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Giornata mondiale dei Bambini

“Care bambine e cari bambini! Si avvicina la vostra prima Giornata Mondiale: sarà a Roma il 25 e 26 maggio prossimo. Per questo ho pensato di mandarvi un messaggio, sono felice che possiate riceverlo e ringrazio tutti coloro che si adopereranno per farvelo avere. Lo rivolgo prima di tutto a ciascuno personalmente, a te, cara bambina, a te, caro bambino, perché «sei prezioso» agli occhi di Dio (Is 43,4), come ci insegna la Bibbia e come Gesù tante volte ha dimostrato.” (Papa Francesco)

www.giornatamondialedeibambini.org

Per partecipare all’evento di Roma, chiediamo di mettersi in contatto con il proprio parroco o catechista (ricordiamo il rapporto di tre adulti ogni 7 bambini), i quali una volta raccolte le adesioni, dovranno compilare questo modulo entro e non oltre il 10 aprile 2024.

➡️ LINK ISCRIZIONE PARROCCHIE ⬅️

Il modulo deve essere compilato esclusivamente dal parroco
o dal catechista incaricato

Incontro con don Luigi Maria Epicoco

Venerdì 5 aprile, nella nostra Cattedrale Don Luigi Maria Epicoco ci parlerà di cosa vuol dire per un cristiano “farsi prossimo nella sofferenza”.
Gesù ci ha detto “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).

Ti invitiamo dunque a partecipare per riflettere insieme su questo aspetto tanto importante.

Omelia Pontificale di Pasqua

Pasqua è la festa degli annunci inattesi delle scoperte inattese e insperate.

E’ il primo giorno della settimana, quando ancora era buio e Maria di Magdala si reca al sepolcro, rassegnata e desolata per la morte del suo Signore. Non c’è più nulla da aspettarsi, la bella avventura di chi seguiva il Maestro è finita per sempre, non c’è più nulla per cui sperare e neanche ci si può fidare gli uni degli altri, dei suoi amici. Visto come si è comportato Pietro che lo ha bellamente rinnegato? E Giuda, il traditore? E poi sotto la croce dove erano i suoi amici? Solo Maria sua Madre e il discepolo amato avevano avuto il coraggio di seguirlo fino a quel patibolo. Che delusione! Che delusione la vicenda di Gesù, le sue promesse! E che delusione i suoi amici! Non ci si può aspettare più nessuna buona notizia, nessun annuncio di speranza.

E’ mattina di Pasqua anche per noi e se non c’è il buio del cielo c’è ancora il buio in questo mondo. E’ il buio della guerra, è il buio di tante ingiustizie, è il buio della violenza, è il buio dei femminicidi, è il buio dell’inverno demografico che sta vivendo l’Europa e soprattutto l’Italia. E’ il buio di chi vive difficoltà sul lavoro, non ha a sufficienza per vivere; è il buio di chi è nella malattia o nel lutto, è il buio di chi perde un figlio, una figlia. E’ il buio del peccato, del nostro peccato e dei nostri fallimenti. E’ il buio ben protetto dalle nostre ferite, quelle che proprio hanno ferito l’amore.

E’ mattina di Pasqua, ma è buio. Che delusione! Non ci si può aspettare nessuna buona notizia, nessun annuncio di speranza.Anche noi delusi e intristiti come Maria di Magdala.

Invece proprio Pasqua è la festa degli annunci inattesi.

E’ così che accade a quella donna che va al sepolcro. In modo inaspettato vede che la pietra è già stata rotolata via dal sepolcro, e vede con i suoi occhi che il sepolcro è vuoto, Gesù, morto, non c’è.

Davvero una scoperta inattesa! Non si capisce ancora bene, si scoprirà poi che Lui è vivo, è risorto, ma la prima scoperta inattesa è un sepolcro che dovrebbe custodire un morte e invece è vuoto.

E si comincia a correre.

La donna corre dai discepoli per dire che il sepolcro è vuoto e non c’è il morto, Gesù. E poi allora Giovanni e arrancando Pietro corrono al sepolcro a vedere. E vedono che è davvero vuoto. E il loro vedere diventa il credere. Di Giovanni dice il vangelo: “E vide, e credette”. La fede è il vedere di chi vede che Gesù è vivo, ha vinto la morte, è vivente e presente tra di noi, con noi. Credere vuol dire vedere, vedere Lui, vivo, tra noi.

