica di Camaldoli, per la vicinanza e il supporto offerto in questo periodo di dura prova per la pandemia in atto. Ci siamo sentiti supportati con la preghiera dalla più antica presenza monastica del territorio. È bello poter prendere atto anche della collaborazione che abbiamo ricevuto in vari modi, per rendere un buon servizio al popolo di Dio. In particolare desidero esprimere viva gratitudine a Dom Matteo Ferrari, monaco camaldolese e apprezzato liturgista, che è autore dello studio che si pubblica in questo volume. Vorremmo che le nostre famiglie, pur non potendo partecipare attivamente alle liturgie del Sacro Triduo, con questo strumento possano pregare insieme con la Chiesa, pur rimanendo nelle proprie case.

+Riccardo Fontana


COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA

Comunicato della CET sul Coronavirus

CHIESE E FEDELI NEL TEMPO DELLA PANDEMIA DA CORONAVIRUS

L’evolversi dell’emergenza epidemiologica da coronavirus covid-19 induce a rafforzare l’impegno delle nostre comunità ecclesiali per contrastare la diffusione della malattia, che avrebbe conseguenze fatali sull’intero sistema sanitario e di conseguenza sulla stessa coesione sociale. Quanto scriviamo fa seguito ai più recenti provvedimenti del Governo e al Comunicato della Presidenza della C.E.I. del 12 marzo.

Ci sembra di dover raccogliere anzitutto l’invito delle Autorità pubbliche a restare in casa per quanto ci è possibile. Aderire a questa esortazione deve essere inteso non solo come un esercizio di responsabilità civica, ma ancor prima come fondamentale espressione di carità cristiana: rispetto del prossimo, contributo a non aggravare l’opera lodevole ed estenuante di medici, infermieri, volontari e forze dell’ordine, favorire chi è costretto a uscire per irrinunciabili motivi di lavoro o di prima necessità. Esortiamo a vivere la permanenza in casa anche come un tempo di preghiera e di raccoglimento. Di fronte a Dio ciò che qualifica la nostra preghiera non è il luogo da cui si innalza, ma il cuore da cui sgorga.

Quanto siamo costretti a vivere in questi giorni è anche occasione per scoprire meglio due modi di presenza del Signore in mezzo a noi, non come segno di ripiego, ma come necessità costante per la vita cristiana, anche nel futuro. Anzitutto, la famiglia è come una “Chiesa domestica”, dove siamo chiamati a crescere insieme nella fede e nell’amore, memori della promessa del Signore: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20). Vale per noi in questi giorni l’esortazione di San Giovanni Crisostomo ai suoi fedeli: «Fate della vostra casa una Chiesa» e quelli accolsero l’invito con «acclamazioni di giubilo». Pregare in casa non deve essere inteso come una privazione, ma come occasione per riconoscere la grandezza della vita familiare. Una seconda esortazione riguarda l’importanza di riscoprire in questi giorni il grande valore della “presenza reale” del Signore nella sua Parola: una presenza da custodire, coltivare e approfondire personalmente e in famiglia. Diamo alle nostre giornate il giusto orientamento lasciandoci illuminare da un’assidua lettura e una profonda meditazione della Sacra Scrittura.

In questo contesto, che privilegia il rimanere nelle nostre case, considerato il ruolo che le chiese hanno sempre avuto nel contesto delle città, borghi e paesi della Toscana, nonché nel sentire della nostra gente, riteniamo di poter mantenere aperte le nostre chiese, come segno di una Chiesa che resta presente alla vita delle comunità, ancor più in questi giorni di sofferenza. L’apertura delle chiese viene proposta dunque come un segno, non come un invito a frequentarle. Di qui la precedente esortazione a valorizzare la casa come luogo di preghiera e di lettura della Parola di Dio. Occorre però essere molto avveduti, per cui l’apertura può esserci a condizione che si possa garantire un rassicurante adeguato livello sanitario (distanza tra le persone, esclusione di oggetti che possono passare da una mano all’altra come i libri di preghiere, possibilità di intervenire con frequenza con azioni di disinfezione di panche, porte, maniglie o altri oggetti che possono essere toccati dai fedeli, ecc.), anche tenendo conto che tutto questo sia consentito dalle condizioni di salute ed età dei nostri preti. Senza queste condizioni sarebbe un gesto di irresponsabilità aprire i nostri luoghi di culto e lo sarebbe soprattutto verso i più deboli.

