Passione del Signore

Fratelli e sorelle nel Signore:

salvati dalla Croce Benedetta.

 

  1. Gesù in Croce per noi

Dalla Grotta di Betlemme[1] dove fu deposto appena nato, fino al “sepolcro nuovo” di Giuseppe di Arimatea[2], il Signore si è fatto carico della nostra umanità. Entrato nudo al mondo, nudo finì in Croce. Le povere donne dei pastori di Beit Sahour portarono a Maria le pezze usate dai loro bambini. Giuseppe “lo avvolse in un candido lenzuolo[3], prima di seppellirne il corpo.

Dio è giunto nel Regno della Terra, vivendo per sé la prima delle beatitudini, “Beati i poveri in spirito[4]: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori[5]. “Chi tra voi è senza peccato scagli la pietra per primo[6]: Gesù, ti sei fatto carico anche di me, peccatore! Ti sei misurato con la sofferenza del mondo, per riscattarla sulla Croce.

Il progetto di Dio, come descritto nel Libro della Genesi, è di offrire all’uomo e alla donna, capolavoro della Creazione, la felicità come stile di vita. La relazione è essenziale per ogni essere umano. Il dialogo, interrotto con il peccato originale, riprende con Gesù, Verbo di Dio. Il Figlio di Maria non perde la natura divina, ma si fa carico della natura umana, con tutte le sue miserie, eccetto il peccato, perché tornassimo capaci della felicità che non finisce. Divenuto uno di noi, negli anni della sua vita terrena, ha preso sulle sue spalle tutte le contraddizioni del mondo.

Questa sera noi ricordiamo il dolore di Cristo, beffeggiato e deriso, insultato e rifiutato perfino dal suo popolo che, pur attendendo il Messia secondo le Scritture, non riuscì a riconoscerlo quando lo ebbe davanti: eppure era in sinedrio, con gli scribi esperti della Legge e i capi del popolo. Caifa, sommo sacerdote per quell’anno, profetando disse loro: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera[7]. L’Evangelista aggiunge che l’intervento del sommo sacerdote era una parola ispirata da Dio.

Il popolo stesso, quel popolo che aveva accolto Gesù, il Vangelo e visto i miracoli è immagine di tutti noi, quando credendo di capire tutto, uniamo di fatto la nostra voce a quelli che, esaltati, chiesero, per Gesù, la crocifissione.

 

  1. Il sepolcro nuovo

San Giuseppe fu pieno di rammarico per l’insensibilità dei suoi parenti – egli proveniva dal piccolo paese di Betlemme –; provava infatti a difendere il piccolo neonato dal freddo del villaggio. Un altro Giuseppe, quello d’Arimatea, lo raccolse dalla Croce e lo depose nel suo “sepolcro nuovo”. Questa è l’icona della carità: Dio ci mostra, nel suo Figlio unigenito, tre nessi fondamentali della nostra salvezza. Il Signore si lascia coinvolgere nella storia umana, perché sia assicurata la salvezza a tutti; non si lascia impressionare dalle bassezze di cui siamo capaci; infine, riapre le porte del Cielo – la Salvezza è la gioia –, rendendo possibile, per l’umanità intera, essere di famiglia con il Figlio di Maria, che ci ha scelti come suoi fratelli: “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre![8].

Non è dunque pensabile che Dio non abbia misericordia per quanti sono prostrati dalla prepotenza e dalla violenza altrui per i figli di Abramo, che siamo noi, in compagnia degli Ebrei e degli Arabi, per i figli di Sara e figli di Agar, per le donne discriminate e oltraggiate e per le famiglie violate in ogni parte del mondo, per quelli che non sono riusciti a essere buoni e per quelli che si manifestano cattivi, ma sono recuperabili alla logica del Vangelo. Dio non si ferma neppure di fronte agli orrori, alla Shoà, alle dittature dell’economia e della politica.

Il serpente antico aveva illuso Eva e guastato il mondo per invidia e cattiveria. Con il suo intervento, ottenne di rovinare i rapporti dell’uomo con la donna che era stata voluta da Dio. “Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»[9]. L’uomo perse la sua fortezza quando, invece di difendere Eva, l’accusò come colpevole del male. Dalla rottura dei rapporti, nella famiglia primitiva nacquero violenza, discriminazione e concupiscenza. Caino uccise per invidia Abele, suo fratello; l’umanità si divise per interesse: gli uni discriminarono gli altri e nacquero le guerre; quegli antichi responsabili della storia cercarono il piacere per sé e ridussero le donne a oggetto, come dice Genesi: “ne presero per mogli quante ne vollero[10].

