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Comunicato Stampa

                                                                Domenica 14 giugno, Solennità del Corpus Domini.


Messa, alle 18, celebrata dall’Arcivescovo e benedizione dal sagrato del Duomo

Domenica 14 giugno alle ore 18, l’Arcivescovo Riccardo Fontana presiederà la Santa Messa, in occasione della solennità del Corpus Domini, nella Cattedrale di Arezzo.

Poiché le Autorità competenti, pur con alcune ulteriori restrizioni, hanno consentito le tradizionali processioni solo a due giorni dalla celebre Festa Religiosa, ovvero con un margine temporale talmente ridotto da rendere impossibile l’organizzazione dell’evento, l’Arcivescovo, al termine della Celebrazione, impartirà la Benedizione alla Città dal sagrato della Cattedrale.

La Santa Messa sarà trasmessa in diretta dall’emittente diocesana TSDtv sul canale 85 e in streaming (www.tsdtv.it/live).


COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA A SEGUITO DEL DPCM DEL 26 APRILE 2020

Comunicato della Conferenza Episcopale Toscana

(RELATIVO ALLE MISURE DI CONTENIMENTO DEL CONTAGIO DA VIRUS COVID-19 NELLA FASE 2)

I Vescovi della Toscana si uniscono alla Conferenza Episcopale Italiana nell’esprimere l’esigenza di poter riprendere l’azione pastorale e l’attività di culto della Chiesa, nel rispetto delle misure necessarie per il controllo del contagio, ma nella pienezza della propria autonomia.

In queste settimane anche le Chiese della Toscana non solo hanno accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni assunte per far fronte all’emergenza sanitaria, ma le hanno accolte e vissute nell’orizzonte del bene comune. Lo hanno fatto però nella consapevolezza che, come ha affermato Papa Francesco durante la celebrazione eucaristica in Santa Marta lo scorso 17 aprile, “questa non è la Chiesa: questa è la Chiesa di una situazione difficile”. “L’ideale della Chiesa – ci ha ricordato il Santo Padre – è sempre con il popolo e con i Sacramenti. Sempre”.

Le Diocesi toscane quindi si dicono pronte a recepire tutte le indicazioni che potranno essere fornite da specifici protocolli di sicurezza, analogamente a quanto stabilito per altri luoghi e attività, nella certezza che le ragioni economiche, culturali e sociali, in base alle quali vengono o verranno presto riaperti fabbriche, negozi e musei, parchi, ville e giardini pubblici, non possono avere una prevalenza rispetto all’esercizio della libertà religiosa, che è tra i principi fondamentali della Costituzione (come sanciscono gli artt. 2, 7 e 19) e definita dal Concordato tra Stato e Chiesa (si vedano gli artt. 1 e 2 dell’Accordo di revisione del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1984).

I Vescovi toscani ricordano che, come in tutta Italia, anche nella nostra Regione la Chiesa è stata in questo tempo difficile vicina alle persone, sia con l’assistenza spirituale resa possibile dai mezzi di comunicazione, sia fornendo attraverso le parrocchie, le Caritas, le associazioni, il volontariato organizzato una serie di servizi socialmente importanti. Ritengono però che adesso, con l’apertura di una nuova fase, sia necessario consentire una più ampia partecipazione dei fedeli alla vita sacramentale che sta alla base della prossimità caritativa, assicurando la massima disponibilità, come dimostrato finora, ad attenersi con rigore alle indicazioni che saranno date perché questo possa avvenire con il massimo controllo possibile. In questo ci si fa voce anche di tante persone sole, per le quali l’espressione comunitaria della fede è urgenza esistenziale. La Chiesa ha dimostrato di saper rispettare, anche quando questo è costato pesanti rinunce, le ragioni della scienza e della politica chiamate a dare indicazioni di carattere sanitario  e sociale su come contenere il contagio. Anche chi ha responsabilità scientifiche e politiche però deve dimostrare adesso di saper rispettare le ragioni della fede e riconoscere la capacità della Chiesa di agire con matura responsabilità.

 

I Vescovi delle Diocesi della Toscana, 27 aprile 2020

 

 

COMUNICATO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA

Comunicato della CET sul Coronavirus

CHIESE E FEDELI NEL TEMPO DELLA PANDEMIA DA CORONAVIRUS

L’evolversi dell’emergenza epidemiologica da coronavirus covid-19 induce a rafforzare l’impegno delle nostre comunità ecclesiali per contrastare la diffusione della malattia, che avrebbe conseguenze fatali sull’intero sistema sanitario e di conseguenza sulla stessa coesione sociale. Quanto scriviamo fa seguito ai più recenti provvedimenti del Governo e al Comunicato della Presidenza della C.E.I. del 12 marzo.

Ci sembra di dover raccogliere anzitutto l’invito delle Autorità pubbliche a restare in casa per quanto ci è possibile. Aderire a questa esortazione deve essere inteso non solo come un esercizio di responsabilità civica, ma ancor prima come fondamentale espressione di carità cristiana: rispetto del prossimo, contributo a non aggravare l’opera lodevole ed estenuante di medici, infermieri, volontari e forze dell’ordine, favorire chi è costretto a uscire per irrinunciabili motivi di lavoro o di prima necessità. Esortiamo a vivere la permanenza in casa anche come un tempo di preghiera e di raccoglimento. Di fronte a Dio ciò che qualifica la nostra preghiera non è il luogo da cui si innalza, ma il cuore da cui sgorga.