Ci sembra infine significativo e lodevole l’impegno di molti sacerdoti a restare in contatto con i fedeli mediante i social, rendendosi utili così all’accompagnamento e offrendo anche l’opportunità di unirsi alla preghiera del sacerdote in chiesa. Vanno anche valorizzate le trasmissioni dedicate alla preghiera che vengono offerte nelle reti nazionali e attraverso i nostri mezzi di comunicazione locali. In questo contesto esortiamo i sacerdoti a farsi vicini soprattutto ad anziani e malati tramite il telefono, portando loro parole di sostegno e di conforto.

Il nostro pensiero va, con sentimenti di solidarietà e vicinanza, agli ammalati e alle persone e famiglie in quarantena. La fede ci invita a vedere nella loro sofferenza, nell’orizzonte della croce di Gesù, una partecipazione al mistero della redenzione. Nella nostra preghiera ci sono tutti loro, come pure quanti hanno incontrato la morte in questa pandemia. Ci sentiamo vicini con ammirazione e gratitudine nonché con la preghiera a quanti operano nel nostro sistema sanitario e di protezione civile per combattere il morbo. Chiediamo al Signore luce per i nostri governanti, affinché le loro decisioni siano nel segno della saggezza e trovino convinta accoglienza nel nostro popolo.

L’emergenza sanitaria ci coglie nei giorni della Quaresima, e le indicazioni di comportamento che ci vengono date vanno accolte quasi come un’opera penitenziale specifica di questo tempo, un’opera di misericordia e di carità verso i più fragili. Ma noi sappiamo anche che la Quaresima è preparazione alla Pasqua del Signore: nel suo potere di Risorto poniamo le ragioni della nostra speranza di vita.

13 marzo 2020

I Vescovi delle Chiese della Toscana


Venerdì della Seconda Settimana di Quaresima

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 21, 33-43. 45)

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.

Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.

Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare».

Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

DAVANTI A LORO MANDÒ UN UOMO

Commento di D. Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli

Come sintesi delle letture che ci propone la liturgia di oggi potremmo prendere una espressione del Salmo responsoriale, il Salmo 104, nel quale si afferma: «Davanti a loro mandò un uomo» (Sal 104, 17). Si tratta di una «salmo storico» che ripercorre l’intera storia del popolo di Israele, mettendo in evidenza la bontà di Dio nel suo agire e l’esigenza di essere fedeli alla sua alleanza.

In quest’uomo “mandato avanti” da Dio, di cui ci parla il Salmo, possiamo vedere, certo, Giuseppe – a lui precisamente si riferisce il Salmo – ma anche il figlio del brano evangelico inviato dal padrone ai vignaioli ai quali egli aveva affidato la sua vigna e anche tutti gli altri servi ripetutamente e incessantemente mandati prima del figlio.

Giuseppe il sognatore, un ragazzo che certo non faceva molto per farsi benvolere, diviene “precursore” dei suoi fratelli in Egitto. Un episodio della vita, anzi una circostanza molto negativa nella quale dei fratelli tramano contro la vita di un loro fratello, diviene “occasione” per la salvezza della vita di tutti: «Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita» (Gn 45,5).

Così i servi e il figlio inviati sono i «precursori» del padrone, amante della vigna, che attende frutti nel tempo opportuno: persone «mandate avanti» per richiamare alla fedeltà nei confronti di colui che ha piantato la vigna, l’ha circondata con una siepe, vi ha scavato un frantoio, vi ha costruito una torre e l’ha affidata a noi perché la curiamo e la facciamo fruttificare.

