Pasqua 2026

Omelia del Vescovo in Cattedrale di Arezzo
05-04-2026

L’annuncio di Pasqua ci consegna dei “quadri”, delle scene che ci raccontano la meraviglia, la sorpresa, l’entusiasmo, le domande, la corsa, la novità del sepolcro vuoto e quindi dell’incontro con la vita, dell’attesa del risorto, del trionfo della vita sulla morte.
Ne abbiamo testimonianza nella pagina evangelica.
Maria di Magdala per prima va al sepolcro e lo vede spalancato e vuoto; allora corre dai discepoli e Pietro e Giovanni corrono al sepolcro per vedere anche loro. La sorpresa è grande, le domande pure, ma la verità si fa strada nel cuore, come per Giovanni che, dice il vangelo, “vide e credette”.
E’ Pasqua, il sepolcro di allora ancora oggi è vuoto perché il Signore, il crocifisso è vivo, è risorto e lo possiamo incontrare.

L’incontro con il Risorto lo possiamo scoprire, accogliere, vedere in tanti quadri e storie di vita.
Ne vorrei condividere alcuni che sono pagine vive di vangelo e di annuncio della Risurrezione, sono pagine di vita che hanno il profumo e la gioia della Pasqua.

Chiara Mocchi, insegnante di francese di Trescore Balneario, accoltellata da un ragazzino, un suo studente. Abbiamo sentito tutti questa notizia. Ma ancor più sorprendente è la reazione della professoressa, scritta anche come lettera ad un giornale, nella quale consegna parole di perdono e di amore. Lei che poteva essere piena di risentimento e magari con spirito di rivalsa o forse vendetta, ha invece parole che desiderano il bene anche di chi l’ha aggredita.
Così scrive: “Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte, verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché… Se il Signore vorrà concedermelo tornerò in classe, tra i banchi… tornerò… a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili… perché insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”.
Sono parole di speranza e di perdono, di sguardo al futuro e al bene, di fiducia verso i giovani…
E ascoltando questa insegnante ci sentiamo a Pasqua, nella luce del Signore che è risorto.

E ricordate la strage di Cras Montanà all’inizio dell’anno? Tantissimi adolescenti, ragazzi che voleva fare festa e avevano davanti a loro la vita intera sono morti in un assurdo incendio. E tanti altri ne porteranno le ferite per sempre. E con loro nel cuore, sono morti anche i loro genitori… Una immane tragedia.
Eppure anche da una tale sofferenza stanno nascendo esperienze di bene e di futuro, di amore e di condivisione.
E’ commovente sentire la testimonianza di alcuni di quei giovani che erano nel locale che si sono dati da fare per “salvare”, aiutare altri come loro. Chi è entrato a cercare la fidanzata, chi a chiamare l’amico che era ospite a casa.
E poi alcuni genitori, feriti nel profondo, hanno pensato di trasformare quel dolore immane in una possibilità e un progetto di bene, dando vita a fondazioni che vogliono regalare futuro e possibilità ad altri giovani. E così nasce la borsa di studio in memoria di Emanuele, e un’altra iniziativa a ricordo di Riccardo, un’altra ancora per ricordare e promuovere la memoria di Chiara, con una singolare iniziativa chiamata “borse di sogno”. Da tanta sofferenza sta fiorendo una molteplicità di bene e di condivisione che lascia intravvedere nel buio di quel sepolcro che è stato a Cras Montanà le prime luci dell’alba di Pasqua. E anche qui si sente l’eco del Signore risorto.

Penso anche alla celebrazione di giovedì scorso, la messa in Coena Domini e anche quella di stamattina in carcere. Si potrebbe pensare che lì ci sono quelli che hanno sbagliato. E cosa devono meritarsi? Eppure, senza dimenticare anche coloro che sono vittime di un reato a cui va il nostro pensiero, incontri lì tante storie di vita, tante sofferenze, difficili speranze…
E con loro la presenza di tanti volontari che portano il bene tra le celle dei carcerati… Ma soprattutto con loro Gesù. Era giovedì sull’altare, al centro di tutto e di tutti, con un silenzio che palpitava di domande e di preghiera. Gesù lì, al centro, in carcere, che a tutti diceva: Ti amo. Ed era lì il Risorto.
E’ la Pasqua.

Potremmo proseguire con questi quadri pasquali. Forse anche voi potreste raccontarne qualcuno. Mi piacerebbe chiedervi di pensarti, di ritrovare nella vostra vita, nella vostra esperienza una storia di vita che racconta la Pasqua. Sarebbe bello raccontarcele tra di noi, magari anche oggi a tavola, con gli altri che fanno festa e tu… regali a tutti una bella storia di Pasqua, una della nostra vita… perché lì c’è il Risorto.

Ma di un ultimo quadro non possiamo dimenticarci.
La tua vita, la tua storia. E’ una realtà, la tua vita, fatta di progetti, di speranze, qualche sofferenza, è fatta di relazioni riuscite e qualcuna ferita, è fatta di volti e di storie. E’ la tua vita.
E nella tua vita dove è Pasqua? Dove incontri il Signore che porta la vita, che rimette in piedi, riapre l’orizzonte della speranza? La tua vita può davvero essere Pasqua…
Allora raccontala. E magari nel raccontarla ti accorgerai del tesoro che porta con sé, della luce che oggi la attraversa, dell’amore che la rianima sempre e la apre agli altri, della voce di Lui, del Signore che è vivo e ti dice: “Non temere. Vivi, e annuncia nella tua vita la luce e la novità sorprendente della Pasqua”.
Allora e solo allora… sarà davvero Pasqua.

 

+ Andrea Migliavacca