San Giovanni Paolo II ci ha insegnato a riconoscere che, senza la Croce di Gesù che salva e libera, il mondo intero è diventato il “Monte delle croci: “La Croce è stata… per la Chiesa una provvidenziale fonte di benedizione, un segno di riconciliazione fra gli uomini. Essa ha dato senso e valore alle sofferenze, alla malattia, al dolore. Ed oggi, come in passato, la Croce continua a seguire la vita dell’uomo. Ma la Croce è, al tempo stesso, anche una “esaltazione”. Annunciando la sua morte sul Golgota, la morte cioè di Croce, Cristo ha detto: «Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo» (Gv 3, 14)[11]. Se unisci la tua prova alla Croce del Signore, innalzi davvero la tua umanità, divenendo anche te libero e forte. Il giorno di oggi, in cui si ricorda la morte di Cristo, ci apra ancora la via del Paradiso.

Anche il popolo del nostro tempo conosce un monte di croci, ve ne sono di tutti i generi e qualità: non sono croci di salvezza, bensì di morte. Non, di per sé, due legni incrociati a causa di sofferenze infinite, che tormentano la gente che non sa aiutare e farsi aiutare dagli altri.

La Croce di Cristo ha trasformato lo strumento di sofferenza e di morte in segno prezioso di amore, per ricordare a tutti che “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” si può riscattare il mondo. Animato dallo stesso amore di Gesù, puoi cancellare la porzione di male che ti sta di fronte e, attraverso la carità, far comprendere a tutti il senso della Salvezza, chiamare tutti a collaborare per l’ecologia dello Spirito, che è pienamente espressa nella Croce del Signore. Questo è il “sepolcro nuovo” che dà senso di speranza a quanti, per mancanza della fede, non si mettono all’opera, magari con lo studio e la scienza, per aiutare l’uomo del nostro tempo, portando avanti quello che Gesù ha iniziato.

I cristiani di Roma posero al centro delle loro chiese la “crux gemmata”. Se ti riesce fare quest’operazione, si riscatta il male del mondo e si fa che la nostra vita sia sempre più a immagine della Gerusalemme del Cielo.

 

  1. La vita è un cammino

Con gli occhi della fede, la storia è un pellegrinaggio. Ciascuno di noi è un “homo viator”. Sant’Agostino insegna che ciascuno di noi è come un pellegrino che resta meravigliato di fronte alle bellezze del mondo, la qualità di quanto incontra, ma sarebbe poco saggio che in questo viaggio nel tempo dimenticasse quanti lo attendono nella Patria del Cielo. “Usa del mondo senza diventarne schiavo. Ci sei venuto per compiere il tuo viaggio: ci sei entrato per uscirne, non per restarvi. Sei un viandante, questa vita è soltanto una locanda[12].

Le palme nel deserto significano la nostra volontà di uscire dall’aridità del presente e trovare l’oasi dove rinfrancarci. Questo è il senso dell’accoglienza di Gesù a Gerusalemme, le palme in mano. Perché il Signore al suo passaggio ci risani è necessario che l’animo si distenda in umiltà; solo allora Dio potrà aiutarci a ricostruire.

È il tema della “crux foliata” dell’antica tradizione dei Padri armeni. L’albero della Croce è vivo. Porta frutti come il melograno: nessuno sa, prima d’aprirlo, quanti grani ha un melograno: il frutto dalla corteccia amarissima e dai grani dolcissimi, che dissetano dalle fatiche della storia.

Le difficoltà del tempo presente non sono né maggiori né minori di quelle del passato. Gli amici del Signore crocifisso non temono di doversi anche loro far carico della croce ogni giorno, secondo le proprie capacità e sempre con l’aiuto di Dio.

A quanti assumono un ministero, la Liturgia della Chiesa ripete anche questa sera: “Amate di amore sincero il corpo mistico del Cristo, che è il popolo di Dio, soprattutto i poveri e gli infermi. Attuerete così il comandamento nuovo che Gesù diede agli Apostoli nell’ultima cena: amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi[13].

Il nostro grande pittore, Piero della Francesca, ci aiuta questa sera a ricordare che la Croce è sempre pesante; si riesce ad alzarla, se sappiamo metterci insieme tra generazioni. Al giovane forte compete il sudore di costruire il nuovo con la passione e con l’amore. All’uomo maturo di ingegnarsi, con gli strumenti che gli sono dati per alleviare la fatica. All’anziano tocca di mettere mano all’opera comune, perché la Croce non cada nell’inutile e nella disperazione di aver faticano invano[14].

[1] Cfr. Protovangelo apocrifo di Giacomo, XVII-XVIII

[2] Cfr. Mt 27, 59-60

[3] Mt 27, 59

[4] Mt 5,3

[5] Mc 2, 17

[6] Gv 8, 3

[7] Gv 11, 49-50

[8] Gal 4, 6

[9] Gen 2,18

[10] Gen 6,2

[11] San Giovanni Paolo II, Omelia presso il Monte delle croci in Lituania, 7 settembre 1993

[12] Sant’Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, 40, 10

[13] Pontificale Romano, Esortazione all’istituzione degli Accoliti

[14] Cfr. Piero della Francesca, Sollevamento del legno della Croce, seconda scena dall’alto alla destra della grande finestra dall’arco a ogiva, Basilica di San Francesco in Arezzo