Nel cammino dell’avvento celebriamo oggi la solennità della Immacolata Concezione di Maria, incontriamo cioè nell’itinerario verso il Natale, che ci chiede di accogliere il Signore che viene in mezzo a noi, Maria, colei che per prima ha accolto l’iniziativa di salvezza del Padre e con il suo “eccomi” e poi per tutta la vita ha fatto spazio al venire di Dio, l’Emmanuele, il Dio con noi.
Celebrare e pregare oggi in questa solennità, con Maria, ci aiuta e ci invita a camminare verso il Natale per accogliere anche noi il Signore, per vivere non il ricordo di una nascita di più di duemila anni fa, ma aprire il cuore e la vita alla visita oggi del Signore, di colui che si fa compagnia dei nostri passi e cammina con noi.
Colui che si fa compagnia dei nostri passi è per me anche la scoperta e la convinzione più profonda se penso a questi dieci anni di vescovo.
Ricordo anzitutto la sorpresa della chiamata e della scelta di papa Francesco di farmi vescovo, la trepidazione dei primi pensieri e di una nuova avventura che iniziava. E pensando a quell’ottobre del 2015 faccio memoria del dono di essere della Chiesa di Pavia e del tanto che lì ho ricevuto e vissuto da prete. Ci sono i volti della mia famiglia a cui sono sempre grato, poi quelli di preti che hanno accompagnato e ispirato il mio cammino, il vescovo Volta che mi ha ordinato diacono e poi prete 33 anni fa e quello del vescovo Giudici che mi ha ordinato vescovo e poi e quello di tanti amici di sempre.
Ripenso ai sette anni davvero ricchi di grazia nella bella diocesi di San Miniato e porto nel cuore i volti dei sacerdoti, di tanti giovani e famiglie, di persone malate o anziane, di vari amici… presenze sempre vive dentro di me.
Ripenso a questi tre anni nella amata diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. E’ il cammino che con gioia e speranza sto vivendo, sul quale mi sento di vivere una bella e piena appartenenza con le nostre comunità, con la vita dei preti, il cammino di tanti, credenti e no, che sono parte di questa unica famiglia che è la comunità e con l’impegno e la gioia del “costruire comunità”.
Ma di tutto questo percorso, di questa memoria, quello che maggiormente posso raccontare è che il Signore mi ha sempre preceduto, mi ha accompagnato in ogni passo, mi ha sorretto e corretto con la sua misericordia.
E questa celebrazione diventa occasione, con tutti voi, con la comunità intera, dire il mio grazie al Signore per primo e a ciascuno di voi per le parole, i segni, i gesti, la concretezza di una accoglienza che ho da subito sentito e sperimentato come dono.
Oggi sono invitato a porre tutto sotto lo sguardo di Maria, la Madre, colei che mi ricorda le parole del Figlio e dice anche a me e a noi “fate quello che vi dirà”.
La liturgia di oggi e le letture proclamate sono un invito a raccontare la vita come una storia di fede e potremo scoprire che vengono narrate non le opere di noi uomini, non le opere di me vescovo, ma quello che ha fatto il Signore, anche tramite noi poveri, peccatori e umili strumenti.
Questo sembra proprio scaturire dalla comprensione della Scrittura.
Nella prima lettura della Genesi viene raccontato come dopo il peccato dell’uomo e della donna, Adamo ed Eva, Dio riprende la sua iniziativa di bene e di salvezza e, cercando l’uomo, chiede: “Dove sei?”.
C’è un storia di povertà, di peccato che accompagna la vicenda umana e riguarda tutti, uomini, donne, la creazione stessa, ma Dio non smette di cercare per riaprire strade di vita e di speranza con la sua misericordia. La domanda “Dove sei?” esprime il cuore di un Padre che in modo accorato cerca per riabbracciare, per perdonare, per rimettere in cammino. La condanna è solo per il serpente. E quello che accadrà poi all’uomo e alla donna, la fatica della vita, non sarà come una punizione, ma la strada per lasciare spazio all’opera di Dio, per tornare a fidarsi di Lui.
