1. Il cammino della Quaresima, lo sappiamo, è un itinerario di conversione. Potremmo rendere questa parola, conversione, in tanti modi; il primo ce lo suggerisce lo stesso libro del profeta Gioele nel brano che abbiamo ascoltato, “ritornate a me con tutto il cuore”: la conversione come un rimetterci in cammino per andare a incontrare il Padre, a incontrare Dio.
Così come potremmo rendere la conversione con l’immagine del cambiare direzione, che vuol dire cambiare vita, rinnovare la vita, finalmente.
Ma la conversione, che è dono e a cui siamo invitati nel cammino della Quaresima, è anche un rinnovare lo sguardo, rinnovare il nostro vedere e osservare. In qualche modo, se noi rinnoviamo lo sguardo, cambia la vita, cambiano le relazioni e le situazioni che incontriamo.
Potremmo esprimere questa immagine del rinnovare lo sguardo in un altro modo: si tratta di cambiare punto di vista. Forse ci capita anche nella nostra vita, nelle questioni ordinarie che ci possono accadere: abbiamo la nostra idea, i nostri progetti, e a volte, se abbiamo il coraggio di cambiare punto di vista, cambia quello che vediamo, la comprensione che ne abbiamo, si rinnovano le situazioni, a volte si capisce meglio che cosa c’è nel cuore di una questione e di una situazione.
E allora vorrei proprio seguire questo pensiero che ci invita, nella Quaresima, a rinnovare e a cambiare il nostro punto di vista; interpretando la conversione in questa luce, essa è un nuovo sguardo, un nuovo punto di vista sulla vita, sulle situazioni, sui nostri progetti, sul mondo.
2. Come cambiare punto di vista? Quale suggerimento ci viene dato dalla parola di Dio. Vorrei raccoglierlo innanzitutto dalla pagina di Vangelo, che ci presenta i tre “pilastri” del cammino verso il Signore, del cammino di conversione e, per noi, della Quaresima.
I tre grandi pilastri sono l’elemosina, cioè la carità; la preghiera, vale a dire l’incontro con il Signore; e il digiuno, potremmo dire l’essenzialità della vita. La carità che è l’amore; il rapporto con Dio nella preghiera; e una vita che diventa essenziale, semplice, anche attraverso il digiuno.
Sono i tre grandi “pilastri” del nostro cammino quaresimale; sono anche le tre esperienze che ci consentono di rinnovare il nostro punto di vista.
In fondo potremmo dire: perché fare l’elemosina, perché vivere la preghiera, perché osservare il digiuno? Per cambiare punto di vista, per rinnovare il nostro sguardo e così vivere davvero la conversione.
3. E allora seguiamo questi tre pilastri, anzitutto l’elemosina, la carità.
Sappiamo che noi impariamo l’amore, impariamo la carità – ce lo dice bene il Vangelo – non attraverso i ragionamenti, i convegni, le riflessioni, gli approfondimenti, ma con l’elemosina, cioè con la concretezza di un aiuto che possiamo dare a chi ne ha bisogno; l’elemosina ci invita a guardare alla carità non in modo teorico, ma come realtà vera, operativa, concreta nella nostra vita.
L’elemosina, la carità… In che modo, l’elemosina è capace di darci un nuovo punto di vista? Ecco, l’elemosina è, nella immagine, una mano tesa verso qualcun altro: allora vuol dire che ti accorgi che c’è qualcun altro accanto a te; e non solo: ti accorgi che le persone che sono con noi possono avere dei bisogni, necessità, possono trovarsi in povertà nella sofferenza: allora l’elemosina è quel gesto concreto che ti aiuta ad accorgerti dell’altro, è cioè un nuovo punto di vista; è quello sguardo che ci aiuta a riconoscere la presenza, il bisogno, le necessità di chi ci è accanto, di chi è nel bisogno. Soprattutto l’elemosina rinnova il nostro sguardo e ci offre un nuovo punto di vista, perché la persona a cui fai l’elemosina è tuo fratello, è tua sorella. Questo è il nuovo punto di vista, il nuovo sguardo nella conversione che ci regala l’esperienza dell’elemosina: non è semplicemente un aiuto che diamo agli altri, non è solo solidarietà che possiamo vivere, ma l’elemosina è capace di cambiarci lo sguardo, di rinnovare il punto di vista e vedere che quello è nostro fratello.
Quel povero, quello straniero, quel disabile, l’emarginato, quello di un’altra religione è tuo fratello; allora ecco il nuovo punto di vista: non vedrò più il povero, l’immigrato, l’emarginato, ma vedrò un mio fratello, una mia sorella, ed è davvero un nuovo punto di vista nella vita.