In entrambi i testi di oggi – la prima lettura e il brano evangelico – qualcuno è inviato avanti, con intenti di bene, ma egli viene accolto con violenza e rifiuto. Giuseppe va in cerca di fratelli (v. 17), ma trova dei nemici. Quando egli arriva dai suoi fratelli e sembra essere giunto al termine del suo cammino, essi invece sono ancora lontani da lui nel loro cuore e attentano alla sua vita. Così anche i servi e il figlio unico inviati vanno per trovare il frutto da coloro a cui era stata affidata la vigna che non era di loro proprietà, ma del padrone. Tuttavia, essi trovano non dei servi, custodi di un bene non loro, ma dei padroni che si sono impossessati di ciò che era stato loro affidato.

Queste due pagine bibliche nel nostro cammino quaresimale possono essere invito a saper riconoscere e accogliere coloro o Colui che Dio manda davanti a noi per custodire la nostra vita. La sua Parola ci attesta una visita di Dio premurosa e costante per richiamarci alla fedeltà e per mantenerci in vita.

I sogni di Giuseppe – «il signore dei sogni» viene chiamato nel testo della Genesi – sono ciò che lo separano dai suoi fratelli; «i sogni» del padrone della vigna sono ciò che separano il figlio unico dai vignaioli omicidi. L’ascolto della Parola nel cammino quaresimale ci metta sempre più in sintonia con «i sogni di Dio», perché essi non ci separino da lui, ma ci preparino ad accogliere la visita del Figlio amato, che nella sua Pasqua è mandato avanti per mantenerci in vita, per donarci la sua stessa vita.

Dal Salmo 104

Il Signore chiamò la carestia su quella terra,
togliendo il sostegno del pane.
Davanti a loro mandò un uomo,
Giuseppe, venduto come schiavo.

Gli strinsero i piedi con ceppi,
il ferro gli serrò la gola,
finché non si avverò la sua parola
e l’oracolo del Signore ne provò l’innocenza.

Il re mandò a scioglierlo,
il capo dei popoli lo fece liberare;
lo costituì signore del suo palazzo,
capo di tutti i suoi averi.

Preghiera

O Dio nostro Padre,

tu incessantemente e premurosamente

hai mandato davanti a noi i tuoi servi, i profeti,

per invitarci alla conversione e alla comunione con te.

Nella pienezza dei tempi hai inviato a noi

il tuo Figlio amato per rivelarci la grandezza del tuo amore

e per farci conoscere il tuo Volto.

Ti preghiamo di aprire i nostri occhi,

perché anche nel tempo che stiamo vivendo,

sappiamo riconoscere coloro che tu ci invii

e i segni della tua misericordia che mai ci abbandona.

Per Cristo nostro Signore.

Vivere il tempo del virus con occhi quaresimali

Quarantina e Quarantena

Indubbiamente ciò che è male rimane male e ciò che è emergenza rimane emergenza. Ma anche un fatto in sé doloroso e molto negativo assume un valore differente per la nostra vita dal modo in cui noi lo viviamo, scegliamo di viverlo e, come credenti, cerchiamo di comprendere come attraversarlo alla luce della Parola di Dio. Allora anche il tempo del Covid-19 può diventare un’occasione per riscoprire alcuni aspetti della nostra fede, mentre la Quaresima che stiamo vivendo può insegnarci ad attraversare il difficile deserto del Coronavirus. La quarantina ha qualche cosa da dire alla quarantena.

La ricetta quaresimale Questo travaglio mondiale e nazionale cade proprio nel tempo di Quaresima. La Chiesa nella sua storia bimillenaria per questo tempo liturgico ha sempre indicato dei “rimedi”, delle “medicine” per attraversare il deserto quaresimale e giungere, rinnovati e “guariti” dalle nostre ferite, a celebrare la vittoria pasquale: l’ascolto della Parola e la preghiera, il digiuno, la carità. Non potrebbero essere anche queste “medicine” quaresimali ad indicarci come vivere questo tempo così difficile anche per la fede. Invece di protestare per la ragionevole e doverosa sospensione delle celebrazioni pubbliche, per il bene nostro e degli altri, non si potrebbe “rispolverare” alcune pratiche che ci vengono dalla sapiente tradizione cristiana? Forse allora anche la quarantena potrebbe dire qualche cosa alla nostra quarantina e “costringerci”, come spesso accade quando si è necessariamente ridotti all’essenziale, a riscopre alcuni elementi fondamentali della fede.