La Pasqua, giorno di scoperte e annunci inattesi, insperati, capaci di regalare un nuovo vedere e soprattutto annunci che fanno correre, come la Maddalena e i due discepoli. Cioè, annunci che rimettono in cammino, aprono la strada, riaccendono la speranza, fanno vivere, creano comunione e fraternità e regalano il vedere della fede che è scorgere le tracce e l’amore del risorto tra di noi.

Una scoperta inattesa ha cambiato tutto. Ora si può sperare.

Questo annuncio, questa scoperta oggi è raccontata a noi, alla nostra vita. E se ancora eravamo nel buio, lo abbiamo ricordato sopra, oggi questa scoperta inattesa è per noi e a noi porta la vita, ci rimette in cammino, riaccende la speranza, ci manda incontro agli altri, ci regala il vedere della fede.

Le ombre del buio della nostra vita, del nostro mondo, della guerra, della malattia, della povertà sono attraversate da un annuncio che è luce e ti regala, oggi, proprio a te, e a questo nostro povero mondo impazzito una nuova speranza che è l’amore, la forza di amare del Risorto, ed è un amore che ha vinto la morte.

Nel cenacolo ci sono gli altri, sono gli altri nove e Maria. Quale stupore li prenderà quando Pietro e Giovanni correranno da loro per dire: Gesù è risorto, è vivo. In quel cenacolo a Gerusalemme, con gli amici di Gesù e con Maria questo giorno ci siamo anche noi, ascoltiamo anche noi il racconto di quei due che tornano dal sepolcro vuoto.

Si immagina che il cuore dei discepoli e di Maria si riempì di gioia, di pace, di speranza, di consolazione.

Ci siamo anche noi…, abbiamo ascoltato. Anche il tuo cuore si riempie, con gli altri, di gioia, di pace, di speranza, di consolazione?

Buona Pasqua.

Omelia Veglia Pasquale

Racconta il vangelo che di buon mattino, al levare del sole, alcune donne tra cui Maria di Magdala, andarono al sepolcro per onorare il corpo di Gesù.
Andiamo anche noi con loro, seguiamo le donne fino alle soglie del sepolcro. Con loro possiamo vivere lo stupore di vedere che la pietra che chiudeva il sepolcro è già stata fatta rotolare…
E fermiamoci nel giardino del sepolcro. Siamo accanto alla Maddalena. Come ci racconta l’evangelista Giovanni, da uno sconosciuto, parrebbe un giardiniere, a lei viene rivolta una domanda: “Donna, perché piangi?”. Ma come, siamo davanti ad un sepolcro, si vuole onorare il corpo del Signore, Gesù, crocifisso e morto, abbiamo il cuore colmo di delusione e di smarrimento, di dolore e di solitudine e si chiede “perché piangi?”. Abbiamo percorso con le letture di questa veglia la storia della salvezza e su tutto questo cammino potremmo far risuonare la domanda: perché piangi?
Scopriamo che prima della creazione c’era il caos e tenebre, l’assenza di vita; e mi si chiede perché piangi? Per non dire del popolo schiavo in Egitto, e poi nel cammino faticoso dell’Esodo; e mi si chiede
perché piangi? E Abramo, a cui viene chiesto di immolare il figlio Isacco? Gli si può chiedere perché piangi?
I profeti poi ci raccontano di un popolo disperso e in esilio, in attesa di una promessa messianica che non si avvera mai; e gli si chiede perché piangi? Ma poi c’è la nostra vita. Può esserci talvolta la malattia, un lutto; e mi chiedi perché piangi? Ci sono famiglie rovinate da tradimenti o travolte da difficoltà economiche, alle prese con figli che non si riesce più a capire; e mi chiedi perché piangi?
E vogliamo chiederlo a chi è anziano, solo, senza più orizzonti di speranza? Perché piangi? Ma andiamo a chiederlo ai bambini a Gaza, e poi alle famiglie in Ucraina, alla gente di Mosca e negli altri scenari di guerra. Proviamo a chiedere loro, magari con fare sorpreso, quasi meravigliati, perché piangi? C’è la nostra vita oggi, questa notte… magari motivo di piangere c’è anche, fosse solo davanti ad
uno scenario mondiale oggi molto complicato e foriero di venti di guerra. E ci viene chiesto: perché piangi? Ma non si capisce il motivo di queste lacrime? Non è forse la cosa più giusta piangere di fronte a
tanto male? La domanda rivolta alla donna, alla Maddalena però le apre pian piano gli occhi per riconoscere in quel giardiniere il Signore, l’amico risorto, vivo. Allora è chiaro perché quella domanda. La
Maddalena ha davanti il risorto, Gesù vivente e allora perché piange? Perché non lo riconoscere? Se c’è Lui, vivo, non si può piangere… Lo dice anche l’angelo a quelle donne, proprio al sepolcro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui”. E’ un annuncio che penetra nella nostra vita; noi abbiamo questa notte davanti, in mezzo a noi il Risorto, colui che ha vinto la morte con la sua morte. E allora: perché piangete? E’ un annuncio di vita, come quello che ha accompagnato tutte le pagine bibliche proclamate, che ora celebriamo in questa veglia, nei segni della luce e del cero pasquale, nell’acqua che salva nel battesimo, nel pane spezzato presenza tra noi del Risorto. E questo annuncio viene a visitarci, si diffonde il tutto il mondo e allora ci chiede: Perché piangi?Anche noi, come la Maddalena, apriamo gli occhi e possiamo vedere Lui, il Risorto, i segni della sua presenza e del suo amore, allora ci si può asciugare le lacrime e contemplare il trionfo della vita, il Vivente tra noi, la promessa di vita eterna per tutti. Accadrà a noi come ai discepoli che lo vedranno, lo incontreranno vivo e, dice il vangelo, “gioirono al vedere il Signore”. Non più lacrime, ma la gioia. E’ pasqua cari amici, il Signore è vivo, lo è per noi, lo possiamo incontrare e la sua presenza cambia il mondo e lo rende vivo. Egli porta la pace. E’ Pasqua, dovremmo avere gioia nel cuore e occhi pieni di luce e invece… perché piangi?