4. Poi abbiamo la preghiera; la preghiera è immagine del rapporto con Dio, della relazione con Dio. E la preghiera è, anche qui nella concretezza, non semplicemente un pensare la religione, vivere la religione, avere una idea di chi è Dio e dell’esistenza di Dio, ma la preghiera, ancora una volta, è, nella concretezza, la tua relazione con Dio, il tuo metterti in ascolto della parola di Dio. E allora anche la relazione con Dio, la preghiera, l’ascolto della parola di Dio rinnovano lo sguardo, ci regalano un nuovo punto di vista; e qual è il nuovo punto di vista che ci regala la preghiera? È il punto di vista di Dio, cioè: è come vede Dio.
Allora, riguardo alla nostra vita, alle nostre faccende, ai nostri progetti, al mondo in cui viviamo, alle problematiche che affrontiamo, alle gioie e alle sofferenze del nostro cuore, il regalo e lo sguardo rinnovato, il nuovo punto di vista, è cogliere cosa vede Dio, qual è la parola di Dio su quello che noi stiamo vivendo; che non è solo una parola che ci viene donata, ma è la parola di Dio ed è lo sguardo di Dio, ci dice che è con noi, cammina con noi.
Il punto di vista di Dio è la croce, non è fuggire dalla sofferenza e dalla morte nel dono che è amore, ma è stare su quella croce, cioè stare sulla croce di ogni uomo e di ogni donna su questa terra.
Ecco: lo sguardo di Dio ci dice che Lui è con noi; allora, in qualunque situazione noi viviamo, possiamo avere lo sguardo di Dio, che è quello di chi scopre la sua compagnia, la sua vicinanza, che lui ti accompagna, che è con noi. E quando nella vita riusciamo ad avere il punto di vista di Dio, viviamo davvero un’esperienza di conversione.
5. Infine il digiuno; ancora una volta la concretezza, non semplicemente l’invito a rendere semplice la nostra vita, a cercare l’essenzialità, ma una concretezza: il digiuno è non prendere cibo, non cibarsi. Rinunciare al cibo, che è qualcosa di concreto, è una operazione vera, magari oggi l’abbiamo fatta, essendo un giorno nel quale come cristiani siamo chiamati a vivere il digiuno.
E che cosa ci regala questa esperienza, questa concretezza del digiuno come nuovo sguardo e nuovo punto di vista? Ci regala di scoprire di cosa abbiamo davvero bisogno per vivere. Ci accorgiamo, forse, di tante cose che abbiamo nella vita e che, in realtà, non servono per vivere, non riempiono davvero il cuore, la vita; eppure le abbiamo, le cerchiamo, ne sentiamo il bisogno, ma il digiuno ci porta a scoprire di cosa davvero abbiamo bisogno, o meglio, diciamolo in positivo, il digiuno ci porta a scoprire che cosa davvero ci fa vivere, che cosa ci regala l’esistenza.
Allora, ecco il nuovo punto di vista che possiamo scoprire nel digiuno: è quel punto di vista che ci aiuta a scoprire, riconoscere, cercare davvero che cosa ti fa veramente vivere, che cosa ti dà quella vita che viene da dentro, che viene dal cuore, che è il seme della vita eterna. Torneremo, certo, a mangiare, ma abbiamo scoperto questo nuovo punto di vista che ci aiuta a riconoscere che la vita è un dono.
Ecco il punto di vista rinnovato: scoprire ciò che ti fa vivere vuol dire scoprire che la vita ti è regalata, che ti è data in dono, che non la puoi prendere tu rubando il cibo, appropriandotene tu, ma devi accettare che ti sia data nella gratuità, nel dono pieno; ed è davvero un nuovo punto di vista pensare di non doverci guadagnare la vita, ma accoglierla solo come dono, come gratuità.
6. Un nuovo punto di vista… Credo che la Quaresima, la conversione nella Quaresima, allora ci possa accompagnare rinnovando il nostro sguardo e con questo nuovo punto di vista, il punto di vista di chi è capace di vedere il fratello e la sorella negli altri, il punto di vista di chi, finalmente, ha il regalo dello sguardo di Dio, che è scoprire la sua vicinanza e il suo amore; e il nuovo punto di vista che è vedere la vita che abbiamo come dono da cogliere nella gratuità.
7. Ma c’è un ultimo cambiamento di sguardo e di punto di vista e ce lo lascia intuire la prima lettura, nella pagina di Gioele, dove Dio invita tornare a lui: “laceratevi il cuore non le vesti, ritornate al Signore, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”.
Questo è l’annuncio vero, straordinario della Quaresima: che non è la nostra conversione, è la conversione di Dio; è Dio che cambia punto di vista, che cambia sguardo. Se aveva minacciato di fare il male, cambia sguardo e promette la misericordia, racconta di essere pietoso, lento all’ira, di grande amore, ricco di misericordia.
Questo è il nuovo punto di vista di Dio, lo sguardo di Dio, e la Quaresima ci è regalata per scoprire, ma soprattutto per lasciarci guardare e accompagnare da questo nuovo punto di vista di Dio, la misericordia.
+ Andrea Migliavacca

LITURGIA DEL GIORNO