Domenica 15 febbraio 2026

Festa della Madonna del Conforto

Omelia del Vescovo in Cattedrale di Arezzo
15-02-2026

Si parla di festa, di gioia e si parla di una tavola imbandita e con buon vino. Si parla di una festa di nozze e si parla della festa della Madonna del Conforto.

La celebrazione per cui siamo qui oggi ha il sapore e l’atmosfera della letizia.

Così ne parla anche la pagina del profeta Isaia dove il clima della festa sbocca da ogni parte: “esultate”, dice il profeta; e poi: “sfavillate di gioia”; “io vi consolerò”; “voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore”. E il motivo della gioia, di questa strabordante letizia e consolazione e vedere Gerusalemme, scoprire che il Signore le dona un fiume di vita e la pace. Cioè: è l’incontro con il Signore. La visione di Gerusalemme e la visione della presenza di Dio e questo diventa fonte di gioia, di esultanza, di pace, di consolazione, di speranza.

Altri testi della scrittura raccontano questo annuncio con l’immagine del banchetto, del salire sul monte dove vi sarà un banchetto di grasse vivande e di vini succulenti. Una immagine evocativa per raccontare e annunciare la gioia e la consolazione, il conforto.

E l’immagine del banchetto torna nel vangelo, in particolare un banchetto di nozze.

E per fare festa occorre il vino, un vino nuovo, il vino che solo l’avvento del Messia può inaugurare.

Davvero questa festa di nozze è segno che inaugura il tempo nuovo, cioè la possibilità della vita, della consolazione, della speranza, della pace. Il vino nuovo è il dono di questa possibilità straordinaria.

E nel cuore di tutto c’è Maria, colei che dice: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Maria sempre ci dice queste parole, anche oggi, anche a noi chiesa e tempo di oggi: Fate quello che vi dice il Signore Gesù.

E lui di quell’acqua dice: “prendete e portatene”. Cioè fatevi voi portatori di una umanità nuova, di un annuncio dirompente perché parla di fratellanza vera e di perdono, di pace e di giustizia. Prendete e portatene, è un invio, una missione, una speranza.

Ma per vivere questa gioia occorre sedersi a quella mensa, a quel banchetto e anche, forse, invitare altri.

Allora chi invitiamo a questo banchetto del regno dei cieli, di una terra nuova, quella rinnovata dal vino della nuova alleanza? Chi si siede con noi?

Per avere gioia, letizia, consolazione non possiamo stare soli a questa tavola, ci sono invitati come a Cana di Galilea, con Maria, Gesù e i suoi amici. E noi?

A questa tavola potremmo invitare, secondo il vangelo, anzitutto i peccatori. Alla tavola di Gesù non mancavano mai e i primi erano anche i suoi amici, gli apostoli. Avere a tavola i peccatori ci aiuta a scoprire che noi non siamo migliori di altri, ma siamo tutti bisognosi di misericordia, di pazienza.

Allargando un po’ la tavola penso che potremmo invitare chi è ferito dalla vita, i malati, chi è disabile, gli emarginati, i poveri… e ci aiuterebbero a scoprire la bellezza del dono della vita che abbiamo.

Ma c’è ancora posto… e allora invitiamo chi è diverso da noi: ci sono stranieri, gente col colore diverso della pelle, immigrati, disgraziati che si avvicinano a noi e allora si, li facciamo sedere a tavola con noi, e ci ricordano che la vita l’abbiamo per donare, per condividere.

Non mancano gli amici, i familiari, ci devono essere per fare festa… e il loro volti da noi amati ci raccontano la storia della nostra vita e la ricchezza della amicizia, che è balsamo per la vita.

Facciamo spazio amici, perché vogliamo far arrivare alla nostra tavola gente proveniente da luoghi di guerra, Gaza, l’Ucraina, popolazioni africane…, ma possono sedere con noi solo se ci sono da ogni parte in conflitto, anche i nemici tra di loro… E si scopre che se non si è ancora capaci di guardarsi negli occhi si può cominciare a stare alla stessa tavola e scoprirsi, pian piano, diversi, avversari, ma umani.

Ma sta per arrivare lo sposo, Gesù… e con lui la Madre, Maria.

Quando si siede a tavola Lui allora ci sediamo tutti, così diversi eppure uniti, feriti eppure rinnovati, deboli eppure risorti.

Con tutti questi invitati è davvero festa, letizia, gioia, speranza, un mondo nuovo.

Ed è la festa della Madonna del Conforto.

Certo, mi direte, un bel pensiero, una bella immagine, tanto siamo a Cana di Galilea, oppure è solo una bella immaginazione, o un pensiero bello per una festa così importante come la Madonna del conforto. Ma in realtà non è così.

Ma la festa e la gioia ci cambiano e possono accadere i miracoli, sorprese di un banchetto con ospiti inattesi.

La tavola con gli invitati che abbiamo ricordato è vera quando accogliamo nella nostra vita l’altro così come è e l’altro come fratello. Allora non sarà immaginazione, ma storia vera, nella nostra vita.
E non sarà Cana di Galilea, ma l’Arezzo di oggi e casa nostra, casa tua.

Buona festa della Madonna del Conforto, buona tavolata… con invitati che ci portano il vino nuovo della consolazione e della pace.

 

 

+ Andrea Migliavacca