Miei cari giovani amici,
per la terza volta ho il piacere di dare con voi l’annunzio di Pasqua alla nostra gente. Alcuni sono distratti, disillusi dalla vita; altri provati dalle difficoltà e perfino privati della speranza di un futuro migliore. Se ritroveremo il gusto di lavorare insieme mirando tutti al bene comune potremo aiutare molti a ritrovare il senso delle cose. Tocca a noi dire che Cristo è veramente risorto e che ci precede non più in Galilea, come l’angelo disse agli Apostoli che erano accorsi al Sepolcro, ma tra le case, le strade e le piazze di Arezzo nostra, come delle città, dei paesi e dei castelli di questa parte incantata della Toscana.
Non è la prima volta che tocca ai giovani risvegliare l’entusiasmo della fede nel popolo e riportare alle famiglie la speranza che non delude.
Ci fu una volta in Arezzo un giro di giovani. S’era all’inizio della nostra storia cristiana. Due diciottenni d’allora si chiamarono uno Lorentino e Pergentino l’altro. Erano due ragazzi coraggiosi e alternativi, di fronte al branco che c’era anche a quel tempo. Non si rassegnarono ai luoghi comuni. Che ti credi che non esistessero anche in antico le mode, i comportamenti conformi, la perdita di tempo e il vuoto?
Lorentino, forse oggi lo chiameresti ad Arezzo Lorenzino, probabilmente non era tanto alto di statura, se i suoi amici lo chiamavano con il diminutivo. Anche il piccolo Pergente, che era un compagno di scuola con un nome asiatico come quello di alcuni tuoi amici venuti da lontano, era deciso e forte. Tutti e due avevano scoperto la fede e trovato Gesù. Di più. Erano riusciti a cogliere quanto fosse attuale e bella la “notizia bella”, cioè il Vangelo. Non avevano paura ad andare controcorrente ed ebbero tanto successo nelle loro convinzioni da essere ritenuti pericolosi per il sistema di potere che anche nell’Arezzo del terzo secolo era ben forte e collaudato. Come sovversivi furono processati, perché proponevano di vivere l’amore e trovavano largo consenso tra i loro coetanei. Un processo, una condanna. I cristiani erano talmente vivaci che bisognò sopprimerli. Fuori dalle mura romane, più o meno sotto il pianoro dove ora c’e’ il seminario, fu loro tagliata la testa. I loro giovani corpi furono sepolti lungo la via fiorentina appena fuori la nostra città. I cristiani poi sopra la loro tomba vi costruirono una Basilica piccola piccola, che ancora oggi tu puoi vedere se vai a spasso dalle parti dell’Orciolaia.
Tanti secoli dopo un altro aretino assai celebre, Giorgio Vasari, scrisse che ‘Santo è bello’ facendo una sintesi alta del pensiero rinascimentale, quasi che la qualità interiore di una persona si manifestasse anche in ciò che di lei appare all’esterno in equilibrio e grazia. In questa vigilia di Pasqua ti chiedo: Ce l’hai tu la grinta per essere coerente con le tue idee e vivere la fede fino al punto da renderla credibile anche agli occhi dei tuoi amici?
La Passio Sanctorum Laurentini et Pergentini, una specie di resoconto del processo dei due giovani protomartiri aretini, dice di loro che erano sereni e felici di impegnare la loro vita per aiutare gli altri a trovare il senso della vita. Tu da che parte stai? Te ne importa degli altri? Vuoi davvero aiutare i tuoi amici? Sei interessato ad essere un uomo libero?