Omelia Passione del Signore

1. Celebriamo quest’oggi, in questo Venerdì Santo, la vita che si dona, l’amore che si dona. Ci è stato annunciato dal testo del canto del Servo di Yahweh il racconto e la memoria della vita di un uomo, di un servo di Dio, che ingiustamente viene perseguitato e, nell’amore, dona la vita; ed è tutto il racconto della passione che abbiamo, non solo ascoltato, ma vissuto in questa celebrazione, un racconto nel quale, passo dopo passo, seguendo Gesù fin sotto la croce, fino a quella croce dove ci saranno la Madre e il discepolo amato, vediamo e contempliamo la vita che si dona, l’amore che si dona.
Due aspetti, due tratti, possiamo raccogliere questa sera nello scoprire e contemplare in Gesù la vita che si dona.
2. C’è un filo rosso, un tema che accompagna tutto il racconto della passione di Giovanni, ed è il tema della regalità di Gesù. Egli è il re: soprattutto nel dialogo con Pilato emerge questo riflettere e confrontarsi sulla regalità di Gesù. Gesù Cristo, il re dei giudei: quella sarà l’iscrizione che metteranno sulla croce. Noi sappiamo che il re è colui che ha la responsabilità di un popolo, ha la responsabilità della guida, del bene, della vita del popolo; il re è colui che nella sua regalità si fa carico della vita del popolo. E’ la vita di Gesù, la vita donata di Gesù, l’amore donato di Gesù che mostra la sua regalità: facendosi carico del popolo, facendosi carico come Salvatore di tutti noi, della nostra vita. La vita donata è vita che porta altre vite, che si fa carico del cammino di altri, dell’esistenza degli altri, e dona la salvezza; la vita donata di Gesù, la vita donata del re, che facendosi carico di tutti noi ci dona la vita per sempre la salvezza.
3. Un altro tratto possiamo raccogliere nel racconto di passione e nello sguardo alla vita donata, e sono le parole di Gesù rivolte a Maria e al discepolo amato: “Donna, ecco
tuo figlio; figlio ecco tua Madre”. In esse viene celebrata la vita: la madre scopre la bellezza e il dono di una nuova maternità, di una vita piena, e il figlio, il discepolo amato, riscopre il dono di una vita che è
nell’essere figlio; è una parola che dice la generatività, è una vita donata che genera nuova vita. Allora, la vita di Gesù donata sulla croce nell’amore è vita che dona vita, che suscita vita, che crea legami di vita rinnovati e nella pienezza; come tra la madre e il figlio, la vita donata di Gesù è una vita che dona la fecondità della vita. Contemplando la croce, contempliamo questa vita donata di Gesù nell’amore e sentiamoci da lui custoditi, accompagnati e salvati; sentiamoci da

Omelia S. Messa in Cœna Domini

Iniziamo con questa celebrazione i riti del triduo pasquale, un unico grande rito che inizia con questa Messa e si concluderà con la celebrazione della grande veglia pasquale.

