Messa stazionale nella Festa della Madonna del Conforto

15-02-2023

Is. 66, 10-14c

Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa quanti la amate.
Sfavillate di gioia con essa
voi tutti che avete partecipato al suo lutto.

Così succhierete al suo petto
e vi sazierete delle sue consolazioni;
succhierete, deliziandovi,
all’abbondanza del suo seno.

Poiché così dice il Signore:
“Ecco io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la prosperità;
come un torrente in piena
la ricchezza dei popoli;
i suoi bimbi saranno portati in braccio,
sulle ginocchia saranno accarezzati.

Come una madre consola un figlio
così io vi consolerò;
in Gerusalemme sarete consolati.

Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca.
La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi,
ma si sdegnerà contro i suoi nemici.

2Cor. 1, 3-7

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.
Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.
Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.
La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione.

 

Vangelo secondo Giovanni, 2, 1-11

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”.
La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono.
E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”.
Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Omelia

  1. Carissimi, l’Eucaristica che oggi celebriamo è coronamento e momento di particolare partecipazione e gioia in questa giornata così bella della festa della Madonna del Conforto. Anche il cielo, quest’oggi, ci ha accompagnato con colori e luci bellissime: una bella festa, davvero, per Maria che vogliamo venerare e a cui vogliamo affidare la nostra vita, perché con il suo sguardo ci accompagni. Mi fa piacere salutare tutti voi che siete qui così tanti; saluto in modo particolare i sacerdoti presenti, con il vescovo Riccardo Fontana, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose; saluto con gioia gli ordini cavallereschi, le rappresentanze di alcune istituzioni e il nostro coro, che ci aiuta a cantare e a lodare il Signore. E poi saluto i tanti che oggi hanno lavorato per accoglierci e per preparare la Cattedrale e queste celebrazioni, insieme ai tanti volontari che da questa mattina prestissimo sono qui perché tutto si svolga nell’ordine necessario. A tutti, davvero, il grazie che viene dal cuore.
  2. Nella riflessione di questo pomeriggio, dopo avere avuto anche la gioia di potere accompagnare il cammino di tutta la novena che ci porta, oggi, a questa festa, vorrei soffermarmi su un particolare del racconto di Vangelo che è stato proclamato, le nozze di Cana: questo testo che, certo, noi ben conosciamo. Mi soffermo sulla parola di Maria. Guardando, vivendo la festa, vedendo i bisogni degli sposi e di quella festa, Maria dice al figlio Gesù: “Non hanno più vino”. Sembrerebbe quasi un’affermazione, uno sguardo, una parola di Maria che potrebbe denotare qualcosa di negativo, di povero, qualcosa che non va bene; e, certo, Maria segnala un problema che c’è per quella festa di nozze: manca il vino. Ma, segnalando questo problema, Maria dice che quella deve rimanere una festa: il “non hanno più vino” di Maria è la parola di Maria, la madre di Gesù, che indica la strada, che prega, che desidera che quello che si vive sia davvero una festa. Allora “non hanno più vino” diventa una parola che è augurio, che indica una strada: Maria vede un rischio per la festa e, per un momento, dice quelle parole perché quel momento, quell’incontro deve rimanere una festa. “Non hanno più vino” è parola, è preghiera di Maria rivolta al figlio che dice un cammino, una possibilità, una potenzialità, un augurio perché quell’incontro rimanga festa; e quando, nella nostra vita, Maria ripete “non hanno più vino” è lo sguardo, è la parola di Maria che per noi, per la nostra comunità, ci dice: “Vivi la tua vita, può essere una festa”, “c’è la strada per vivere”, “hai il cammino della gioia”, “c’è il vino nuovo che ci attende”.
  3. Per noi che oggi festeggiamo la Madonna del Conforto, ad Arezzo e in tutta la nostra Diocesi, risuona questa parola di Maria: “Non hanno più vino”; e, per noi, è parola di bene, è parola di gioia, è parola di speranza. Questa frase di Maria riguarda tutte quelle esperienze della comunità che, con lo sguardo e il dono della grazia di Dio, possono diventare risorsa, cammino nuovo, orizzonte che si apre, sviluppo, bene per noi e per tutta la comunità. Proviamo a immaginare per noi personalmente, ma anche per le nostre comunità, per le nostre città, per Arezzo, che cosa può voler dire, oggi, questa parola di Maria – “non hanno più vino” – se la ascoltiamo come la parola che ci apre la strada della festa, la strada della vita. “Non hanno più vino” potrebbe riguardare il mondo dei giovani, riguardo al quale tante volte noi vediamo fragilità, fatiche o anche qualche assenza: oggi, la parola di Maria, “non hanno più vino”, che guarda ai giovani dice che quella è una strada della festa, sono per noi una risorsa, sono la vita di oggi della nostra società e della Chiesa, sono carichi di bene. Allora, lo sguardo ai giovani è sguardo su cui risuona la parola di Maria e che, oggi, ci viene riconsegnato dalla preghiera della Madonna come una possibilità di vita, come un cammino che si apre e che può rendere sempre più viva la nostra comunità.
  1. Penso, poi, al mondo del volontariato e della carità: “Non hanno più vino” può voler dire il riconoscere e vedere i tanti bisogni che ci sono nella comunità, le tante povertà, le tante esclusioni… e allora il “non hanno più vino” di Maria è la parola della madre di Gesù che ci dice: “Comunità, fatti accogliente, vivi la carità, apriti ai più poveri, apriti a chi è escluso, fai spazio nel tuo cuore”; e quella diventa una strada di vita: la strada della carità e della solidarietà.

