Ammissione agli ordini sacri del seminarista Giacomo Foni

Parrocchia del Sacro Cuore, Arezzo
23-10-2023

Un carissimo saluto anzitutto a Giacomo. È un momento di festa, di gioia e di dono nella tua vita; e, salutandoti, noi promettiamo di accompagnarti nella preghiera e nella condivisione del tuo cammino. Nel saluto e nell’augurio che rivolgiamo a Giacomo e che tanti di voi rappresentano qui sia da Sansepolcro – parrocchia e città di origine – sia dalle parrocchie dove vivi e hai vissuto il servizio pastorale, tutti ti accompagniamo e ti sosteniamo in questo passo bello di vocazione e di seminario. Vorrei, in modo particolare, salutare la tua famiglia, con l’augurio e con il grazie che vengono dal cuore; grazie ai sacerdoti e ai diaconi presenti: in particolare, agli educatori del Seminario, con il rettore don Andrea Zalewski, perché è la comunità che cammina e che accompagna; il saluto anche ai bravi ministranti e al coro che anima la nostra liturgia. Quindi buona celebrazione e, davvero, buona festa di Chiesa a tutti.

Possiamo dire che siamo davvero in cammino, siamo in cammino noi, nella nostra esperienza di fede, nelle scelte della vita, anche nel mantenere le grandi scelte di vita che noi abbiamo fatto. Ma è in cammino Giacomo; ed è in cammino nell’esperienza del Seminario, che è l’avventura di imparare a conoscere il proprio cuore e l’avventura di seguire il Signore, per vivere l’amore a lui nella Chiesa e tra i fratelli nel ministero ordinato.

E questa sera, nella parte del suo cammino, Giacomo vive una tappa bella della sua vocazione: celebriamo il rito dell’Ammissione tra i candidati all’Ordine del diaconato e del presbiterato. Questo rito e questa celebrazione che viviamo nell’Eucaristia vogliono dire che, questa sera, Giacomo, davanti a tutti noi, davanti alla comunità, rivela cosa c’è nel suo cuore; e rivela pubblicamente di avere ascoltato e di avere compreso la chiamata del Signore, e di fidarsi di lui. È un passo importante.

Nel cammino di un giovane in Seminario si vive l’affidamento, si raggiungono obiettivi e momenti importanti, ci si impegna, si

studia, si vive la comunità e la pastorale; ma è il momento bello, è una tappa nuova quella dove, finalmente, si arriva a dire nella comunità: “Ho capito che il Signore mi chiama, sto ascoltando la sua voce, mi fido della chiamata del Signore”. Questo è un primo volto del rito di Ammissione che celebriamo stasera.

Ma c’è anche un’altra voce, ed è la voce della Chiesa, che pure è importante: perché non basta che uno senta la vocazione; occorre che la Chiesa dica: “Riconosco in te la chiamata del Signore, i segni del Signore che chiama e che accompagna”. E questo fa la Chiesa nella voce del vescovo, ma anche nella presenza di tutti noi. A Giacomo, che rivela il suo cuore, la Chiesa dice: “Caro Giacomo, anche noi vediamo le tracce della chiamata di Dio e con gioia accogliamo il tuo cammino che, ufficialmente, è cammino verso il presbiterato”. È una tappa bella e importante nel cammino, nell’itinerario vocazionale.

La parola di Dio che abbiamo ascoltato mette in luce gli “ingredienti” di questa celebrazione che è il rito di ammissione.

Il primo “ingrediente” che troviamo nella pagina di San Paolo apostolo ai Romani è la chiamata (cfr Rm 4,20-25). Viene presentato Abramo, che è il primo chiamato, è il padre nella fede di tutti noi – e dei fratelli ebrei e dei fratelli musulmani – è il primo chiamato nel cammino della fede di tutti noi. La chiamata di Abramo, che poggia, in questa parola di Paolo, sulla promessa di Dio, che è una promessa di vita, come dirà alla fine di questa lettera indicando la Risurrezione di Gesù come dono, a Giacomo dice: “Il cuore del tuo cammino è il Signore che chiama”. E il Signore, chiamandolo, consegna, regala la sua promessa, che è promessa di vita. Queste fondamentalmente è la chiamata di Dio: è la chiamata a vivere in pienezza la tua vita e a scoprire che è dono della promessa e dell’amore di Dio; allora, in forza di questa chiamata, si può seguire il Signore, si può camminare. Ma che cosa racconta la chiamata di Abramo, nella luce della promessa di Dio? Abramo impara a vedere l’opera grande di Dio nella sua vita.  Questa è la chiamata che Abramo vive e segue: lascia la sua terra per un paese che Dio gli indicherà, attende tutta la vita un figlio che non viene e, quando viene, sembra che Dio glielo chieda. Abramo impara nella fede e nella chiamata a scoprire l’opera di Dio, la grandezza dell’opera di Dio, l’amore dell’opera di Dio.