La liturgia di questa celebrazione, che fa memoria dell’ultima cena del Signore, è abitata da tanti gesti.

Di gesti particolari ci parla la Parola di Dio.

La prima lettura, l’Esodo, narrando la notte della liberazione dall’Egitto, indica alcuni gesti che gli israeliti dovevano porre per passare indenni quella notte, essere salvati e liberati.

E così dovevano prendere un agnello che doveva avere precise caratteristiche e doveva servire anche come condivisione con chi ne avesse bisogno; e poi dall’agnello andava preso del sangue e messo sugli stipiti delle porte; era un agnello da mangiare arrostito, con erbe amare; e altri gesti erano indicati: andava mangiato con i fianchi cinti, con i sandali ai piedi, il bastone in mano e in fretta.

Tanti gesti raccomandati per accorgersi che passa il Signore, che è il liberatore e che da lui si è salvati.

Sono gesti che raccontano la vita quando si affida e si lascia visitare dal Signore e dal suo amore.

La seconda lettura, la lettera di Paolo ai Corinzi, presenta altri gesti, quelli dell’ultima cena.

Gesù in quella notte prese il pane, rese grazie, lo spezzo, lo diede dicendo…; prese il calice, recitò la benedizione e fece bere il vino. Sono i gesti che raccontano e annunciano, spiegano e condividono la vita donata di Gesù, l’amore che è la sua morte di croce, un amore che è dono di vita per noi.

Il vangelo ci regala una bellissima scena con i gesti di Gesù, narrati quasi al rallentatore: egli si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano, lo cinse attorno alla vita. Versò dell’acqua nel catino, cominciò a lavare i piedi ai discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano. E il dialogo con Pietro rivela che dobbiamo lasciare che quei gesti Gesù li compia davvero, anche per Pietro, anche per me, per noi.

Questi gesti di Gesù rivelano, fanno vedere e scoprire quanto l’evangelista Giovanni annota all’inizio di questa pagina: “Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Ecco sono i gesti del racconto e del dono dell’amore di Gesù. Sono i gesti di quella ultima cena che mostra come sulla croce Gesù vivrà il dono di amore più grande, fino alla fine.

I gesti che abbiamo ricordato sono i gesti di Dio, i gesti di Gesù, i gesti dell’amare del Padre verso di noi, verso ogni uomo e ogni donna. Sono i gesti che ancora oggi Gesù vive verso di noi e che accogliamo anche in questa celebrazione. Sono i gesti che ci raccontano e ci fanno sentire che siamo amati, che tu sei amato, sei davvero amato. E con questi gesti Gesù te lo annuncia e te lo dona.

Ma il gesto racchiude anche un insegnamento. Lo scopriamo nella pagina evangelica. “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.

Ecco l’insegnamento, l’invito, il mandato per noi: Facciate voi come io ho fatto a voi.

Si tratta di compiere i gesti di vangelo.

Ce li suggerisce la Parola di Dio.

Sono i gesti di vangelo, ci indica la prima lettura, che parlano di libertà: sono i gesti che esprimiamo nel segno della carità di chi si fa carico del malato; di chi vive forme diverse di prigionia, quella fisica, ma anche quella del cuore e del peccato; sono i gesti di liberazione di chi non vede un futuro davanti a sé e cade nella disperazione; sono i gesti di liberazione di chi si sente imprigionato in relazioni malate, faticose, ferite.

La pagina di Paolo ci invita a porre i gesti di vangelo che regalano la vita, come quel pane consacrato alla tavola eucaristica, un pane spezzato e donato. Sono gesti di vangelo che rimettono in piedi chi ha sbagliato nella vita; quelli che sanno curare le ferite e che regalano di nuovo il gusto di vivere; sono i gesti che offrono la condivisione dei doni della propria vita; sono i gesti di vita di chi promuove e custodisce la fraternità.

E il vangelo ci invia a compiere gesti di vangelo, ce lo dice proprio: fate anche voi così.

Sono gesti di vangelo quelli che ci fanno vivere il servizio, l’umiltà, l’accoglienza di chi è diverso da noi; sono gesti di vangelo che ci fanno guardare negli occhi della gente a partire dai loro piedi, cioè dalla loro storia e dalle loro fatiche; sono i gesti di vangelo che baciano quei piedi raccontando l’amore. Sono i gesti di vangelo che narrano gesti di amore condiviso.