Posso assicurarti che se poco poco ti riuscisse di fare esperienza di Gesù lo saresti davvero. Le prove non mancheranno, come agli antichi cercatori del vero, disposti ad attraversare foreste incantate e tenebrose. Il Signore degli anelli e altri cicli fantasy appartengono alla tua generazione come un linguaggio fortemente espressivo. La realtà per certi versi è più semplice, ma occorre scegliere da che parte stai. I cristiani dall’epoca di Lorentino e Pergentino e di tante altre migliaia di giovani testimoni sanno a mente che la forza viene dall’alto e che per arrivare a Pasqua occorre sempre la fatica della Passione. Se vuoi essere partecipe della vittoria di Cristo, tocca anche a te fare la tua parte di fatica, il percorso che progressivamente ti libererà dai luoghi comuni e dalla banalità da cui è afflitta la nostra generazione, talmente lontana dal reale che più o meno nascostamente si ciba di reality show, ma ha timore a misurarsi con il quotidiano. Molti ragazzi pretendono la coerenza dagli altri, ma sono fondamentalmente insicuri. Alcuni si dicono cristiani perché fanno qualche attività di gruppo organizzata dalla Chiesa, ma non hanno capito che se uno non prega, non è tra gli amici di Gesù. Pare perfino una beffa rivolta alla Parola che si è fatta carne ignorare ciò che dice e non assaporare la sapienza che viene dalla paziente assimilazione del Vangelo.
Ricordo ancora lo stupore di quando per la prima volta, a Pollone, entrai nella camera di Pier Giorgio Frassati, dichiarato poi Beato da Giovanni Paolo II. C’erano i suoi scarponi da montagna, la piccozza delle gite, le foto delle sue amiche; ma accanto al letto il libro dei Vangeli palesemente usato tante di quelle volte da renderlo sgualcito. Più tardi appresi da sua sorella Francesca che Pier Giorgio da studente di ingegneria al Politecnico di Torino, forse non era sempre in pari con gli esami, ma non tralasciò mai di andare ogni giorno alla Chiesa della Crocetta, per fare la comunione.
Io non lo so se tu sai che la comunione non è il premio dei santi, ma il cibo che fa forti, l’unico che aiuta a diventare giusti. Mi chiedo: tu che mi leggi ce l’hai un Vangelo sgualcito per l’uso?
Mi sembra tanto facile capire che se tu vuoi parlare l’inglese non c’è altro modo che ascoltare chi lo parla e fare proprie le regole della lingua. Se vuoi correre o fare un altro sport non hai altra opportunità che fare allenamento, che pure costa fatica. Chiediti perché nella tua vita di fede non cammini. Conosco tanti ragazzi, ormai assai grandi come all’età dei loro padri quando si sposarono, che, pur dicendosi cristiani, hanno una fede bambina e una religione non semplice (che sarebbe una virtù) ma rachitica. Per uscirne bene occorre fare come Lorentino e Pergentino, testimoni di Pasqua assieme a Flora e Lucilla, bellissime fanciulle che i pittori aretini descrivono spesso accanto ai due giovani campioni della fede. Ma tu sei convinto che santo è bello?
Pasqua dall’epoca di Mosè e dal Mare Rosso è un passaggio, un cammino, un percorso che salva e libera. Io mi domando se tu ti poni il quesito, dentro di te, che cosa cambierà per te in questa Pasqua?
Ce l’hai un progetto oppure alzi la polvere per nasconderti e dici che gli altri non hanno chiaro dove andare. Chiediti per favore se vuoi essere testimone di Cristo cosa intendi fare della tua vita: se ti accontenti di parole oppure se, con un po’ di umiltà, sei disposto a cercare di capire chi sei, che vuoi, dove intendi andare e in quale maniera?
Chi dice “si potrebbe” o ancor peggio “si sarebbe dovuto” è come quel sognatore che preferisce stare sulla propria collina disdegnando il mondo, piuttosto che mettersi in cammino per raggiungerlo e godere delle cose belle che Dio ha creato.
Lorentino, Pergentino, Flora e Lucilla antichi testimoni della nostra terra furono giovani come te eppure riuscirono a scuotere Arezzo intera con il suo vasto contado che ancora oggi li ricorda intitolando a loro nome chiese e punti di aggregazione. Te che vieni dopo tanti secoli, e dal loro esempio sei anche oggi provocato, cerca di capire se ti interessa la loro felicità, la sapienza e il coraggio con cui servirono questa Chiesa.
Buona Pasqua figlia cara!
Buona Pasqua figlio caro!
Se vi riesce con l’aiuto di Dio, che non manca mai a chi lo cerca, sveglia te stesso e quanti hai intorno nella certezza che il Signore Risorto ti chiede di entrare dentro la società che hai attorno per condurla e guidarla verso la città di Dio, la Santa Gerusalemme, dove giustizia e pace si baceranno.
+ Riccardo, Arcivescovo