Messa in Coena Domini 2026

Omelia del Vescovo in Cattedrale di Arezzo
02-04-2026

Inizia con questa Eucaristia una grande celebrazione che non si concluderà oggi, ma ci porterà alla grande Veglia pasquale, sabato notte, per vivere l’itinerario di Gesù verso il Calvario, verso il dono della vita sulla croce per diventare poi testimoni della sua resurrezione, del sepolcro vuoto.

In questa sera viviamo la memoria eucaristica dell’ultima cena del Signore.

Ce ne ha parlato San Paolo nella lettera ai Corinzi, richiamando che in quella ultima cena Gesù ha donato per noi il suo corpo nel pane e il suo sangue nel vino, preludio e immagine del dono di amore della croce.

E l’evangelista Giovanni ce ne parla raccontando che in quell’ultima cena il Signore Gesù ci ha lasciato un esempio, chiedendo di fare come ha fatto lui. Si tratta del gesto del suo lavare i piedi agli apostoli, il gesto del servo, del dono, di chi ama. E la croce sarà il compiersi di questo dono perfetto e totale di amore.

Queste realtà così decisive e vitali avvengono in una stanza, una sala al piano superiore, ci dice qualche evangelista, il cenacolo.

Questa stanza è l’ambiente in cui viene celebrato l’evento più importante della storia. E da qui, dal cenacolo, parte un cammino nuovo, inizia già l’avvento della luce di Pasqua, del trionfo della vita.

Dal cenacolo si riparte, dal cenacolo dobbiamo ripartire e lasciare che il cammino che faremo sia illuminato e abitato dal dono di quell’ultima cena, nel cenacolo. Ecco: ripartire dal cenacolo. E’ questo il messaggio e l’invito, il dono e l’avventura.

Anche nella prima lettura si narra di una partenza. E’ la notte dell’Esodo, della liberazione dalla schiavitù d’Egitto e da quella notte con la mano liberatoria di Dio, il popolo riparte, si mette in cammino. E si può vedere in questo partire una profezia della vera novità di vita che parte dal cenacolo.

Ripartire dal cenacolo vuol dire anzitutto ricominciare e vivere da chiamati, da scelti.

Infatti per essere a quell’ultima cena occorreva far parte del gruppo di Gesù: i dodici e alcune donne con loro. Sono persone scelte, chiamate, amate dal Signore.

Per noi ripartire dal cenacolo vorrà dire vivere scoprendo ogni giorno che la nostra è una vita amata, e dal Signore è sempre attuale la chiamata a vivere, la chiamata per vivere in pienezza.

Ripartire dal cenacolo vuol dire ripartire con il dono dell’Eucaristia, il pane e il vino consacrati.

L’Eucaristia è la presenza del Signore Risorto ed è promessa di vicinanza, di condivisione, di compagnia di Dio con la nostra vita, con noi.

Ripartire dal cenacolo con l’Eucaristia allora vuol dire sapere che nel cammino di vita non siamo mai soli, ma la vicinanza e il camminare con noi del Signore Gesù è vero segno di consolazione, di speranza, di condivisione, di pace. Ripartire dal cenacolo ci dice: non sei solo.

Ripartire dal cenacolo vuol dire aver visto e accolto l’esempio di Gesù e fare come lui. Ha lavato i piedi, si è messo nella condizione di servo e in quel gesto ha riassunto la missione e lo stile della sua vita. Gesù per tutta la sua vita, fin sulla croce, ha servito. Il servire di Gesù esprime il suo amore che si dona.

Ripartire dal cenacolo con questo esempio vuol dire scoprire la consapevolezza che quel gesto Gesù lo fa con noi e quindi non può mancare lo stupore, la meraviglia, la gratitudine, la gioia.

Ma ci è chiesto anche di fare come lui: ripartire dal cenacolo allora vorrà dire vivere sapendo amare, cercando di amare e di donare la nostra vita.

Dal cenacolo Gesù e i suoi usciranno per andare nel giardino degli ulivi, dove Gesù si metterà in preghiera, solo, nel silenzio e nel dolore di quanto gli sta accadendo.

Ripartire dal cenacolo allora vuol dire accompagnare Gesù nel Getzemani, nel silenzio del suo dialogo con il Padre ed è invito rivolto a noi di stargli vicino.

Questo ripartire dal cenacolo ci porterà in tutti i luoghi della sofferenza e della povertà che nel Getzemani bene avrebbero trovato collocazione. E accompagnando Gesù fuori dal cenacolo egli ci porta necessariamente in questi luoghi di vita feriti.

Ripartire dal cenacolo invita a vivere uno stile dell’essere umani e credenti che può rinnovare la Chiesa e il mondo in cui viviamo.

Consapevoli della nostra vita che è amata, con la compagnia del Risorto che cammina con noi, invitati a vivere l’amore, la carità, il dono e visitando tutte le croci del mondo. Così possiamo ripartire dal cenacolo.

Sappiamo che questo cammino porterà Gesù sulla croce, ma ancora di può a dimorare in un sepolcro che ben presto sarà vuoto e annuncio di resurrezione.

Ogni tanto però bisognerà tornare nel cenacolo.

Bisogna essere lì quando viene dato il dono dello Spirito santo.

E ritroviamo il cenacolo in ogni Eucaristia, soprattutto quella domenica.

Per camminare con lo stile sopra richiamato il cenacolo va anche abitato e dobbiamo andarci noi per vivere la celebrazione Eucaristica da cui partirà tutto.

Buon cammino… e appuntamento nel cenacolo… da cui partire. Lì ci si potrà certamente trovare.

 

+ Andrea Migliavacca