Sta per accadere l’evento atteso da secoli, annunciato dai profeti, decisivo per la storia al punto che da allora si comincia di nuovo a contare gli anni…, sta per nascere Gesù, il Messia, l’Emmanuele, il Dio con noi… e per lui non c’era posto nell’alloggio.
Così racconta la pagina evangelica: Maria e Giuseppe giungono a Betlemme per il censimento, proprio nel tempo del parto della Madre del Signore e il bambino nasce in una mangiatoia perché “per loro non c’era posto nell’alloggio”.
Questa annotazione del vangelo può significare un atteggiamento di fatica ad accogliere, di rifiuto, di chiusura e quindi di rifiuto a lasciar entrare il bimbo Gesù, il Salvatore nella nostra vita e nel mondo. E questo richiamo diventa per noi oggi un nuovo invito, pressante, definitivo, ultimativo ad accogliere questo Dio perché sia davvero il Dio con noi e il Salvatore, l’unico e vero Salvatore. Certo… ci è consegnato un appello ad accogliere, a lasciar entrare Lui nella vita personale e nel mondo.
Ma l’annotazione evangelica può essere anche letta come se questo alloggio, l’alloggio pensato per Lui, per il Figlio di Dio, non è adeguato ad accoglierlo, non ne sia veramente degno e pertanto non ci sarà posto per il bimbo in un alloggio siffatto.
E allora non si tratta solo di considerare un appello ad accogliere, ma anche ne viene la necessità di verificare se l’alloggio preparato e pensato sia adatto per questo.
Come può accogliere il Dio con noi l’alloggio che è la vita quando è segnata da egoismo, incapacità di perdonare, scelte talvolta disoneste e poco rispettose degli altri, quando il peccato in noi è più forte della gioia. In sintesi, come può un alloggio dove il cuore è chiuso, accoglierlo?
Ma il Signore nasce ugualmente… ed è in una mangiatoia.
Come può accogliere il Messia l’alloggio che è il nostro mondo oggi segnato ancora dalla guerra, dalla violenza fratricida, dalle vendette e dalle morti innocenti, un mondo che si illude di cercare la pace con un illusorio e immorale riarmo? Basterebbe ricordare nomi quali Gaza, Donbass, Cisgiordania con incursioni impunite dei coloni contro innocenti palestinesi, Congo, Haiti e tanti altri luoghi di guerra… Come può un alloggio, un mondo così pericoloso accogliere il Salvatore?
Ma il Signore nasce ugualmente… ed è in una mangiatoia.
Come può accogliere Gesù bambino l’alloggio che è la cultura oggi dominante che ferisce e schiaccia la vita? E’ la cultura dove si promuove l’uccisione della vita talvolta prima della nascita oppure nel momento terminale quando qualcuno pensa che essa sia diventata inutile, scomoda o indegna di essere vissuta; è la cultura che ci regala oggi un vero inverno demografico; è la cultura che non si preoccupa della distruzione dell’ambiente che noi stiamo provocando; è la cultura dove il profitto è più importante della dignità umana di ogni persona; è la cultura che fa fatica ad accettare il diverso, colui che viene da lontano e che giudica prima di comprendere. Come può un alloggio segnato da tale cultura accogliere il bimbo che nasce a Betlemme?
Ma il Signore nasce ugualmente… ed è in una mangiatoia.
Nasce ugualmente… in una mangiatoia. Vorrei immaginare, forse sperare che questa mangiatoia dove il Signore nasce e viene deposto abbia un perimetro preciso e che corrisponda proprio al nostro cuore. Vorrei immaginare e augurare che quel bimbo di Betlemme per il quale l’alloggio del mondo di oggi non è capace e non è pronto ad accoglierlo, trovi invece ospitalità proprio nella nostra vita, in ciascuno di noi e laddove e quando questo dovesse accadere potremo davvero dire: è Natale.
E se la mangiatoia della nostra vita accoglie quel bambino cambia la vita, cambia tutto, come ci dono le parole di Dietrich Bonhoeffer sul natale:
È buio dentro di me,
ma presso di te c’è luce.
Sono solo,
ma tu non mi abbandoni.
Sono impaurito,
ma presso di te c’è aiuto.
Sono inquieto,
ma presso di te c’è pace.
In me c’è amarezza,
ma presso di te c’è pazienza.
Io non comprendo le tue vie,
ma tu conosci la mia via.
Buon natale a tutti voi!
+ Andrea Migliavacca

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