Si tratta di imparare a compiere gesti di vangelo.

Per questo siamo invitati a stare alla mensa di quell’ultima cena.

È quel pane spezzato, preso e mangiato, l’Eucaristia che ci insegna e ci dà la forza di compiere poi gesti di vangelo, gesti di amore.

Ed è la sorpresa di vederci lavati i piedi a quella mensa, lavati proprio a noi, scoprendo che anche noi siamo amati sul serio e ci darà questo coraggio e forza per servire a nostra volta.

È un invito ed è quanto celebriamo oggi a questa tavola che è l’altare e nel segno della lavanda dei piedi tra poco: con Gesù, amati da lui e inviati a compiere gesti di vangelo nel nostro mondo.

Omelia S. Messa Crismale

Un particolare profumo accompagna la celebrazione crismale nella nostra Cattedrale.

E’ il profumo degli oli che verranno benedetti e spandono il buon profumo di Cristo che accompagna i tempi della vita degli uomini e delle donne, tempi di grazia e di amore nella loro vita.

E’ il profumo della Parola di Dio che sempre fa fiorire la vita e l’aroma della presenza del Signore Gesù nell’Eucaristia che celebriamo.

E’ il profumo del sacro crisma che ha consacrato noi nel giorno della nostra ordinazione, un profumo che ancora si sente e che oggi vogliamo nuovamente diffondere anche grazie al rinnovo delle promesse del nostro sacerdozio. Ed è bello ricordare gli anniversari di ordinazione di tutti noi e quelli particolarmente significativi.

E’ il profumo della Pasqua, di quella vita nuova che il Risorto annuncia e porta a tutti noi.

E’ il profumo che sa diffondere la bellezza delle parole, delle parole di vangelo.

Siamo nel tempo del mondo della comunicazione. C’è una comunicazione scritta, ci sono i giornali sulla carta e online, c’è la comunicazione della radio e della televisione, c’è la comunicazione della rete internet e dei social e la comunicazione veicola tante parole che raggiungono non solo l’udito, ma anche il cuore e la nostra vita. Ci sono parole che abitano la vita, che orientano la vita.

Ciascuno di noi può riflettere e scoprire le parole che più entrano nel cuore, ci indirizzano, abitano non solo i pensieri, ma anche i sentimenti. E che parole facciamo circolare nei nostri ambienti di Chiesa, nelle parrocchie, nei gruppi, tra di noi e su di noi?

Tante parole che a volte sono le parole del mondo e non del vangelo.

La Parola di Dio proclamata ci racconta di parole di Gesù, parole pronunciate e vissute dal Signore.

Gesù è a Nazaret, in Sinagoga e, prendendo il rotolo di Isaia di cui ci parla anche la prima lettura di oggi, pronuncia parole che parlano di vita, di ripresa, di vicinanza, di umanità, di salvezza: lieto annunzio, liberazione ai prigionieri, il vedere per i ciechi, libertà agli oppressi, consolazione… e quante altre parole di Gesù ci fa conoscere il vangelo: va, ti sono perdonati i tuoi peccati, amate i vostri nemici, siete la luce del mondo, il sale della terra, chiamate alla festa di nozze e fate entrare tutti…
Gesù nella sua missione ha detto parole di vita, perché parole capaci di far vivere, di regalare il sapore dell’esistere, forti nell’accompagnare il ricominciare sempre, parole eco della misericordia di Dio, del suo amarci.

E perfino sulla croce Gesù ha detto parole di grande vitalità: Padre perdonali; donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre.

Sulle strade di Palestina allora, e anche oggi per tutti noi,dobbiamo lasciar risuonare le parole di Gesù, e sono parole di vangelo.

Il prete anzitutto e poi ogni battezzato è chiamato a dire parole di vangelo.

Potremmo riflettere, esaminarci per chiederci nel nostro parlare abituale, nella nostra comunicazione, nei dialoghi tra noi preti, quelli con la gente, quello che cerchiamo o scriviamo col cellulare, quello che è detto ad alta voce oppure di nascosto, arrivando anche a verificare la nostra predicazione e possiamo chiederci se noi diciamo parole di vangelo.

