Omelia dell’Arcivescovo nella Chiesa Cattedrale

Messa in Coena Domini

1° aprile 2021

Fratelli e Sorelle nel Signore,

Il popolo di Dio si riunisce, questo pomeriggio, per fare memoria dell’istituzione dell’Eucaristia del Sacramento dell’Ordine.

 

  1. Nel Cenacolo, la nuova Pasqua realizzata da Gesù

Il Signore disse a Mosè: “«Ho osservato la miseria del mio popolo… e ho udito il suo grido… conosco infatti le sue sofferenze… Sono sceso per liberarlo… per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso»”[1]. Questo è il progetto di Dio, che ci vuole bene e non rimane indifferente verso la tribolazione, che ancora una volta stiamo subendo con la miseria di molti e la terribile pandemia che tutti coinvolge. Cambiano gli attori, ma la trama della storia è sempre la stessa. Turbare l’ordine del creato, sfruttare i più deboli, approfittarsi del potere, pur di ricercare la ricchezza, rende il mondo disumano e inabitabile.

Mosè, di fronte al roveto ardente[2], è un’immagine molto cara a tutto il popolo di Dio. I piccoli, i poveri varie volte nella storia hanno perso la capacità di chiedersi il perché delle cose e di accorgersi chi sono, cosa vogliono, che è il progetto del Signore, con il linguaggio perenne di chi si fa bambino che cerca la terra dove scorre “latte e miele[3], come il piccolo che hai generato e che vive con te ti fa fare un passo indietro per ritrovare la giustizia e la pace, prima di tutto dentro di te, se vuoi liberarti dal peccato e uscire dal male, per costruire una storia diversa. Papa Francesco ci insegna, che la sofferenza di molti proviene dal disimpegno e dal disinteresse per gli altri. Dio ci chiede di accorgerci ancora che siamo tutti fratelli, se non abbiamo paura di fare la parte nostra, magari con fatica.

I figli di Abramo, nei secoli, hanno ritrovato la loro identità nel cammino, nel progetto di vita che ci fa comunicare, percepire una fraternità perduta. “Non abbandonarci alla tentazione” è la preghiera che Gesù ci ha insegnato; è ritrovare il gusto di riscoprire che Dio è un padre buono e capace di provvedere, rispettoso della dignità dei propri figli. Il Signore ci propone l’alternativa ci chiama a esprimerci con la vocazione con cui aggrega il suo popolo.

La Santa Cena che condividiamo oggi pomeriggio con Israele antico è la memoria della Pasqua, questa uscita, che la Parola di Dio seguita a chiedere a ciascuno di noi: non dimenticare che Dio ci libera dal male, ma vuole farlo insieme con noi.

 

  1. La novità della Pasqua

Anche Gesù rispetta la norma della memoria di Pasqua, cioè costruire l’alternativa nel cammino verso il nuovo. “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: «Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?»”[4].

Amico che mi ascolti, ci sei te tra i discepoli del Signore? Attento: cogli la parola del Vangelo nella pienezza del suo significato, un cammino verso Gerusalemme, la Città della giustizia e della pace. Guarda, sono dodici i commensali del Cristo nel Cenacolo, dodici come le tribù d’Israele antico.

Nel tradimento di Giuda muore l’efficacia di un rapporto formale con Dio, fatto di norme e di riti, e nasce Israele nuovo, dove il Signore conversa amabilmente con Adam e Ishà, gli uomini e le donne della Terra: “udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno[5].

Si pone ancora stasera la questione del sacrificio di Isacco: “Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!»[6]. Il tredicesimo a tavola è l’agnello pronto al sacrificio, Gesù stesso. Come hai ascoltato, Dio provvede.

Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo… Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno[7].  Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. Il sangue versato, nella tradizione ebraica, è la vita donata. Dal Sangue versato dal costato di Cristo sulla Croce nasce la Chiesa che siamo noi. Questa è la logica del sacrificio della Nuova Alleanza.

Stasera, al calar del sole, in ogni parte del mondo dove c’è la Chiesa si ascolta questa Parola, si rinnovano questi gesti. La Nuova Alleanza diventa reale, se ciascuno di noi comunica al sacrificio di Cristo, impegnandosi a diventare, di giorno in giorno, sempre più capace d’amore, e se ci facciamo carico dei fratelli che sono in difficoltà, nel dolore, oppressi dall’egoismo degli altri, vittime di una malversazione dell’ordine del creato e genera. Gli scienziati ci diranno come questo terribile virus che ha generato la pandemia si sia diffuso.

