Un uomo dalla Chiesa, un uomo della Chiesa, un uomo per la Chiesa.
Questo è l’arcivescovo Riccardo Fontana che tutti noi abbiamo conosciuto e apprezzato.
La parabola della sua vita interpreta dimensioni di Chiesa che si intersecano e che bene illustrano la sua esistenza e la sua missione.
E oggi lo accogliamo nella nostra Cattedrale nei giorni della novena della Madonna del Conforto, quasi che non volesse mancare anche lui a questo appuntamento con Maria al cui sguardo e cuore lo affidiamo.
Ci introduce nella riflessione la pagina evangelica di Matteo.
Si narra di un signore che partendo per un viaggio consegna i suoi beni, dei talenti, ai suoi servi.
Il partire per il viaggio e il dono di questi beni lascia intendere che si parli dell’avventura dell’esistenza umana. Si parla della vita e il talento consegnato in misura diversa è la vita stessa. Sono doni da far fruttare, da moltiplicare, da trafficare e condividere. Si tratta cioè di vivere la vita che ci è data, in tutta la sua ricchezza, potenzialità e dono con cui è segnata.
Il cammino terreno del vescovo Riccardo che si è concluso ci consente oggi di rivedere il suo itinerario umano e scoprire la varietà e ricchezza dei doni, dei talenti che gli sono stati affidati e anche apprezzando la varietà della sua vita e insieme la sua capacità di vivere appieno, con straordinaria laboriosità e sapendo far fruttare i doni ricevuti; sapendo che il modo più autentico di moltiplicare, ce lo ricorda un’altra parabola, è quello di saper condividere, cioè vivere per il bene degli altri, per il bene della Chiesa stessa.
In questa luce e con questo sguardo evangelico vorrei ripercorrere alcune tappe della sua vita.
Il vescovo Riccardo nasce a Forte dei Marmi il 20 gennaio 1947. Lo troviamo al servizio della Chiesa universale, dopo il percorso di seminario nell’arcidiocesi di Pisa e al Collegio Capranica a Roma e l’ordinazione presbiterale nella Cattedrale pisana il 2 luglio 1972. Per la Chiesa universale, appunto, entrando nel servizio diplomatico della Santa Sede, addetto di nunziatura in Indonesia, per rientrare poi a Roma e far parte del Consiglio per gli affari pubblici della Segreteria di Stato, con il card. Silvestrini e poi capo della segreteria del card. Sodano. Insieme a questi servizi istituzionali non sono mancate le attenzioni alla pastorale ordinaria in Roma, ad esempio con vari incarichi al servizio dei giovani e anche come assistente regionale degli scout dell’Agesci del Lazio e come rettore della chiesa di S. Barbara dei Librari. E’ questa la sua anima pastorale legata alla Santa Sede e al servizio alla Chiesa universale e al successore di Pietro, uno sguardo di vita ecclesiale che lo accompagnerà fino alla fine.
Accanto alla coordinata della Chiesa universale si incrocia quella del servizio alla Chiesa diocesana.
Viene ordinato vescovo il 6 gennaio 1996 nella Basilica di S. Pietro da San Giovanni Paolo II e inviato alla Chiesa di Spoleto-Norcia nella quale, e ne ho avuto ampia testimonianza in questi giorni, la sua instancabile opera ha accompagnato la vita di tanti fedeli e dell’intera Chiesa diocesana, anche con la celebrazione del Sinodo. Egli ha lasciato in quella diocesi un ricordo che io stesso ho percepito ancora vivo e carico di gratitudine. Ringrazio per la loro presenza l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, i presbiteri e i fedeli che lo hanno accompagnato.
Il 13 settembre 2009 entra nella nostra città come nuovo vescovo della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro che guiderà fino al novembre del 2022; tredici anni.
Non è possibile qui elencare le innumerevoli iniziative da lui promosse nella nostra diocesi, sia con la sua presenza nelle parrocchie, come la vicinanza alle famiglie e ai giovani, la predilezione e attenzione operativa per i poveri e i bisognosi, la vicinanza ai malati e agli emarginati, la cura e l’amicizia con i presbiteri. Ci basti oltre a questo ricordare l’opera di cura del patrimonio artistico delle nostre Chiese di cui il rifacimento del presbiterio di questa Cattedrale ne è significativo esempio; la celebrazione del Sinodo diocesano come occasione per proseguire nella recezione e attuazione del
Concilio Vaticano II, l’accoglienza della visita di papa Benedetto XVI il 13 maggio 2012, l’attenzione al mondo della cultura e delle comunicazioni, con un continuo sostegno ad esempio dell’opera di telesandomenico.