L’ascolto e la preghiera Innanzitutto l’ascolto e la preghiera. Perché insistere così tanto anche sulla Messa trasmessa per televisione? Può certo essere una cosa buona per persone sole o anziane; può essere utile per ascoltare le letture e l’omelia. Tuttavia non ci sono anche altri modi per ascoltare la Parola di Dio e per pregare? Non potrebbe essere questo tempo forzato un’occasione per riscoprire che, secondo il dettato del Vaticano II, la Bibbia deve diventare il nutrimento di tutti? Le famiglie potrebbero trovarsi insieme quotidianamente, prendere le letture del giorno, leggerle, stare un po’ in silenzio e concludere con un momento di intercessione e di preghiera. La Quaresima allora direbbe alla quarantena che è necessario ricordarsi di Dio e che un credente non può vivere questi momenti nella disperazione e ripiegandosi unicamente su sè stesso. La quarantena dice alla quarantina che l’uomo “non vive solo di pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Dt 8,3). La quarantena del Covid-19 ricorda invece al credente nel tempo di Quaresima di riscoprire che “preghiera” non è solo Messa, ma che proprio perché la celebrazione eucaristica sia feconda, occorre un ascolto personale delle Scritture e una preghiera non solo comunitaria. Può essere anche il tempo della riscoperta della preghiera in famiglia.

Il digiuno Il secondo elemento che la tradizione ecclesiale suggerisce per attraversare il tempo di Quaresima è il digiuno. Certo non quel digiuno un po’ “ipocrita” che consiste nel rinunciare a qualche piccolo “lusso” o mangiare pesce costosi il venerdì al posto della carne. Si tratta del digiuno vero, quello spazio vuoto che indica una apertura a Dio e agli altri. In questo caso la Quaresima potrebbe dire alla quarantena che
questo tempo di “digiuno”, non scelto ma forzato, da tante cose che consideriamo fondamentali nella nostra vita può diventare un tempo per fare spazio alle cose veramente essenziali. Innanzitutto, per un credente, uno spazio per Dio. La necessità di abbandonare tante cose superflue ci fa toccare, forse anche con sofferenza, la fragilità della nostra esistenza e ci guida a riscoprire la possibilità di vivere in un modo differente per fare spazio a Dio. Nello stesso tempo la quarantena può dire alla nostra Quaresima che ci può essere anche un “digiuno eucaristico” che può alimentare l’attesa e la fame di partecipare alla celebrazione eucaristica nell’assemblea liturgica radunata intorno all’alatare Signore. Non potrebbe essere questo “digiuno eucaristico” di oggi, non sconosciuto alla tradizione cristiana, un’occasione per vivere in un modo differente la Celebrazione eucaristica domani?

La carità Infine, l’ultima medicina quaresimale è la carità. La Chiesa ai catecumeni e ai penitenti suggeriva la carità fraterna come medicina dell’anima per guarire e trasformare il cuore. La Quaresima potrebbe insegnare alla quarantena per il Covid-19 che ciò che ci viene chiesto in questi giorni – rimanere in casa, rinunciare a quello che, anche di buono e di bello, potremmo fare – è un atto di carità verso noi stessi e verso il prossimo. Soprattutto verso i più deboli e i più esposti. La Quaresima dice alla quarantena che la responsabilità in questo momento non è solo un fatto di legalità e di civiltà, ma anche di fede. Un cristiano vive tutto questo come esercizio della carità, seguendo le orme di Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire; non è venuto per i sani ma per i malati; non ha vissuto per sé stesso, ma per gli altri. D’altra parte la quarantena può dire alla Quaresima di riscoprire una carità concreta che si fa carne nelle scelte concrete di ogni giorno. Se oggi questa carità ha il volto ben preciso dello “stare a casa”, un domani questa medesima carità vorrà dire vivere le scelte della nostra vita non solo dalla prospettiva del “buon cittadino”, ma anche da quella del “buon cristiano”, che non estromette la fede da alcun ambito della propria vita.

