1. La giornata di oggi raccoglie tanti motivi di festa e di celebrazione. Oggi viviamo l’ottava del Natale, otto giorni dal Natale; dunque, un giorno nel quale riviviamo la pienezza, l’annuncio, la gioia, la pace che viene da Betlemme, dal Natale, da quel bambino che è nato e che è posto in una mangiatoia.
Oggi celebriamo la solennità di Maria Santissima, Madre di Dio: cioè, nel Natale siamo invitati a volgere lo sguardo a Maria, riconoscendo in lei la madre di Dio, la madre di Gesù, il Salvatore, vedendo che è madre per noi e ci accompagna da madre.
Ma oggi è anche la Giornata mondiale della pace, istituita dal papa san Paolo VI: ogni anno, il 1° gennaio è giornata mondiale della pace e sappiamo, soprattutto in questi anni, quanto è importante richiamare il tema della pace e pregare per la pace, testimoniare per la pace e, se servisse, anche protestare per la pace.
Infine, oggi è anche il primo giorno dell’anno: iniziamo cioè il cammino di un nuovo anno civile e, in questo passaggio, viviamo sempre l’occasione di uno sguardo all’anno passato, quello che abbiamo vissuto e la speranza, l’attesa, l’augurio per il nuovo anno che inizia.
Ecco, tutti questi motivi di oggi fanno una grande festa, un motivo per celebrare, per vivere l’Eucaristia, per essere comunità e per vivere davvero una giornata che sia di festa.
2. Insieme a tutti questi motivi, anche con lo spirito del Natale, richiamando la parola di Dio, vorrei soffermarmi oggi sul tema della pace: lo ha richiamato papa Leone XIV fin dal giorno dell’elezione, invocando una pace disarmata e disarmante. Un tema che papa Leone riprende anche nel messaggio per la giornata della pace di quest’anno, sottolineando in modo particolare il tema del disarmo; è una pace disarmata che il Papa ci invita a scoprire, su cui riflettere nella verità, di fronte a tante menzogne.
Non è con il riarmo che si costruisce la pace; non è il riarmo la via della difesa, la via che veramente può proteggere un Paese e regalare la pace. La pace non si fa mai con le armi, non si difende mai con le armi, ma con scelte, atteggiamenti, a volte coraggiosi, di pace, di non violenza.
I cristiani non sono semplicemente per la pace, i cristiani sono per la non violenza; nella logica della non violenza non ci stanno le armi: non è accettabile il riarmo e nessuna politica di riarmo.
Abbiamo ascoltato ieri sera anche il nostro Presidente Sergio Mattarella, il quale come primo tema del proprio messaggio, poneva la pace; e anche Mattarella, con coraggio, ha sottolineato che è ripugnante chi oggi rifiuta la pace, anche i grandi capi di governo, anche i capi di stato che non costruiscono la pace.
Ha usato questa immagine: è ripugnante chi rifiuta la pace. Allora vedete come la pace è davvero il tema, è la riflessione che deve guidare e accompagnare l’inizio di questo nuovo anno, nel quale auspichiamo la pace e siamo davvero nel clima di Betlemme, nel clima del Natale.
Ricordate gli angeli che chiamano i pastori e dicono loro: “Andate a Betlemme, gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore. Pace in terra”.
È l’annuncio del Natale, quello degli angeli, perché la pace è quel bambino che è nato a Betlemme, è Gesù.
3. La parola di Dio ci aiuta a fare qualche considerazione sul tema della pace.
Innanzitutto, la prima lettura, il libro dei Numeri: ci consegna una grande benedizione che è donata al popolo di Dio nel deserto, nel cammino dell’esodo; e a un certo questa benedizione dice: “il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
Ecco: la pace nasce dallo sguardo di Dio, nasce dal volto di Dio; potremmo dire così: la pace nasce dall’accoglienza di Dio nella vita. Se noi davvero lasciamo entrare Dio, la presenza di Dio, lo sguardo di Dio, che è amore, misericordia, pazienza, consolazione, speranza, se lasciamo entrare nella vita questo sguardo di Dio, cioè la presenza di Dio, quel bambino che è nato a Betlemme, allora ci sarà data pace, la pace viene.
Dal riconoscere la presenza, la grandezza e l’amore di Dio viene la pace.