Anche a livello delle Chiese in Italia e nella nostra Regione il vescovo Riccardo si è distinto soprattutto nell’ambito del servizio caritativo e nell’impegno per la cultura e la promozione sociale.
Non è possibile in questo contesto elencare le numerose attestazioni di vicinanza e partecipazione, di cordoglio e di preghiera che ho ricevuto in questi giorni da fedeli delle nostre diocesi come anche da diversi presbiteri, tanti vescovi, tra cui, come abbiamo ascoltato, il Santo Padre e la Segreteria di Stato, la segreteria della Cei e il suo presidente card. Zuppi, oltre al card. Simoni e la preghiera del Presidente della CET card. Paolo Lo Judice. La numerosa presenza oggi di cardinali, tra cui il nostro predecessore il card. Gualtiero Bassetti e il Prefetto del Dicastero per le Chiese orientali Card. Claudio Gugerotti e dei vescovi, tra cui il nostro metropolita mons. Gherardo Gambelli, è testimonianza viva e visibile della amicizia verso il vescovo Riccardo e della stima che lo ha accompagnato. Tutti li ringrazio. Si aggiunge la gratitudine per la presenza oggi di tutte le autorità civili e militari.
Chiesa universale e Chiesa particolare, la diocesi si incrociano nella vita del vescovo Riccardo e raccontano di lui il suo amore e la sua dedizione per la Chiesa, i suoi talenti, come ci racconta il vangelo.
La sua è stata una vita tutta spesa per la Chiesa. Lo preannunciava già il motto episcopale che si era scelto, ispirandosi a S. Martino di Tours: Non recuso laborem. E il suo lungo ministero, abbiamo festeggiato i 30 anni di episcopato lo scorso 6 gennaio, ha bene concretizzato questo motto che sintetizza una vita che non si è mai sottratta al lavoro e al dono generoso e appassionato di sé.
Lo abbiamo conosciuto il vescovo Riccardo. Un instancabile lavoratore, appassionato e sorprendente nelle sue iniziative, deciso e forte di carattere, travolgente nel promuovere cammini pastorali e progetti da realizzare, con lo sguardo attento sempre ai più bisognosi e anche a costruire una comunità che fosse autenticamente ed evangelicamente Chiesa.
Gli ultimi mesi segnati da una malattia che ha sorpreso tutti per la velocità con cui si è presentata e si è evoluta hanno mostrato il volto di un uomo che si è affidato. Un grande grazie va rivolto a tutti quelli che gli sono stati vicino e lo hanno assistito, in particolare a don Luca Lazzari e a tutto il personale medico. Finché gli era possibile si è sempre mostrato lieto verso chi lo andava a trovare in ospedale, fiducioso di ritrovare un po’ di salute e tornare a casa e poi, soprattutto negli ultimi giorni, la voce c’era solo per partecipare alla preghiera, anche solo l’Ave Maria e l’Amen finale. Mesi in cui pian piano il vescovo Riccardo si è consegnato al Signore, fino a lunedì mattina quando il Signore lo ha chiamato sé.
Si chiude un cammino partito dal mare di Forte dei Marmi. Il vescovo Riccardo ha conservato sempre la nostalgia per il mare, il ricordo delle sue origini, la sua famiglia, il dono della vita ricevuta.
In questa memoria vorrei salutare e ringraziare e presentare il cordoglio mio, di tutta la diocesi e dei presenti ai famigliari del vescovo Riccardo, in particolare la cognata e i due nipoti, Carlo con i suoi figli e Giovanni Paolo. Custodiremo grati la memoria e l’affetto per vostro zio.
E’ davvero ricca la parabola di vita del nostro vescovo, un itinerario in cui i talenti ricevuti sono stati abbondantemente moltiplicati, condivisi, spesi per la vita della Chiesa.
Il testo dell’Esodo ci consegna la nota scena evangelica della vocazione di Mosè. Un uomo, salvato dalle acque, che vive da “salvato”, alla corte del faraone e che da salvato dovrà imparare a diventare un salvatore, la guida del popolo di Dio.
Oltre il deserto, al monte di Dio, l’Oreb, Mosè vive il suo incontro con Dio. E di fronte al roveto ardente si sente chiamare da Dio: “Mosè, Mosè” e lui che risponde: “Eccomi”.
La Parola di Dio per Mosè è voce che svela il volto di Dio, il cuore di Dio: “Ho osservato la miseria del mio popolo, ho udito il suo grido, conosco le sue sofferenze sono sceso per liberarlo”… E dal cuore di Dio nasce la missione per Mosè: “Perciò va! Io ti mando dal faraone”. E poi la promessa di Dio: “Io sarò con te”.