Credo che anche nella vita di Giacomo seminarista, la chiamata voglia dire imparare a vedere nella tua vita le grandezze che Dio sta compiendo, il bene che ti vuole, la passione che ha per te, l’amore che ti racconta e come lui ti sostiene e ti guida; questa è la chiamata e ti regala di vedere le belle cose che Dio fa nella tua vita.

Ma c’è un secondo “ingrediente”, e ce lo ricorda il Vangelo parlandoci di una eredità, di un tesoro (Lc 12,13-21). “Maestro” dice a Gesù “dì a mio fratello che divida con me l’eredità” e, più avanti, si dice che la vita non dipende da ciò che egli possiede, ma c’è una ricchezza, ed è una ricchezza scoperta, che si può viver male, come questo che chiede di dividere l’eredità. Il Vangelo indica, ci racconta che c’è un’eredità da scoprire, ed è un secondo “ingrediente” dell’Ammissione che Giacomo vive. Lo dico in modo semplice: scoprire l’eredità significa dire a Giacomo: “Guarda che sei bravo”. Ma “sei bravo” non è il complimento di uno che semplicemente sta facendo bene, ma è una parola che dice: “Giacomo, la tua vita è una ricchezza, c’è un’abbondanza di doni di Dio nella tua vita, c’è la bellezza della tua vita, c’è il dono della vita che hai avuto dei tuoi genitori”. Cioè: scoprire la ricchezza è un modo con cui guardare alla propria vita. Provate a pensarci tutti voi, provate a raccontare la vostra vita come una ricchezza. Dobbiamo farcela tutti: la nostra vita come una ricchezza!

E questo è un “ingrediente” per l’Ammissione di Giacomo, perché si può seguire il Signore e si può diventare preti solo se abbiamo la consapevolezza di avere dei doni per gli altri, di avere una ricchezza che possiamo vivere per gli altri. Allora, caro Giacomo, oggi nell’Ammissione sei confermato nella ricchezza che è la tua vita, nei doni che il Signore ti dà; e diventa invito a non smettere mai di cercare, nel tuo cammino, i doni che hai, la bellezza della vita, la gioia che ti è regalata e ti è augurata dal Signore.

Ma c’è un terzo e ultimo “ingrediente”, e lo scopriamo nella parabola che Gesù racconta di quest’uomo che ha un bellissimo raccolto, e lui dice: “Accumuliamo, accumuliamo”, e cosa capita? Capita che nella notte viene chiamato dal Signore; e il Vangelo dice: “A cosa è servito accumulare nella vita?”. Allora ecco il terzo “ingrediente” che nell’Ammissione viene ricordato a Giacomo: è l’ingrediente della condivisione; la logica di una vita che non è

accantonare, appropriarsi, accumulare per sé. La logica della vita e, soprattutto, la logica di chi vuole diventare prete, è la logica del dono, del condividere, del dare per gli altri. È quella logica che Gesù, in un altro passo evangelico dice e racconta come l’invito a morire a sé stessi, perché chi muore ritrova la vita, ha pienezza di vita. E un prete cosa deve fare? Un prete deve servire, deve perdersi, deve donarsi agli altri, deve guardare agli altri prima di preoccuparsi di sé; un prete deve essere un uomo di Dio che si dona pienamente alla comunità e ai fratelli e sorelle.

Dunque, questo brano di Vangelo che, evidenziando il rischio e la tentazione di accumulare, ci ricorda che, invece, siamo chiamati a donare, a condividere, rappresenta il terzo “ingrediente” dell’Ammissione. Per chi vuol diventare prete lo dice da subito: guarda che, se vuoi diventare prete, preparati a perdere la vita, preparati al dono, preparati all’andare, preparati alla obbedienza, preparati alla disponibilità, che è il dono della vita; ma è un dono che fa vivere. E mi sembra bello dirlo oggi, il giorno dopo la Giornata Missionaria Mondiale: è un invito alla missione. Oggi, se vogliamo vivere da preti nella Chiesa, dobbiamo avere uno sguardo grande, che va oltre i confini di dove siamo, perché è lo sguardo sulla Chiesa, sul mondo, sulla gente, sui poveri, per amare.

Buon cammino, caro Giacomo! Buon cammino nel continuare a sentire la chiamata di Dio e vedere le cose belle che fa nella tua vita; buon cammino nel custodire e riconoscere sempre la ricchezza che hai; e, infine, buon cammino di missione nella gioia di donare la vita e di amare chi ti sarà dato come compagno di strada.