E questo è quanto di più ha bisogno oggi il nostro mondo e la nostra gente. Che si dicano, si possano gridare parole di vangelo.E’ la nostra missione, siamo preti, vescovi per questo: portatori di parole di vangelo.

La pagina evangelica e la celebrazione di oggi, in particolare l’attenzione agli oli santi, ci guidano a scoprire dove portare parole di vangelo.

Anzitutto il testo evangelico e anche la lettura di Isaia ci parlano di varie situazioni di povertà, di sofferenza, di limite, di privazione. Le conosciamo bene anche noi. Ci sono i poveri delle nostre comunità e accanto a noi, ci sono gli immigrati trattati solo da stranieri e spesso emarginati, ci sono i malati segnati da tanta sofferenza e talvolta disperazione, ci sono persone ferite nel loro amare con povere storie di famiglie, ci sono giovani che cercano risposte e sicurezze per il loro futuro, ci sono volti e sguardi che noi ben conosciamo e che vivono fatiche e difficoltà. E noi? A loro possiamo portare parole di vangelo, parole che parlano di speranza, di vicinanza, di compassione, di aiuto reciproco, di felicità, di accoglienza, di pazienza, di perdono…

Sono parole molto concrete, pensateci un po’: vieni e sentiti a casa, non temere, sei perdonato, ti voglio bene, coraggio, camminiamo insieme. Ecco alcune parole di vangelo nella vita di ogni giorno, a casa nostra, parole che noi siamo chiamati a portare come la nostra missione.

E gli oli santi ci guidano a scoprire i luoghi ove portare parole di vangelo.

L’olio dei catecumeni che ci invita a visitare con queste parole ogni realtà che custodisce la vita. Sono parole di vangelo per chi ferisce la vita rifiutandola al suo sorgere, al concepimento per incoraggiare a fare spazio alla vita; sono parole di vangelo che accompagnano le fatiche delle famiglie di oggi e le tante ricerche dei giovani; sono parole di vangelo che visitano i luoghi di lavoro e quelli dello studio; sono parole di vangelo che si possono diffondere nelle nostre città, talvolta intristite quando i cammini si fanno solitari o compromessi da strumentalizzazione e interessi poco onesti. E’ la vita, la vita di tanta gente, la vita di tutti i giorni, la vita da accogliere che ci chiede di portare parole di vangelo. Coraggio, amico prete, vai a portarle.

L’olio degli infermi ci accompagna a portare parole di vangelo in ogni situazione segnata dalla sofferenza e in particolare l’avventura della malattia e l’età anziana dell’esistenza. E ci chiamano gli ospedali, le case di cura, le Rsa, il carcere, i muri di tante famiglie… per sentire parole di vangelo.

Il crisma che profuma di vita donata e di scelte e parla di amore e chiede di portare parole di vangelo in ogni occasione in cui è chiesto di donare la vita, di amare. E invita me in prima persona, ma anche tutti noi preti, diaconi, fedeli a portare parole di vangelo tra di noi, volendoci bene tra noi cristiani e amando questa nostra Chiesa.

C’è una situazione che in modo prepotente oggi sta cercando parole di vangelo: la guerra. La Terra Santa e Gaza, l’Ucraina e la Russia, e poi il Burkina Faso, il Congo, la Siria, per dirne solo alcune, sono terre segnate dalla violenza, dalla guerra e dalla morte dove risuonano oggi troppe parole che alimentano e cercano lo scontro. Sono le parole di chi non vede altro che la guerra e lo scontro, l’avversario e il nemico, sono le parole che accompagnano il commercio di armi, sono le parole che rifiutano il tavolo di trattative e di perdono. Non dobbiamo rassegnarci alla logica e alla apologia della guerra che sembra diffondersi anche in Europa e nelle parole di tanti che ci governano. Noi possiamo, dobbiamo portare parole di vangelo che sono parole di pace, di perdono, di dialogo, di fraternità.

Amici, siamo preti per questo, per portare sempre parole di vangelo.

I testi biblici di questa liturgia sottolineano anche come queste sono parole anche per noi. Così è per il profeta nel testo di Isaia e così per Gesù: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione”. La consacrazione non è un fatto magico che accade nella vita, ma è il dono di una vita cambiata, trasformata grazie ad una parola che ci visita e ci cambia, grazie a parole di vangelo per noi. Consacrati vorrà dire amati grazie a parole di vangelo. E la vita cambia.

Fratello prete, e tutti voi, amici laici, religiose, religiose, diaconi, non avete bisogno anche voi di parole di vangelo per la vostra vita? E i giovani, e i nostri ragazzi della cresima… non avete bisogno di parole di vangelo?

