Cari fratelli Parroci,
La Giornata Mondiale delle Migrazioni ci offre l’occasione per riflettere anche in seno alla Chiesa su un argomento che è di sempre maggiore attualità per la vita quotidiana dei nostri fedeli.
Nel territorio della nostra Diocesi sono presenti attorno sessantaduemila immigrati e quasi due terzi di essi sono cristiani: sono circa la sesta parte della popolazione che è affidata alle nostre cure di pastori. Nella comunità ecclesiale le diverse nazionalità sempre si sono integrate vicendevolmente. Siamo cattolici, cioè universali.
La presenza di tanti fedeli che provengono da storie e culture diverse dalla nostra è una grande opportunità per la vita sociale, ma anche per l’apporto che questi nostri fratelli e sorelle portano con sé a nostro vantaggio. È sempre più frequente il caso di cristiani venuti da lontano che con la loro vita sono di esempio anche ai nostri e con la loro fede una significativa testimonianza.
Non è raro il caso di bambini italiani che hanno imparato i rudimenti della fede da persone che, pur esercitando mansioni umili dentro la casa, hanno fatto imparare ai piccoli le preghiere e hanno richiamato al santo timor di Dio.
Certamente ci sono anche storie meno luminose, ma nel complesso questi fratelli venuti da altrove, come ad esempio il 22,44 % dei nostri preti, sono una grande risorsa per la nostra Diocesi. Vorrei innanzitutto che si esprimesse a loro riguardo gratitudine e considerazione e che nelle nostre parrocchie si avviassero con vero senso pastorale utili riflessioni sull’integrazione che la Chiesa può favorire e sulla società, richiamata alla fede dalla presenza di cristiani d’altra cultura.
Il patriarca S. Benedetto, nella sua Regula monachorum, comanda all’abate di non perdere tempo a chiedere al nuovo arrivato da dove venga. Gli chieda invece dove voglia andare, ossia quale sia il suo progetto di vita. Credo che anche nella nostra diocesi, fortemente segnata nel tempo dalla presenza dei monaci benedettini, le comunità parrocchiali ben possano dedicare una speciale attenzione a questa fascia di cristiani che per noi non solo non è un problema, ma sta sempre più diventando una risorsa. La globalizzazione del mondo, giudicata dai più come un fenomeno positivo, ha anche risvolti ecclesiali da non sottovalutare. L’apertura verso gli altri popoli appartiene alla nostra storia collettiva. Mi piace ricordare che il Beato Gregorio X, a cui molto dobbiamo per aver reso possibile la costruzione della nostra bellissima cattedrale, fu il primo ad accogliere gli ambasciatori cinesi e a sostenere l’opera di Marco Polo.
Le migrazioni dei popoli hanno sempre una duplice faccia con cui misurarsi. La storia d’Italia testimonia come da questa terra non solo si andò nel passato altrove, ma ancora oggi, seppure in forme diverse, molti dei nostri giovani sono in grande movimento, dando vita a nuove forme di migrazioni che la Chiesa non vuole ignorare. Le radici cristiane si rafforzano anche facendoci carico dei figli che vanno altrove.
Questa consapevolezza nell’ambito di ogni comunità ecclesiale aiuta a migliorare le relazioni con quanti da terre lontane vengono a vivere da noi, qua si sposano, nella nostra terra generano figli e figlie. Il tema della inclusione sociale è particolarmente sentito nella nostra Diocesi. Nella Giornata Mondiale delle Migrazioni, ricordo che in ogni parrocchia è prevista una speciale colletta per sostenere la presenza pastorale della Chiesa accanto a tutti coloro che, italiani o di altri popoli, sono costretti dalle circostanze a cercare nella migrazione nuove prospettive di miglioramento della loro vita. L’impegno per questa raccolta può costituire un’occasione per far crescere nelle nostre comunità lo spirito di accoglienza e di cattolicità.
Spirito di accoglienza che deve crescere e maturare in tutta la diocesi. Se nelle fasi della prima emergenza, quando fu necessario accogliere i nuovi arrivati, la Chiesa non fu seconda a nessuno nell’esercizio della carità, da qualche tempo si fa sempre più rilevante il fenomeno migratorio come questione culturale con la quale giova che le nostre parrocchie imparino a interagire.
A livello diocesano abbiamo pensato di dare un segnale di forte accoglienza ai cristiani nuovi arrivati, dedicando a loro il primo giorno della Novena della Madonna del Conforto, domenica 6 febbraio p.v.: ci sarà nel primo pomeriggio in Duomo la celebrazione di una S. Messa in cui ogni comunità etnica è invitata ad esprimere la propria partecipazione alla liturgia. Al termine, andando in processione dinnanzi alla venerata Immagine della Madonna del Conforto, verrà recitato il Santo Rosario nelle varie lingue dei nostri fratelli, nuovi aretini. Anche per questa iniziativa chiedo la vostra collaborazione perché tutti gli interessati sappiano e possano partecipare.
Questa Giornata delle Migrazioni è l’occasione propizia per ridire la nostra cattolicità. Su di voi, miei fratelli, e sulle comunità che vi sono affidate invoco la Benedizione del Signore.
Arezzo, 13 gennaio 2011
12-01-2011