Quanto siamo costretti a vivere in questi giorni è anche occasione per scoprire meglio due modi di presenza del Signore in mezzo a noi, non come segno di ripiego, ma come necessità costante per la vita cristiana, anche nel futuro. Anzitutto, la famiglia è come una “Chiesa domestica”, dove siamo chiamati a crescere insieme nella fede e nell’amore, memori della promessa del Signore: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20). Vale per noi in questi giorni l’esortazione di San Giovanni Crisostomo ai suoi fedeli: «Fate della vostra casa una Chiesa» e quelli accolsero l’invito con «acclamazioni di giubilo». Pregare in casa non deve essere inteso come una privazione, ma come occasione per riconoscere la grandezza della vita familiare. Una seconda esortazione riguarda l’importanza di riscoprire in questi giorni il grande valore della “presenza reale” del Signore nella sua Parola: una presenza da custodire, coltivare e approfondire personalmente e in famiglia. Diamo alle nostre giornate il giusto orientamento lasciandoci illuminare da un’assidua lettura e una profonda meditazione della Sacra Scrittura.

In questo contesto, che privilegia il rimanere nelle nostre case, considerato il ruolo che le chiese hanno sempre avuto nel contesto delle città, borghi e paesi della Toscana, nonché nel sentire della nostra gente, riteniamo di poter mantenere aperte le nostre chiese, come segno di una Chiesa che resta presente alla vita delle comunità, ancor più in questi giorni di sofferenza. L’apertura delle chiese viene proposta dunque come un segno, non come un invito a frequentarle. Di qui la precedente esortazione a valorizzare la casa come luogo di preghiera e di lettura della Parola di Dio. Occorre però essere molto avveduti, per cui l’apertura può esserci a condizione che si possa garantire un rassicurante adeguato livello sanitario (distanza tra le persone, esclusione di oggetti che possono passare da una mano all’altra come i libri di preghiere, possibilità di intervenire con frequenza con azioni di disinfezione di panche, porte, maniglie o altri oggetti che possono essere toccati dai fedeli, ecc.), anche tenendo conto che tutto questo sia consentito dalle condizioni di salute ed età dei nostri preti. Senza queste condizioni sarebbe un gesto di irresponsabilità aprire i nostri luoghi di culto e lo sarebbe soprattutto verso i più deboli.

Ci sembra infine significativo e lodevole l’impegno di molti sacerdoti a restare in contatto con i fedeli mediante i social, rendendosi utili così all’accompagnamento e offrendo anche l’opportunità di unirsi alla preghiera del sacerdote in chiesa. Vanno anche valorizzate le trasmissioni dedicate alla preghiera che vengono offerte nelle reti nazionali e attraverso i nostri mezzi di comunicazione locali. In questo contesto esortiamo i sacerdoti a farsi vicini soprattutto ad anziani e malati tramite il telefono, portando loro parole di sostegno e di conforto.

Il nostro pensiero va, con sentimenti di solidarietà e vicinanza, agli ammalati e alle persone e famiglie in quarantena. La fede ci invita a vedere nella loro sofferenza, nell’orizzonte della croce di Gesù, una partecipazione al mistero della redenzione. Nella nostra preghiera ci sono tutti loro, come pure quanti hanno incontrato la morte in questa pandemia. Ci sentiamo vicini con ammirazione e gratitudine nonché con la preghiera a quanti operano nel nostro sistema sanitario e di protezione civile per combattere il morbo. Chiediamo al Signore luce per i nostri governanti, affinché le loro decisioni siano nel segno della saggezza e trovino convinta accoglienza nel nostro popolo.

L’emergenza sanitaria ci coglie nei giorni della Quaresima, e le indicazioni di comportamento che ci vengono date vanno accolte quasi come un’opera penitenziale specifica di questo tempo, un’opera di misericordia e di carità verso i più fragili. Ma noi sappiamo anche che la Quaresima è preparazione alla Pasqua del Signore: nel suo potere di Risorto poniamo le ragioni della nostra speranza di vita.

13 marzo 2020

I Vescovi delle Chiese della Toscana


CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali

In preghiera per il Paese

Giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe

In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa italiana promuove un momento di
preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a
recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21
di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia. Alle finestre delle
case si propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa.
TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta.

“A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa”
(Leone XIII)

La preghiera in Cattedrale in questo tempo di difficoltà

Davanti alla Madonna del Conforto si celebra ogni mattina alle ore 7,00 la Messa che, secondo le istruzioni, è a porte chiuse.

Alle ore 16,00, i Monaci di Camaldoli hanno preparato una riflessione sul Vangelo del giorno; seguirà il Rosario.

Alle ore 17,00 sarà celebrata una Messa, davanti alla venerata immagine della Madonna del Conforto, sempre a porte chiuse.

Ogni evento sarà visibile in diretta presso la nostra emittente TsdTv al canale 85 e in streaming

La Cattedrale resta aperta ogni giorno per la preghiera personale dei fedeli.

Don Alessandro Tracchi nuovo Parroco nella Parrocchia dei santi Pietro e Paolo

Don Alessandro Tracchi, aretino, per 33 anni cappellano del nostro maggior Ospedale di San Donato, per 13 anni parroco di Agazzi, è il nuovo parroco della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo.

Viva riconoscenza a don Ivan Marconi, ottantaquattrenne, che dal 20 ottobre  1996, si è dedicato con tutte le sue forze al bene del popolo che gli era affidato alla Marchionna. Egli rimarrà in parrocchia, per desiderio del nuovo parroco, perché tutti possano ancora godere della sua saggezza e delle doti del suo carattere diretto e generoso.

Al pastore della comunità cittadina appena nominato vanno i nostri  auguri, mentre egli avvia il suo servizio all’inizio della Novena della Madonna del Conforto, ai cui piedi celebrò la sua prima Messa il 21 settembre 1985 e il giubileo sacerdotale con il Vescovo e numerosi sacerdoti del nostro presbiterio.

Servizio TSDTv