Beata Vergine Maria di Lourdes. Giornata del malato

Novena della Madonna del Conforto
11-02-2023

Fil. 2, 5-11

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Vangelo secondo Luca 5, 17-26

Un giorno sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui.
Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza.
Veduta la loro fede, disse: “Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi”.
Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: “Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?”.
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: “Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico – esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”.
Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio.
Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: “Oggi abbiamo visto cose prodigiose”.

Omelia

  1. Nel cammino della novena della Madonna del Conforto, celebrare oggi la Giornata Mondiale del Malato è momento di festa e di particolare vita di comunità. La presenza nella Chiesa, nella comunità cristiana, che poi è la presenza nelle nostre comunità civili, nelle nostre parrocchie, nelle associazioni, nelle famiglie, di chi vive l’avventura della malattia, di chi si trova ad essere bloccato, di chi incontra la fragilità della vita, di chi sperimenta le fragilità di una disabilità, la presenza di tutte queste persone è presenza viva preziosa. Allora, celebrare oggi la Giornata Mondiale del Malato, vuol dire condividere e accogliere, con queste presenze preziose, tutti coloro che vivono l’avventura della malattia, condividere oggi un incontro di benedizione, di grazia, di gioia. E, come dicevo, lo sguardo si allarga oltre la Cattedrale, per arrivare ai nostri ospedali – e saluto in particolare i cappellani degli ospedali – e poi arriva a tutte le realtà delle case di riposo, dei luoghi di cura, dei luoghi di ospitalità dei malati e degli anziani, e a tutti loro va il saluto e la benedizione; così come a tutte le organizzazioni qui presenti che, in tanti modi, con la generosità, la carità, la misericordia, l’attenzione, si fanno carico della vita di tutti coloro che soffrono e che vivono la malattia. Sia oggi, per voi, giorno di gratitudine, giorno di festa, giorno di grazia e di benedizione del Signore.
  2. C’è una immagine che vorrei raccogliere dalla Parola di Dio per questa giornata, ed è l’immagine dell’abbassarsi. Ce la presenta, anzitutto, la Lettera ai Filippesi. San Paolo racconta l’abbassarsi del Figlio di Dio fino a diventare uno di noi e fino a vivere quell’abbassamento che è la croce, il dono della sua vita sulla croce: Gesù si è mostrato Dio, Gesù ha mostrato la sua grandezza e la sua potenza abbassandosi, facendosi piccolo, venendo a condividere. Con più chiarezza, questo abbassarsi del Signore ce lo racconta il Vangelo, in questa bella scena dove viene fatto scendere il paralitico dal tetto della casa per poter raggiungere Gesù e la sua vicinanza, questo abbassarsi del Figlio di Dio, che è Gesù, arriva a condividere e a farsi vicino a tutti quelli che soffrono: tutti coloro che vivono la sofferenza, la malattia, il lutto, possono stare vicino a Gesù. Si fa di tutto, è possibile fare di tutto, anche scoperchiare un tetto, per consentire a Gesù di abbassarsi ed essere vicino. Lo ricordiamo anche nella parabola del Buon Samaritano, dove il Samaritano scendendo da Gerusalemme a Gerico – anche qui c’è un abbassarsi – si china su quel malcapitato che è ferito e mezzo morto per la strada.
  3. L’abbassarsi è un tratto tipico del nostro Dio, abbassarsi è la Divinità di Gesù, il suo modo di vivere la Divinità e la grandezza dell’essere Dio. Perché l’abbassarsi è un racconto di amore, è una storia di amore, è un’esperienza di amore. Abbassarsi vuol dire fare di tutto per amare: e tante volte occorre farsi piccoli per amare. È l’avventura e l’esperienza di chi sta accanto ai malati: occorre abbassarsi per dare una mano, dare un sostegno, un abbraccio e un sorriso; occorre abbassarsi per saper farsi vicino a chi, magari, è bloccato in un letto, o chi ha bisogno di essere alzato e pulito; e occorre abbassarsi, occorre farsi piccoli per diventare, in mezzo agli altri, presenze di amore. Questo è l’annuncio del Vangelo, perché l’avventura di Gesù, il suo abbassarsi per amare, ci dice che questo è il modo per stare vicino a chi è malato, e a chi soffre: “Abbassati!”. Ma abbassarsi vuol dire riconosce la dignità e la bellezza di chi abbiamo di fronte: abbassarsi è un modo per riconoscere la grandezza e la dignità umana che c’è in ogni persona; anche chi è piegato, ferito e malato ha dentro di sé la bellezza della vita, la bellezza dell’essere amato da Dio. Dunque, abbassarsi è anche un gesto di onore, di riconoscimento della bellezza della persona che abbiamo davanti; ci abbassiamo non solo per aiutare: ci abbassiamo per accogliere con stupore, per ammirare la bellezza dell’opera di Dio in tutti, anche in chi è segnato dalla difficoltà, dalla fragilità della vita e della malattia.
  4. C’è un ultimo pensiero che vorrei condividere su questa avventura dell’abbassarsi come il nostro modo di essere e il nostro dono che possiamo vivere per stare vicino a chi soffre e a chi è malato. Dobbiamo, cari amici, riconoscere le tante persone che per noi, per me, si sono abbassate: cioè, questo sguardo al doversi abbassare non è qualcosa che dobbiamo fare solo noi, che dobbiamo cioè fare noi per gli altri – ed è già questa una grande esperienza di arricchimento – ma, ancor prima, siamo invitati a riconoscere che nella vita c’è chi si abbassa per te, per tutti noi. Allora, se ci accorgiamo di chi si abbassa per noi, cioè se ci accorgiamo di come, per tante strade, ci sono presenze, volti concreti, che per noi sono attenzione, pazienza, condivisione, gentilezza, aiuto, vicinanza, consolazione, e tutte queste persone per noi si abbassano, si fanno vicine a noi, ci donano il loro amore, facciamo un’esperienza di incontro col Signore attraverso i fratelli e le sorelle. Credo che in questa giornata del malato ci venga detto che tutti siamo amati al punto che c’è chi si abbassa per te. E lo stupore e la riconoscenza di scoprire chi si abbassa per te regala un cuore capace di abbassarsi, capace di amare.
  1. È così che vorrei rivolgere il mio augurio a tutti voi: a chi è nella fragilità e nella malattia, a chi vive le diverse forme di aiuto e di vicinanza nell’abbassarsi, a tutta la comunità cristiana. Sia questa celebrazione di oggi insegnamento per tutti noi, parola di Vangelo, che è l’avventura dell’abbassarsi di Dio per noi e dell’abbassarsi nella nostra vita, che è l’esperienza dell’amore e nell’amore.