Oggi ci è promesso che ci sono anche per noi.

Apriamo il cuore, il nostro cuore per ascoltare la parola di vangelo che tocca proprio la tua vita. Lasciamola entrare e lasciamo che sia balsamo per la nostra vita. E’ parola di vangelo, è parola per te.

fonte: Questura di Arezzo

Il Questore della Provincia di Arezzo dona l’Olio di Capaci al Vescovo

Questa mattina, il Questore della Provincia di Arezzo Maria Luisa Di Lorenzo, accompagnata dall’Ispettore Ugo Bonelli ha fatto visita a S.E. Rev.ma Mons. Andrea Migliavacca, Vescovo di Arezzo – Cortona – Sansepolcro, presso la sede del Vescovado. 

In questa occasione il Questore ha donato al Vescovo un’ampolla contenente l’olio del “Giardino della memoria di Capaci”, inviata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza a tutte le Questure del territorio nazionale, per essere utilizzato nelle Diocesi nel corso della S. Messa di consacrazione degli olii liturgici, che ad Arezzo sarà celebrata domani in Cattedrale. 

L’olio è stato prodotto dall’Associazione “Quarto Savona 15“, che prende il nome dalla sigla radio dell’equipaggio della Polizia di Stato di scorta al Giudice Giovanni Falcone. 

Nel luogo della strage avvenuta il 23 maggio 1992, a pochi metri dallo svincolo autostradale di Capaci, dove perirono i tre agenti della scorta – Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo – ed i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, sorge un giardino dove sono stati piantumati degli ulivi, dedicati ognuno ad una vittima innocente della barbarie mafiosa. 

Anche quest’anno l’Associazione ha raccolto le olive prodotte dagli alberi, ricavandone l’olio, che viene donato affinché il frutto nato dalla terra intrisa del sangue dei Caduti nella lotta contro la mafia possa essere simbolo di amore e condivisione per tutti, rappresentando la vittoria del bene sul male. 

Il Vescovo ha ringraziato il Questore per l’importante dono assicurando preghiere e benedizioni per tutto il personale della Polizia di Stato e dell’Amministrazione Civile dell’Interno della Provincia di Arezzo.

https://questure.poliziadistato.it/it/Arezzo/articolo/11026604046a98e77377787240

L’augurio pasquale del vescovo Andrea Migliavacca

In vista delle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua il vescovo Andrea Migliavacca ha incontrato la stampa per condividere il proprio augurio alla comunità. “Vorrei estendere il mio augurio a tutta la comunità – ha detto il Presule – non solo alla Chiesa, ma a tutti, da chi non crede a chi non è cristiano, fino a chi arriva da Paesi lontani. Auguro che sia una Pasqua di pace; a Mosca, in Ucraina, a Gaza e nella Terra Santa, in Sud Sudan, in Siria e in tutti quei luoghi colpiti dalle ostilità e che il Papa chiama ‘terza guerra mondiale a pezzi’, dei pezzi che si stanno via via unendo, purtroppo. Il Risorto porta questo saluto: ‘Pace a voi’. Il mio augurio poi vorrei fosse un augurio di vita, in questo contesto di inverno demografico e dove diminuiscono costantemente le nascite. Alla vita si manca oggi di rispetto su più fronti, con un Paese europeo che addirittura mette in costituzione il diritto all’aborto, ma anche nei tanti modi con cui viene negata la dignità della vita delle persone, come avviene con la non attenzione ai poveri. Che la Pasqua ci aiuti a scoprire la ricchezza e la bellezza della vita e ci faccia diventare difensori della vita. Vorrei poi che il mio augurio pasquale fosse un augurio alla famiglia e di famiglia. Le famiglie oggi vivono situazioni di grande difficoltà, ma la famiglia è il luogo che aiuta a rendere coesa una società e ci apre al mondo del lavoro, dello studio. Essa è il fondamento sul quale la società può camminare insieme, per questo va custodita e accompagnata”.

