“Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù…”.
Questa frase con la quale Paolo introduce il suo inno cristologico nella lettera ai filippesi bene riassume e racchiude il senso del dono e la ricchezza del diaconato.
I sentimenti di Cristo Gesù non sono principalmente le sue emozioni, i suoi pensieri, ma è proprio la sua vita, come Lui ha vissuto.
Egli, “pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso…diventando simile agli uomini… Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò…”.
E’ racchiusa tutta la vita di Gesù, una vita buona, nella quale il Signore ha detto parole buone, a fatto il bene, ha accolto e guarito i malati, fino ad amare con il dono della sua vita, sulla croce, per noi.
Ecco i sentimenti di Cristo Gesù. E averli in noi, averli in voi oggi cari diaconi, vuol dire anzitutto incontrare Gesù, scoprire la sua vita, lasciare che vi guardi, che sia dono per voi, che dica proprio a voi: “Ho dato la vita per amore, per te”.
Il diacono allora è anzitutto un uomo amato da Cristo e che sa, scopre, sente di essere amato da Lui.
Avere i suoi sentimenti significa anzitutto lasciare che la sua parola di amore entri in voi, si faccia sentire, vi tocchi, vi trasformi.
Oggi invocheremo per voi lo Spirito santo che farà di voi dei diaconi. E’ questo il dono di un amore che è dato a voi, chiede di entrare nella vostra vita.
Con questi sentimenti di Cristo Gesù allora, potrete rileggere non solo con gli occhi, ma con la vita, questo bellissimo inno cristologico e scoprire che diventa la vostra strada, il cammino, cioè è la vita che si fa sequela del Signore, segue lui, segue i suoi passi. Il diacono è un discepolo che ha accolto la Parola e segue Gesù, sta vicino a Lui, lo serve e… vive con il suo stile di vita. Gesù era chiamato il Servo di Yahwè e anche voi siete servi in Cristo Gesù.
La parola del Vangelo ha al centro della attenzione una questione cruciale: compiere la volontà del padre. Lo chiede Gesù: “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”.
E per noi si tratta della volontà del Padre che è nei cieli, del Padre di tutti noi.
Il Vangelo ci dice che è decisivo non semplicemente accogliere, ascoltare, acconsentire alla volontà del Padre, ma occorre farla, compierla. Infatti non è giustificato chi dice “Si signore” e poi non fa. Mentre viene lodato chi a parole rifiutava e poi fa (Si pentì e vi andò”).
E non si tratta solo di obbedire ad un volere al di fuori di voi, quasi imposto, ma decisivo è lasciare che la Parola di Dio, la sua volontà operi in noi, ci converta, diventi vita in noi.
Lo aveva detto Maria all’angelo: “avvenga per me secondo la tua Parola”.
Si tratta di lasciare che la Parola, la volontà del Padre vi plasmi, diventi vita in voi, in noi, assuma la forma del nostro vivere, del nostro stile.
Anche la prima lettura richiamava questo orizzonte della volontà di Dio riguardo alla quale è decisivo il pentimento e cominciare a farla vivere in noi.
Il diacono assume una forma di vita che è quella di Gesù, è quella di chi accoglie la volontà di Dio, è quella di chi lascia che la Parola diventi viva in voi, viva con voi.
Ancora Paolo allora esemplifica in un certo modo cosa opera la Parola davvero accolta, come diventa la vita.
E oggi questo riguarda voi, Giacomo e Andrea. Voi accogliete oggi la volontà di Dio nel dono del suo Spirito che fa di voi dei diaconi. E allora? Come vivrete? Cosa farete? Con quale spirito e con quale stile di vita?
Paolo così lo delinea, parlando di frutti della carità, sentimenti di amore e di compassione, unanimi e concordi e poi continua: “Non fate nulla per rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”.
Sono parole ed è una descrizione di vita che sembra un abito che calza a pennello sulla vita di un diacono.
Il diacono è chiamato a non fare nulla per rivalità, a considerare gli altri superiori a se stesso, è chiamato appunto a servire e a donare la vita. Il diacono è un uomo “decentrato”, perché il suo orientamento è la vita dell’altro, è vivere la vita servendo, donandola.
Il Vangelo ricordava allora che solo la Parola accolta rende la vita così.
Forse è proprio vivere così avere in voi i sentimenti di Cristo Gesù.
E Gesù ci lascia una parola provocatoria che dovremmo però sempre tenere presente: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”… perché hanno creduto nella predicazione.
E’ l’accoglienza della parola e lasciarla entrare nella vita che salva davvero, che fa vivere.
In questo caso, secondo la Parola di Gesù, pubblicani e prostitute ci sono maestri, insegnano a vivere, vi insegnano ad essere diaconi.
E’ l’invito a mettersi alla scuola dei poveri e anche dei peccatori. Dei poveri che insegnano a fidarsi di Dio e dei peccatori che insegnano a desiderare e scoprire la misericordia di Dio.
I diaconi vivono il servizio, si fanno carico dei poveri, stanno in mezzo a loro, ma non solo per portare un aiuto, ma per imparare da loro, per scoprire la docenza di poveri e peccatori che così possono aiutarci ad aprire anche noi il cuore all’aiuto e alla misericordia di Dio.
Lasciatevi guidare dai grandi esempi di servizio e di amore.
Penso a don Tonino Bello che abbiamo scoperto questa estate nel viaggio in Puglia, penso a Madre Teresa di Calcutta che si è chinata sui più poveri tra i poveri, penso a San Francesco, diacono anche Lui, che si è fatto umile e piccolo, penso a tante persone che voi conoscete e che per voi si sono fatte serve e vicinanza.
Accogliete il grande dono del diaconato, per servire la Chiesa anzitutto, per percorrere le strade dell’amore e del dono della vita. Noi e la comunità tutta vi accompagnano volendovi bene.
+ Andrea Migliavacca

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