Il vaccino quaresimale Ecco il vaccino che la fede ci dona e che non ha bisogno di nessuna sperimentazione. È già stato sperimentato per secoli: l’ascolto-preghiera, il digiuno, la carità. Se come credenti vivremo con fede questo tempo di “prova”, potremo scoprire domani che la quarantena ci ha insegnato qualche cosa, che magari avevamo perduto, sulla quarantina, mentre la Quaresima ci sosterrà nel cammino in questo deserto della quarantena. Se sapremo ascoltare sia la quarantina, sia la quarantena, potremo giungere, rinnovati, a celebrare la Pasqua del Signore. E sarà veramente una Pasqua di Risurrezione! Allora anche le nostre assemblee vivranno la festa del sentirsi nuovamente convocate, magari avendo prima dovuto attraversare il tempo in cui sperimentare un ascolto diverso, un digiuno non scelto ma accolto, una carità autentica.

Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali

In preghiera per il Paese

Giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe

In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa italiana promuove un momento di
preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a
recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21
di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia. Alle finestre delle
case si propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa.
TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta.

“A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa”
(Leone XIII)

La preghiera in Cattedrale in questo tempo di difficoltà

Davanti alla Madonna del Conforto si celebra ogni mattina alle ore 7,00 la Messa che, secondo le istruzioni, è a porte chiuse.

Alle ore 16,00, i Monaci di Camaldoli hanno preparato una riflessione sul Vangelo del giorno; seguirà il Rosario.

Alle ore 17,00 sarà celebrata una Messa, davanti alla venerata immagine della Madonna del Conforto, sempre a porte chiuse.

Ogni evento sarà visibile in diretta presso la nostra emittente TsdTv al canale 85 e in streaming

La Cattedrale resta aperta ogni giorno per la preghiera personale dei fedeli.

COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA: NUOVE DISPOSIZIONI PER LIMITARE IL CONTAGIO DEL CORONAVIRUS

NUOVE DISPOSIZIONI PER LIMITARE IL CONTAGIO DEL CORONAVIRUS

I Vescovi delle Diocesi della Toscana invitano a ottemperare a quanto la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha indicato in data odierna circa la vita liturgica e pastorale delle comunit , a seguito delle misure contenute nel nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per arginare il rischio del contagio del coronavirus, le cui norme vanno accolte come contributo al bene comune e alla serena convivenza sociale.

Alle luce delle norme governative e delle indicazioni della CEI, mentre prendono atto della

possibilit di celebrare la Santa Messa, come di promuovere gli appuntamenti di preghiera che caratterizzano il tempo della Quaresima , i Vescovi della Toscana in una prospettiva prudenziale, in quanto nella regione al momento la situazione sanitaria non sembra presentare quei caratteri di gravit che si riscontrano in altri territori dispongono, fino a quando rimarr in vigore il decreto governativo, le seguenti specifiche misure precauzionali, che si aggiungono a quelle indicate nei giorni scorsi, che parroci, operatori pastorali e fedeli sono invitati a rispettare scrupolosamente:

