Funerale don Agapito

Orciolaia, Arezzo
22-02-2023

La morte è sempre carica di interrogativi e di tristezza.

Ci si chiede il perché della morte e di certe morti e ci si domanda il senso della vita, del soffrire, delle relazioni, di quel che abbiamo fatto e magari di quel che non si è fatto.

Così, la morte di don Agapito, per tutti noi è carica di interrogativi e tristezza.

Ci sentiamo tutti presso la croce di Gesù, come ci racconta il vangelo.

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala”. E sotto la croce questo è quanto vivono quelle persone tra cui la Madre del Signore: Gesù, “chinato il capo, consegnò lo spirito”.

Di fronte alla morte si è come sotto la croce di Gesù. L’aria è densa di tutto il dramma e dello sconforto, del dolore di questo distacco, ma la pagina di Vangelo in questa scena drammatica ci consegna un dono di speranza e di luce. E’ da quella morte che scaturirà la vita, l’amore. Così come Gesù indica a Maria e al discepolo amato: “Donna, ecco tuo figlio”,  e al discepolo “ecco tua madre”. Sotto la croce il dono di Gesù, in questa relazione nuova, è l’amore, un amore che genera la vita, che custodisce la vita.

Di fronte alla morte di don Agapito, tutti noi sgomenti, si sta come presso la croce di Gesù. Ma la sua parola, quella che Gesù pronuncia dalla croce, anche per noi, anche per don Agapito è parola di vita, parola di amore. Gesù dalla croce ci indica la strada che è quella di leggere gli eventi, anche drammatici, della vita, anche la morte di don Agapito nello sguardo dell’amore, di un Dio che ama e che non abbandona nella morte, neanche in quella più drammatica che possa accadere. Ogni morte è abbracciata dalla croce di Gesù, è abbracciata dall’amore di Gesù e non può che scaturirne vita.

La morte di don Agapito, drammatica, incontra l’abbraccio del crocifisso, di Colui che ama, di Colui che è ricco di misericordia e che in questo abbraccio accoglie nel suo cuore, a casa sua, nel regno della vita.

Sotto la croce, presso la croce c’è anche tutta la comunità parrocchiale dell’Orciolaia. Conosco la sofferenza di tutti voi e posso solo annunciarvi che dal crocifisso, per noi, per voi, l’abbraccio è quello della consolazione e del dono di speranza, di una luce che deve accompagnare i passi futuri. La diocesi, anche io, vi accompagneremo.

Sotto la croce, presso la croce c’è tutto il presbiterio diocesano, i presbiteri. Tutti colpiti da questo lutto, ma tutti confermati nella fede e nella speranza. Gesù il crocifisso ci benedice tutti e ci consola con il balsamo del suo amore.

Sotto la croce ci sono i familiari di don Agapito, e anche la comunità presbiterale tanzaniana che da quella terra africana si è fatta viva con me per condividere il proprio cordoglio.

Abbiamo ascoltato la pagina di Geremia che racconta la sua vocazione. E’ il racconto di un uomo, giovane, chiamato da Dio e da Lui inviato: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato”. Un uomo con tanti timori e debolezza probabilmente, tanto che Dio deve incoraggiarlo con insistenza: “Non avere paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti”; “Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca”.

La pagina di Geremia ci invita a guardare la vita come ad una esperienza di chiamata di Dio, fin dalla nostra nascita. Anche la vita di don Agapito è il dispiegarsi di tante chiamate di Dio.

Nato nel 1972 in Tanzania, viene ordinato prete nel 2003 e inviato per studi a Roma, dove collabora anche con Radio Vaticana. Li conseguì la laurea in teologia pastorale. Approda nella diocesi aretina nel 2011, con il susseguirsi di diversi impegni pastorali, fino al recente approdo alla parrocchia dell’Orciolaia. Don Agapito era persona molto dolce, mite, cordiale e capace di ascolto. E’ stato un prete davvero al servizio per la diocesi, per i fedeli, con spirito di obbedienza e di sacrificio, con un impegnativo cammino anche con se stesso. In questi giorni tante persone mi hanno raggiunto per raccontarmi di lui tante cose belle, soprattutto la sua disponibilità e dolcezza d’animo e il suo cuore di pastore. Un racconto che era accompagnato da tanta gratitudine per lui e dal dolore di questo distacco.

In tutto questo cammino di vita di don Agapito vediamo il succedersi e il rinnovarsi delle chiamate di Dio e ognuna di queste chiamate, di queste tappe di vita, hanno mostrato un Dio che chiama amando, dando fiducia, accompagnando il percorso su cui si è avviati.

Anche la morte è accompagnata da una chiamata.

Pensiamo e speriamo che anche la morte di don Agapito abbia misteriosamente incontrato un Dio che nuovamente chiama ed è sempre chiamata alla vita, chiamata nell’amore.

Avrà detto a don Agapito il suo Signore: “Non avere paura… perché io sono con te per proteggerti”. E’ una parola che inonda di misericordia anche le cadute della vita, anche le nostre povertà, perché Dio ci guarda solo e sempre amandoci. Così è lo sguardo di Dio per don Agapito.

Buon cammino don Agapito, e lasciati abbracciare dall’amore infinito di Dio.