Si illude e s’inganna chiunque dice che Dio è a favore di qualcuno che combatte, di un popolo o dell’altro: Dio non è mai a favore della guerra. Anche nell’Antico Testamento, sempre più si fa avanti la scoperta di un Dio che è a favore della pace. Se anche emerge, a volte, l’immagine del Dio degli eserciti, il vero annuncio di tutta la scrittura è che Dio non smette mai di cercare le strade della pace, non smette mai di portare la pace sulla terra.
Questo è il primo passo che dobbiamo fare: lasciamo entrare Dio nella nostra vita, a partire da noi; preghiamo perché Dio entri nella vita di quelli che cercano la guerra, che amano fare la guerra; preghiamo, perché solo lasciando entrare Dio nella vita e nella storia del mondo potremmo avere la pace.
“Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
4. Ma c’è un secondo aspetto che ritroviamo nella pagina di san Paolo ai Galati, nella quale l’Apostolo ci parla della venuta del Figlio di Dio nella pienezza del tempo; la venuta del Figlio di Dio, che è questo bambino che è nato a Betlemme.
È il dono che ci regala l’adozione a figli, che fa di noi dei figli di Dio: tutti figli di Dio, prima di qualsiasi distinzione. Tutti i figli di Dio, prima del colore degli occhi e del colore della pelle, prima della religione a cui apparteniamo e delle convinzioni personali.
Tutti figli di Dio nel figlio Gesù, grazie al figlio Gesù.
Ma se figli, siamo fratelli: tutti, tutta l’umanità vive di una piena fraternità.
Se noi accogliamo questo dono del Figlio di Dio, di Gesù che è nato a Betlemme, l’Emmanuele, Dio con noi, che fa di noi dei figli, che rende tutti noi dei fratelli, allora la strada da percorrere non è la strada della contrapposizione, della rivalità, della paura dell’altro, come fu di Caino e Abele.
La strada da percorrere è quella di una rinnovata fraternità, dove ci si può stringere la mano, dove non c’è la paura dell’altro, dove c’è il riconoscere la dignità umana di ogni persona.
Su questa strada di una rinnovata fraternità, come ci ricordava papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti”, solo in una fraternità vera e rinnovata, costruita giorno per giorno e riparata quando occorre, solo su questa strada ci può essere la pace.
5. Infine, la pagina del Vangelo ci porta proprio a Betlemme, davanti a quel bambino nato nella mangiatoia e che è il re della pace.
Incontrando quel bambino, vedendo quel bambino, è da notare l’atteggiamento dei pastori: essi, tornandosene a casa, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro e poi tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto.
È un’immagine per dire che a Betlemme la vita dei pastori è cambiata: non c’erano più solo le loro parole e i loro gesti, ma dopo aver visto quel bambino, che è il re della pace, la vita dei pastori è diventata una vita che portava notizie di pace. Sono, quelle, parole riferite del bambino e il loro atteggiamento del glorificare, lodare Dio è l’immagine della vita che ha visto il re della pace e diventa capace di testimoniare la pace con concretezza; le parole dei pastori riferirono quello che avevano visto: cioè il linguaggio, la parola, il modo di parlare diventa un modo di parlare, anche tra di noi, nella pace.
Papa Leone ci ha detto che anche le parole devono essere disarmate.
Nella vita quotidiana tante volte noi non usiamo parole disarmate nei confronti degli altri. Costruire la pace vuol dire imparare ad avere anche un linguaggio di pace nella nostra vita, a partire da noi; un linguaggio che parla con parole di pace, di rispetto, di perdono, di accoglienza.
E poi i gesti: “lodando e glorificando Dio” è una vita dove anche il modo di vivere, le scelte quotidiane che si fanno, diventano scelte che costruiscono la pace.
Pensate la forza di una scelta e di un gesto di perdono tra di noi, verso qualcuno che in concreto ti ha fatto del male: è un gesto forte, ma è un gesto quotidiano che possiamo fare noi, e che costruisce la pace con parole, gesti, scelte per la nostra vita.
6. Se questa è la strada della pace ed è l’annuncio per la giornata di oggi, l’auspicio per l’anno nuovo lo vogliamo chiedere anche nella preghiera: che il Signore davvero in questo anno aiuti noi e i grandi della terra, che davvero diventino capaci di cercare con sincerità le strade, le vie della pace e accada davvero che per noi e per il mondo intero, con la sua benedizione, il Signore rivolga a noi il suo volto e ci conceda pace.
+ Andrea Migliavacca

LITURGIA DEL GIORNO