Possiamo immaginare gli “eccomi” ripetuti nel suo cammino dal vescovo Riccardo. Un eccomi alla vita, e alla esperienza cristiana; poi un eccomi al sacerdozio e quello alla chiamata al servizio alla sede di Pietro; e poi mandato alle Chiese locali, un nuovo eccomi; fino all’eccomi dell’incontro finale con il Signore, nel passaggio che è la morte.
E’ la trama di queste risposte, di questi “eccomi”, davanti ad un roveto ardente e che non si consuma, come per Mosè. E’ parola che svela il cuore della missione e dunque dell’avere a cuore la Chiesa anche da parte del vescovo Riccardo, del sentirsi mandato alla Chiesa, per il bene della Chiesa.
Il cuore di tutto, della chiamata e della missione è in questo roveto che brucia e non si consuma, è nell’amore di Dio, un amore che raggiunge il cuore, stupisce, meraviglia, rapisce lo sguardo e i sentimenti e riempie la vita. E’ l’amore, l’amore di Dio che chiama e che manda, invia a quella missione che per un vescovo è custodire e accompagnare la vita della comunità cristiana, la Chiesa.
In questo troviamo la ragione e la fonte della generosa, piena, instancabile dedizione del vescovo Riccardo per la Chiesa. Un amore e un legame, un donarsi che ha avuto l’orizzonte del servizio al successore di Pietro e poi il volto di due chiese particolari, Spoleto e Norcia e infine Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Una operosità del nostro vescovo che non si è stancata fino alla fine di cercare il bene della comunità, di operare non per una somma di compiti o di impegni, ma vivendo un cuore che ama e che accompagna.
Davanti a questo roveto che brucia e che non si consuma, in questo amore delicato di Dio. Un amore in ragione del quale il vescovo Riccardo era consapevole di essere accompagnato da Dio. Non ha mai dubitato dell’amore di Dio per lui, della benevolenza del Padre e della vicinanza del Signore Gesù.
Per lui si è ripetuta e realizzata la promessa che Dio aveva fatto anche a Mosè: “Io sarò con te”.
E in questa luce possiamo ripercorrere i passi della sua vita… il racconto della compagnia di Dio, di un amore che accompagna e mai delude.
Il testo degli Atti degli apostoli ci presenta il primo sommario che racchiude il volto della comunità. Sembra una realtà ideale che trova però la sua concretezza nel tendere a, nel riconoscere in queste dimensioni qui richiamate l’orizzonte, la meta verso cui camminare come comunità cristiana.
Riuniti in unità, nella preghiera e con la centralità dell’Eucaristia, capaci di vita fraterna e di carità, operosi nel bene e nel raccogliere l’opera di Dio che chiama. Il volto di una bella comunità cristiana, appunto. Il volto della Chiesa che vorremmo. Il volto della Chiesa che il vescovo Riccardo ha cercato di edificare con il suo contributo di presbitero prima e poi di vescovo.
E si ritrovano in questo quadro alcune linee di pensiero che il vescovo Riccardo ha cercato di promuovere nel suo episcopato: la centralità della preghiera e dell’Eucaristia, la recezione del Concilio Vaticano II nella via della sinodalità, la promozione dei carismi in mezzo a noi, il primato della carità e della attenzione ai più poveri e ai più fragili.
Aveva egli uno sguardo di insieme capace di cogliere i passi da muovere e la direzione da prendere, con determinazione, coraggio, entusiasmo, spirito travolgente. Il tutto per una Chiesa più bella e più evangelica.
E questa Chiesa siamo noi oggi che accompagniamo il vescovo Riccardo all’incontro e all’abbraccio del Padre.
Si ripete la scena del vangelo, così la sentiamo nel cuore e nella preghiera: “Bene servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Immagino, come ci raccontano altri passi evangelici, che l’incontro nel regno dei cieli avvenga anche come un ricco banchetto, una bella tavola imbandita. E sappiamo come il vescovo Riccardo amasse incontrare, accogliere, condividere con gli amici la tavola per la quale lui stesso era anche abilissimo cuoco.
“Prendi parte alla gioia del tuo padrone” sarà anche il sedersi a questo banchetto nel cielo dove sarà il Signore a passare e a servire a tavola. E ci sarà a questa mensa anche il vescovo Riccardo, coronato da tanti amici che lo hanno preceduto e con lo stupore di vedere il Signore Gesù che passa per servire, che passa per amare.
+ Andrea Migliavacca

LITURGIA DEL GIORNO