Dunque anche le nostre povertà, fragilità, il nostro peccato, quello che noi siamo diventa la trama in cui Dio non smette di condurre e regalare la sua iniziativa di bene, di vita, di amore. E’ lui che ricuce tutto della vita e delle nostre relazioni.
La seconda lettura di Paolo agli Efesini, in un inno in cui si celebra e si canta la benedizione di Dio, si ricorda l’iniziativa di Dio come l’esperienza di una scelta: “In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati…”.
L’Apostolo ricorda che Dio con noi non smette mai di prendere l’iniziativa e di sceglierci, cioè di amarci, di accompagnarci, di affidarci la missione di vivere la vita e di testimoniare l’amicizia con lui. Ma tutto parte da una sua chiamata, quello che fa Lui, quello che fa Dio. E non posso non pensare in queste iniziativa benevola e gratuita di Dio anche al dono immeritato di essere con voi e per voi pastore nella Chiesa.
Essere scelti ci ricorda che è Dio che chiama, è Dio che fa, è Lui che accompagna e invia.
Infine nel vangelo, nel racconto della vocazione di Maria è preponderante l’iniziativa di Dio, quello che fa Lui nella vita di questa donna e che promette di compiere in lei e grazie a lei. E proprio per questo Maria dirà: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Maria dice il suo eccomi e questo significa che lascia che la Parola di Dio operi in lei, quello che Dio dice diventi la sua vita, diventi la sua missione.
Con la sua risposta Maria afferma, accetta e vive che la sua vita diventi quello che Dio dice e fa.
E nell’incontro con l’angelo questo diventa evidente e estremamente ricco: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te”; “non temere, hai trovato grazia presso Dio”; “lo Spirito santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”; “nulla è impossibile a Dio”…
Ecco cosa fa Dio nella vita di Maria. E l’operosità di Dio diventa una storia di salvezza: “concepirai un figlio… sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio…”. L’agire di Dio in noi ci apre sempre al dono, alla condivisione.
La vita di Maria, l’Immacolata, è il racconto di quello che, per Grazia e per amore, Dio ha compiuto.
Lo canterà bene la Madonna poi, nella casa di Elisabetta, con il Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore perché egli ha…”: un cantico in cui Maria vive la lode per quello che Dio ha compiuto e fa scoprire come lei ha vissuto la sua vita con lo sguardo e il cuore di chi vede l’opera e l’iniziativa di Dio.
Ciascuno di noi oggi è invitato a ripensare alla propria vita, alla propria esperienza per ritrovare le tracce della provvidenza e dell’opera di Dio in noi. E la prova che queste opere vengono da Dio c’è quando la nostra vita diventa dono, servizio, condivisione, possibilità di bene per gli altri.
Penso a due genitori che danno la vita ai loro figli nel tempo, nel lavoro, nel sacrificio, come a tanti volontari che operano per la carità e per i più poveri, penso a chi vive con fedeltà la fatica del lavorare o dello studio e a chi accetta responsabilità nella vita della comunità. La vita che si dona racconta davvero quello che fa Dio.
Anche io, con voi, posso oggi riconoscere l’abbondanza dell’amore, della misericordia, della pazienza, della iniziativa di Dio nel mio cammino di vita e in questi dieci anni da vescovo.
Anche io posso cantare il mio “Magnificat”, come Maria, per raccontare tutto quello che Lui ha fatto per il bene della Chiesa e di tanti fratelli e sorelle.
E per quanto riguarda me posso proprio ripetere le parole di don Tonino Bello che ho scritto sulla immaginetta ricordo di oggi: “
Siamo servi inutili, a tempo pieno”…
+ Andrea Migliavacca

LITURGIA DEL GIORNO