  • –  i riti liturgici siano celebrati attenendosi a quanto specificano le disposizioni governative circa la distanza tra le persone presenti, al fine di evitare l’affollamento, prendendo gli opportuni provvedimenti perché questo sia possibile;
  • –  si ricorda anche che dal precetto di partecipare alla Messa festiva sono dispensati quanti ne siano impediti per grave causa, quale è la malattia e, nella presente circostanza, la condizione degli anziani che possono più facilmente subire la diffusione del virus;
  • –  si sospendano gli incontri di catechesi fin quando rimanga in vigore quanto disposto dal decreto governativo circa la sospensione dell’attività scolastica;
  • –  nelle attività formative, pastorali, caritative o di natura sociale, che si svolgono nelle parrocchie, negli oratori, negli istituti e nelle aggregazioni, si seguano fedelmente le disposizioni del decreto governativo circa le situazioni in cui si verifica il convenire di più persone, evitando gli affollamenti che annullano le dovute distanze tra le persone;
  • –  si invita a sospendere la benedizione delle famiglie fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria;
  • –  si raccomanda la massima attenzione al rispetto della distanza tra le persone e in genere delle misure igienico-sanitarie descritte nell’allegato al decreto governativo, in particolare in occasione delle Confessioni e della Comunione ai malati;
  • –  anche negli ambienti delle attività pastorali è bene mettere a disposizione le soluzioni idroalcoliche per la pulizia delle mani;
  • –  si invitano le parrocchie, gli istituiti religiosi e le aggregazioni laicali a limitarsi alle attività liturgiche e pastorali ordinarie, rinviando ad altri tempi quelle straordinarie; in ogni caso si ribadisce che dovranno essere attentamente osservate le disposizioni circa le distanze da mantenere fra le persone; in questo contesto si reputa doveroso sospendere anche i pellegrinaggi.

Queste disposizioni si aggiungono a quelle date giorni fa ai parroci delle chiese toscane:

  • –  tenere vuote le acquasantiere;
  • –  omettere il gesto dello scambio della pace nelle celebrazioni liturgiche;
  • –  distribuire la Santa Comunione esclusivamente sulla mano;
  • –  prendere precauzioni durante le Confessioni auricolari e in contesti di contatti personali.I Vescovi rinnovano la vicinanza a quanti, malati e persone loro prossime, soffrono a causa dell’epidemia, come pure a quanti sono impegnati a contrastarla a livello sanitario o a prendere decisioni per affrontare la situazione nella vita sociale. Smarrimento e paura non devono spingere a una sterile chiusura; questo è il tempo in cui ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme la difficile situazione. I Vescovi rinnovano l’invito alla preghiera, per invocare dalla Misericordia divina il conforto del cuore e la liberazione dal male: «Dio onnipotente e misericordioso, guarda la nostra dolorosa condizione: conforta i tuoi figli e apri i nostri cuori alla speranza, perché sentiamo in mezzo a noi la tua presenza di Padre» (Messale Romano).

5 marzo 2020

I Vescovi delle Diocesi della Toscana


COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA IN OCCASIONE DELL’EMERGENZA A CAUSA DEL CORONAVIRUS

Preso atto degli orientamenti della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, sentite anche le Autorità civili, i Vescovi delle Diocesi della Toscana dispongono che, in considerazione dell’attuale situazione sanitaria nella regione, nelle chiese ci si attenga ai seguenti comportamenti:

  • tenere vuote le acquasantiere;
  • omettere il gesto dello scambio della pace nelle celebrazioni liturgiche;
  • distribuire la Santa Comunione esclusivamente sulla mano;
  • prendere precauzioni durante le Confessioni auricolari e in contesti di contatti personali.

I sacerdoti spieghino ai fedeli che si tratta di doverose misure precauzionali, da attuare per il bene della società.

Non si ritiene al momento di dover prendere altri provvedimenti che possano limitare la vita pastorale, raccomandando di seguire al riguardo quanto disposto dalle Autorità civili per la vita sociale in genere.

Queste disposizioni valgono fino a nuova comunicazione.

I Vescovi esprimono la loro vicinanza a quanti, malati e persone loro prossime, soffrono a causa dell’epidemia, come pure a quanti sono impegnati a contrastarla sul piano sanitario o a prendere decisioni per affrontare la situazione nella vita sociale. Invitano tutti alla preghiera per invocare dalla misericordia divina il conforto del cuore e la liberazione dal male.

 

Firenze, 25 febbraio 2020

I Vescovi delle Diocesi Toscane