Se vuoi partecipare al sacrificio di Cristo – Sacerdote e vittima della Nuova Alleanza –, vivi questa Eucaristia come l’Esodo del popolo di Dio dall’Egitto, mangiando la Pasqua. Fatti posto alla Cena pasquale, “al piano superiore una grande sala con i tappeti[8], sciogli i tuoi nodi nel Sacramento della Riconciliazione: che Pasqua è se non riconosci e chiedi perdono dei tuoi peccati? è questa la via che ci ha insegnato il Signore per recuperare la fraternità.

 

  1. L’uovo di Pasqua

Come vi dicevo nel mio messaggio di Pasqua: “pensare e pregare sono gli strumenti che noi cristiani suggeriamo a tutti, perché finalmente possa edificarsi il nuovo”. Una Chiesa nuova figlia del Vangelo perenne, una Chiesa in uscita per andarci a cercare quelli che, forse per inadempienze nostre, non sono con noi.

Molti, anche cristiani, dicono una terribile bestemmia: “oramai”. Pare che un tempo tutto fosse meglio; la Chiesa, con le forme con cui si esprimeva, alcuni pensano che fosse meglio di quella di oggi. Anche tra i preti, c’è qualcuno che vede con poca speranza il futuro del nostro servizio ecclesiale, come se la gente fosse diventata impermeabile alla Grazia di Dio.

San Demetrio di Rostov, insigne testimone della tradizione russa, invita a recuperare il senso originario delle uova di Pasqua. Anche nella tradizione popolare russa, l’uovo è il simbolo della Pasqua. Ogni uovo, all’occhio superficiale, assomiglia a un sasso, una natura morta. Il pulcino che vi sta dentro, con il tempo e l’ambiente giusto, riesce a infrangere il guscio che lo teneva prigioniero e a conquistare un mondo mai visto prima. Dai nome ai gusci e chiediti cos’è che tiene prigionieri i ragazzi del nostro tempo, quali sono le condizioni culturali per rinnovare questa Chiesa aretina per far scoprire loro la sfida della Resurrezione di Cristo.

La musica nuova che stasera si canta in questa Cattedrale sui ritmi del Salmo 115, per la via del bello, riaccenda la speranza di tutti noi.

C’è un dovere che San Paolo ci chiede di compiere, di fare lo stesso con i tuoi figli quello che l’Apostolo delle genti ha fatto nei suoi viaggi apostolici: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga[9].

Questa Chiesa si rialzerà ancora in piedi se riuscirà a trasmettere alla generazione nuova, ai tuoi figli, quello che hai ricevuto e fatto tuo nei momenti migliori. Ogni famiglia torni ad essere una storia d’amore. La presenza di Gesù, la condivisione della vita della tua comunità, il sereno rapporto con Dio genera famiglie cristiane nuove e dà vita a quella missione cristiana che affascina i nostri giovani, laddove si rendano conto del privilegio di essere partecipi del sacerdozio di Cristo per tutta la vita.

Proviamo questa sera, con una preghiera intensa, che la logica del servizio, anche nella politica, prevalga sulla tentazione del potere.

Il peccato di Giuda non fu quello di aver venduto Cristo, ma di non aver creduto possibile d’essere perdonato. Nella Tradizione cattolica, questo è il giorno giusto per riconciliare i peccatori con Dio. La Croce di Cristo è pesante, ma, per innalzarla ancora, trova quello che puoi fare: se sei forte, se sei abile, se, mettendoci le mani, riuscirai ad alzarla, salverai ancora una volta questo mondo[10].

[1] Es 3, 7-8 passim

[2] Es 3, 2-4

[3] Ibidem

[4] Mc 14, 13-14

[5] Gn 3, 8

[6] Gn 22, 7-8

[7] Eb 4, 14.16

[8] Mc 14, 15

[9] 1Cor 11, 26

[10] Cfr. Piero della Francesca, Sollevamento del legno della Croce, Basilica di San Francesco in Arezzo