1. Celebriamo, carissimi, questa eucaristia nell’ultimo giorno dell’anno, nella sera, per dire anzitutto grazie. È una celebrazione davvero di eucaristia, di ringraziamento, perché è la celebrazione nella quale, al termine di un anno civile, riconoscere che siamo stati accompagnati dalla presenza e dalla provvidenza di Dio. E questo nell’anno che abbiamo trascorso in modo di particolare ricchezza e abbondanza, nell’Anno Santo, nell’anno del Giubileo, nell’anno della speranza.
Questa celebrazione è anche posta sotto lo sguardo di Maria, che oggi, noi, nel clima e nelle feste natalizie, riconosciamo e celebriamo come la Theotokos, la Madre di Dio.
Maria, la madre; e lei, come madre che veglia sui nostri passi, sulla nostra vita, sul nostro cammino, ci ha protetti e accompagnati nell’anno che abbiamo vissuto.
Dunque, celebrazione di ringraziamento e celebrazione per scoprire lo sguardo materno di Maria sulla vita di ciascuno di noi e sulle vicende del mondo; e, insieme, celebrazione nella quale già vogliamo affidarci all’amore di Dio per il nuovo anno, il 2026, chiedendo che ancora sia un anno custodito dalla provvidenza di Dio, per tutti noi: un anno protetto, avvolto dallo sguardo e dal cuore materno di Maria, che è la Madre di Dio.
2. Credo che guardando al 2026, forse il dono più grande che tutti insieme vogliamo già invocare e chiedere al Signore è il dono della pace, il dono della pace su tutta la terra, a partire dalla Terra Santa, dall’Ucraina, dal Venezuela; pace per il Congo, per Taiwan, per la Tanzania, cioè per tutti i luoghi della terra dove oggi c’è la violenza, c’è l’ingiustizia, c’è la guerra.
Siano queste terre davvero visitate, nel nuovo anno, dal grande dono della pace.
3. Arrivare alla fine di un anno e guardarlo con lo spirito del ringraziamento e della gratitudine, e scoprendo lo sguardo materno di Maria, ci aiuta a riconoscere che la nostra storia e la storia del mondo è storia di salvezza; ed è storia di salvezza, perché nella storia, così com’è, del mondo e della nostra vita, Dio scrive la vera storia, La storia è nelle mani di Dio, anche la nostra personale, e arrivare alla fine di un anno civile è l’occasione per riconoscere e aprire gli occhi sulla storia di Dio nelle trame, nelle vicende storiche che noi viviamo. E c’è una caratteristica della storia di salvezza che ritroviamo anche nella parola di Dio, ma che potremmo dire come tema della breve riflessione che vorrei proporre, ed è l’esperienza del ricominciare.
La storia della salvezza è una storia di tanti nuovi inizi: per usare una parola che forse non è propriamente italiana, ma che rende l’idea, è la storia del ricominciamento, del ricominciare. Lo vediamo nella parola di Dio, anzitutto, già nella prima lettura, nel libro dei Numeri che ci parla di quella fondamentale storia della salvezza che è la liberazione del popolo di Dio dall’Egitto verso la terra promessa, l’esodo. Ed è una storia di ricominciamento, perché Dio promette una nuova terra, una terra ricca di frutti, e Dio accompagna il popolo.
Lo abbiamo ascoltato con la sua benedizione: “Ti benedica il Signore e ti custodisca, rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
Ed è per il popolo la storia di un nuovo inizio. Si scopre davvero il popolo amato da Dio nella terra e nella vita, sapendo che la terra non è uno spazio geografico nel linguaggio biblico: è la vita come dono; Dio ricomincia a dare vita al suo popolo e, nel segno di quel popolo, a tutta l’umanità, a tutti noi.
4. Ma una storia di ricominciamento c’è anche nella parola di Paolo, che abbiamo ascoltato nella lettera ai Galati, nella quale l’Apostolo ricorda che tutti noi siamo figli di Dio, ma ce ne siamo dimenticati, abbiamo perso questa figliolanza; allora Dio ricomincia. E per ricominciare, ci dice Paolo, Dio ha mandato il suo Figlio come Salvatore, come colui che doveva portare e mostrare l’amore di Dio. Dunque, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, ed è la storia di un nuovo ricominciamento di Dio, perché in questo inviare il Figlio, Dio ricomincia la sua storia con noi da figli amati.
5. E poi il Vangelo. La pagina di Vangelo è una raccolta di tanti ricominciamenti: anzitutto la vicenda della Sacra Famiglia, Maria e Giuseppe, con l’arrivo di questo bambino Gesù, e quale nuova vita per questa famiglia; ma poi ci sono i pastori che vanno al luogo della nascita, vedono Gesù nella mangiatoia e poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio, come a dire: una nuova vita, un nuovo inizio. C’è anche nei pastori, nella vita dei pastori che hanno visto Betlemme, un ricominciamento che è nuova vita, perché è ricco e carico di lode.
La parola di Dio che abbiamo ascoltato, e tutta la storia della salvezza, è una storia di ricominciamento, di nuovi inizi. Cammini di novità, di possibilità, di speranza che si riaprono.
E ci siamo anche noi. Potremmo chiederci: ma la nostra storia è una storia di ricominciamento? Possiamo guardare al mondo nel quale noi viviamo – già ricordavamo il grande dramma della guerra, della violenza – la pace sarebbe davvero la nuova scrittura con cui ricominciare una storia nuova, una storia di fraternità; il mondo di oggi ha bisogno di questo nuovo inizio, di questo ricominciare sulle strade della pace.
Pensiamo alle nostre famiglie, a volte ferite; pensiamo ai lutti, alle situazioni di malattia che si possono incontrare: cosa vuol dire ricominciare? Ricominciare a trovare speranza, ricominciare ritrovando e riallacciando i fili della fraternità, del perdono. Ricominciare.
E pensiamo alla nostra vita. Ci sono forse spazi di noi, della nostra esperienza, che sono segnati dalla delusione? Provate a pensare in che cosa durante quest’anno siete magari stati delusi: un progetto che avevate, una persona, una scommessa che si era fatta nella vita, un obiettivo da raggiungere e magari siamo stati delusi. Nella nostra vita ci sono situazioni e spazi in cui possiamo dire: “si ricomincia”, cioè si ricomincia a mettere in moto la nostra volontà, la speranza, il desiderio del bene, l’energia di chi cerca le cose buone e lo sguardo di chi vede la positività di chi porta benedizione, come ci dice la parola di Dio.
6. Dunque, ricominciare credo che sia un po’ lo sguardo, l’invito con cui guardare all’anno che si chiude, per riconoscere le tante situazioni in cui abbiamo bisogno di ricominciare davvero. Di ricominciare per avere vita, per ritrovare l’amore, per avere speranza, per sperimentare l’unità, per godere della pace.
Ma quante situazioni ci accompagnano e hanno bisogno di ricominciare? Guardiamo all’anno che viene con il desiderio di ricominciare, chiedendolo come dono, sperandolo come cammino da vivere, invocandolo come benedizione di Dio per il nuovo anno: che si possa davvero sperimentare nel mondo e nella nostra vita.
Un nuovo inizio, una nuova strada, quel ricominciamento che può aprire il cuore alla gioia e alla vita di Dio in noi.
Possiamo dire così: buona fine d’anno, ringraziando per quello che abbiamo avuto, affidando al Signore anche le delusioni che magari abbiamo nel cuore, e buon ricominciamento per il 2026.
+ Andrea Migliavacca

LITURGIA DEL GIORNO