Nel difficile contesto internazionale nel quale viviamo non possiamo lasciarci vincere dalla sfiducia. “La luce e la speranza sono uno dei frutti della Pasqua. Un dono che può essere coltivato con la preghiera che educa il cuore a diventare costruttore di pace. La speranza nasce anche dalla consapevolezza che dove ci sono guerre oggi ci sono anche costruttori di pace. Certo, serve uno sguardo realistico, ma deve essere contrastata la cultura della guerra e delle armi”. In merito alle crescenti emarginazioni e povertà il vescovo Andrea Migliavacca ha sottolineato come “Il Risorto nella Pasqua visita i suoi e porta la luce e la pace. Tutti, specialmente in questo tempo, a partire dalla Chiesa, siamo invitati a visitare i volti e i luoghi della povertà, così come le tante famiglie che non arrivano a fine mese. Lo si può fare portando un aiuto concreto, ma anche attraverso l’arte dell’incontro. Le persone infatti hanno bisogno di aiuto materiale, ma anche di umanità”. Ecco allora l’invito “a vivere e rendere vivi i quartieri, i luoghi di incontro e aggregazione”, nella consapevolezza che c’è un clima di “alleanza tra varie istituzioni civili, compresa la Diocesi e la Caritas diocesana, per contribuire a rispondere meglio alle problematiche delle nostre comunità, condividendo la lettura dei problemi e la disponibilità a unire le forze”.

La diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro si appresta a celebrare la Settimana Santa, culmine dell’anno liturgico. Sono numerose le Messe presiedute dal vescovo Andrea Migliavacca. Domenica delle Palme e della Passione del Signore, nella basilica di San Domenico in Arezzo alle 10.30 si svolgerà la commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme con una processione fino alla Cattedrale dove poi verrà celebrata la Messa (in diretta su Tsd nel canale 85 e in streaming all’indirizzo www.tsdtv.it/live). Mercoledì Santo, 27 marzo, nella Pieve di Santa Maria in Arezzo, alle 21 ci sarà un concerto-meditazione realizzato dalla Cappella Musicale della Cattedrale, diretta dal maestro Cesare Ganganelli. Il momento di preghiera alternerà letture a riflessioni del vescovo Andrea Migliavacca, brani di polifonia, a cappella, o con accompagnamento organistico a cura del maestro Eugenio Maria Fagiani.

Il Giovedì Santo alle 10 il Vescovo è in Cattedrale per la Messa Crismale (in diretta su Tsd) e alle 18 per la Messa in Coena Domini (in diretta su Tsd); alle 16 il Presule sarà invece alla Casa Circondariale di Arezzo per la Messa nella Cena del Signore celebrata insieme ai detenuti, il personale carcerario e i volontari che vi prestano servizio.

Il giorno seguente, Venerdì Santo, alle 9 in Duomo ad Arezzo, ci saranno l’ufficio delle letture e le lodi e alle 18 la celebrazione dell’azione liturgica della Passione del Signore. Alle 21, il nostro Vescovo sarà a Cortona, per la “processione dei simulacri” e la commemorazione della Passione del Signore. La partenza è prevista dalla chiesa dello Spirito Santo e dopo aver toccato diverse chiese della cittadina etrusca, si conclude in piazza della Repubblica, alla presenza delle autorità cittadine, con un intervento del Vescovo (l’evento è seguito da Radio Incontri, in FM 88.4 e 92.8 e in Dab, oppure in streaming all’indirizzo www.radioincontri.org). Cortona ha il privilegio di custodire anche un consistente frammento della Santa Croce. La reliquia, fu donata a frate Elia dall’imperatore di Costantinopoli e da lui portata a Cortona nel 1242. La Passione di Gesù, ebbe così a Cortona una ragione in più per favorire il sorgere di Compagnie laicali a carattere penitenziale. Alcune Compagnie sono scomparse con il tempo, ma sono rimasti gli artistici simulacri che ogni anno, nei giorni del dolore e della gloria del Signore, ripercorrono le vie cittadine, ricomponendo così, per immagini, il racconto della Passione.

Il Sabato Santo alle 9 in Cattedrale vengono celebrati ufficio delle letture e lodi, mentre la Veglia Pasquale inizierà alle 22.30 (trasmessa in diretta su Tsd). Nel corso della Veglia ci sarà anche il conferimento del sacramento del battesimo per un gruppo di otto adulti. Il giorno di Pasqua le celebrazioni presiedute dal vescovo Andrea sono alle 10.30 in Duomo ad Arezzo per il Pontificale (in diretta su Tsd) e alle 18 nella Concattedrale di Sansepolcro.

Il Martedì di Pasqua il Presule presiederà alle 18 presso la Collegiata di Foiano della Chiana la Messa a processione del Cristo Risorto (evento seguito da Radio Incontri).