5. Penso, ancora, al lavoro; il mondo del lavoro che ovunque, ma anche nel nostro territorio, è realtà importante ed essenziale. Quante fatiche ci sono oggi nel mondo del lavoro, quante difficoltà: il problema dei disoccupati, di chi perde il lavoro, i costi che aumentano e che rendono più difficile prospettare lavoro per tutti: allora “non hanno più vino” è parola che ci incoraggia a rinnovare l’intraprendenza della nostra società, il desiderio di cercare le strade di uno sviluppo sostenibile che rispetti tutti e i luoghi dove noi viviamo e che sia attenzione anche a chi è nel bisogno. Il mondo del lavoro è panorama sul quale risuona la parola di Maria “non hanno più vino” e apre alla speranza.

  1. Penso anche alla famiglia. Conosciamo le nostre famiglie, sappiamo quale siano e, nello stesso tempo, ne conosciamo le fatiche: a volte ci sono sofferenze, incomprensioni, ferite che, magari, ci accompagnano, scelte di giovani che potremmo non condividere; e, allora, lo sguardo di Maria sulla famiglia è sguardo che ci invita a riconoscere come essa è risorsa della nostra società e richiede la vicinanza di tutti noi, perché la famiglia è la nostra casa, è lì dove noi viviamo. E lo sguardo di Maria, che dice “non hanno più vino”, ci dice che, proprio lì, a casa tua, “porto la vita, porto la riconciliazione, apro le strade dell’educazione e dell’accoglienza della vita, ricostruisco i legami spezzati”, e la famiglia diventa strada di speranza, vita nella nostra comunità.
  2. Penso anche all’ambiente nel quale viviamo, i colori del cielo, le nostre colline, i prodotti della nostra terra… Sappiamo bene, purtroppo, che viviamo in un ambiente ferito: ferito dall’uomo e dalla donna, dall’umanità. “Non hanno più vino”… e la parola di Maria ci dice che, proprio nell’ambiente, troviamo vita; e quanto è importante rendersene custodi perché sia vita per noi e per chi viene dopo di noi, con una grande esigenza di rispetto nell’ambiente in cui viviamo perché è la nostra casa, ed è la casa che il Signore ci ha regalato.
  1. Infine, penso alle fatiche delle nostre comunità: le comunità civili e anche quelle ecclesiali che, a volte, vivono al loro interno la divisione, talvolta la calunnia, la disgregazione, la fatica a camminare insieme e a vivere come città, come comunità, come popolo di Dio in cammino; e la parola di Maria, “non hanno più vino”, ci indica le strade della fraternità, del riconoscerci fratelli e sorelle, dell’accoglierci per come siamo, del ricostruire i legami delle nostre comunità e del renderle realtà accoglienti, città abitabili. E dunque, proprio su questa strada della fraternità, comunità che portano il loro piccolo contributo per la pace: la via della pace, della quale abbiamo tanto bisogno oggi nel nostro mondo.

9. Tutto questo accade nel segno di Gesù: il primo segno che lui ha compiuto. Il segno di Gesù – l’acqua che diventa vino –  è la promessa di fedeltà e di vita di Dio; e allora ci viene detto che nella nostra vita, nella nostra società, lì dove Maria ci dice “non hanno più vino” – e abbiamo ricordato alcuni di questi ambienti, di questi luoghi – proprio lì siamo accompagnati da Gesù a vedere i cammini possibili, le strade che si aprono, le potenzialità che si realizzano, il bene che c’è già e le risorse che ci accompagnano: è la nostra vita carica di bene, possibilità di vita e di bene. E allora fidiamoci di Maria, così proprio Madonna del Conforto; lei, la madre, sa dire a Gesù, ancora oggi, questa preghiera: “Non hanno più vino”, e la parola e lo sguardo di Maria saranno benedizione per noi, per la nostra Diocesi, per le nostre famiglie, per i giovani, per i poveri, per tutti noi.