Omelia dell’Arcivescovo Fontana presso la Chiesa Cattedrale di Spoleto

San Ponziano

13 gennaio 2020

Lunedì 13 gennaio alle ore 21.00, nella Basilica Cattedrale di Spoleto si è tenuta una veglia di preghiera presieduta da mons. Riccardo Fontana a suggellare l’arrivo della reliquia di San Ponziano in Duomo. Il nostro Vescovo dal 1996 al 2009 è stato Arcivescovo di Spoleto-Norcia, Chiesa nella quale fece solenne ingresso proprio nella festa di S. Ponziano di ventiquattro anni fa.

Ecco di seguito l’omelia.

Giovane Ponziano, felice cavaliere del Cielo, ancora una volta Spoleto si rivolge al Signore, nel ricordo del tuo martirio.
Cari spoletini, mi piace condividere con voi poche considerazioni sul nostro martire, sulla città, sulla stagione di Chiesa che stiamo vivendo.

1. La provocazione del martire Ponziano
«Ponziano è il nome che i genitori mi hanno imposto, ma, più di ogni altra cosa al mondo, desidero essere chiamato cristiano» . Al giudice Fabiano, il nostro giovane martire dice una verità assai grande: che la fede rivela la libertà. Credo che al tempo presente la Chiesa spoletana, soprattutto in Umbria, possa condividere con molte Chiese sorelle questo prezioso tesoro che è il nesso tra fede giovane e libertà.
La festa di questi giorni, con le sue stesse forme esteriori, trova la sua ragion d’essere nella bellezza della scelta di ogni generazione nuova per la fede, percepita come espressione libera e matura. Credo che valga la pena provare a riflettere su questo tema che appartiene alla nostra tradizione, ma che ha anche una forte valenza umanizzante.
La fede è una risposta a Dio che ci interpella, che per primo inizia il dialogo con ogni figlio e figlia che si apre alla vita consapevole. È una scoperta del valore che tu hai non solo per i tuoi amici, ma per Dio stesso, che è il più alto punto di riferimento, che trascende il tempo, che è amore e principio di ogni storia di amore.
È un atto di responsabilità, che manifesta la dignità di ogni persona consapevole di sé. Un gesto in qualche modo creativo, che pur sa avvalersi di quell’interior instinctus che Tommaso d’Aquino riconosce come intrinseca qualità attribuita ad ogni essere umano, una nota che fa scoprire al soggetto pensante l’alta qualità che gli è conferita con libero atto del Creatore. La fede è un atto di volontà e come tale una scelta libera e gioiosa, perché rallegra l’anima già nel tempo presente come azione di giustizia compiuta.
La fede manifesta la fortezza di chi sa assumersi la responsabilità delle sue scelte, non solo nell’ordine temporale, ma anche in vista del fine ultimo della propria esistenza. È un atto di coraggio, voluto e deciso, che solo una persona libera può compiere.
La fede è di resistenza al male, discernimento, scelta tra la sofferenza che provoca il contrasto con chi esercita il potere, perché un giovane si conformi all’opinione corrente, e il bene oggettivo di chi sa guardare oltre il contingente. Ecco l’argomento di San Ponziano: «Con i tuoi discorsi, che vogliono corrompere, non mi sedurrai: neppure il tuo Imperatore, se fosse qui, mi potrebbe distogliere dalla venerazione del mio Signore Gesù Cristo» .
La fede è oggi, più di un tempo quando vigeva la christianitas, alternativa al pensiero liquido , ben descritto da Zygmunt Baumann, alla potenza omologante del sistema mediatico, che tende a spegnere ogni originalità che caratterizzi la persona.
L’antico martire spoletino, contesta all’imperatore Antonino Pio d’essere empio, perché, pur in nome di presunta religione, non riconosce il sacrario della coscienza e la bellezza di dedicarsi a Dio. È il tema sempre attuale del rapporto tra fede e religione, tra adesione a Dio a livello esistenziale e la manifestazione esteriore, talvolta confinata nella consuetudine e nell’abitudine ripetuta nel tempo.

2. La nostra città: dal Municipium romano alla libera Civitas medievale
La comunità spoletana, già nota e forte nell’antichità, ebbe un importante sussulto nella testimonianza martiriale dei suoi grandi, fino al punto di trovare in essi un significativo momento identitario. Con loro prese forza la Chiesa spoletana.
Il giovane Ponziano, nel concetto di santità via via segnata nel tempo dal Vescovo Brizio, da prete Gregorio e poi dal Vescovo Sabino e tanti altri che fecero loro seguito, divenne un punto di riferimento di una comunità intera, che fece della fede cattolica un’identità condivisa, come all’arrivo degli ariani, di abate Eleuterio e poi di San Giovanni Arcivescovo.
Celebrando San Ponziano, si pone ancora oggi la questione identitaria. Vi è un servizio che la Chiesa pone a se stessa e, al tempo stesso, alla comunità civile. All’interno viene da chiedersi se siamo stati capaci nei tempi recenti di esprimere la fides spoletana, con il fiorire delle opere della carità, con la formazione del nostro popolo e con quella capacità di far diventare la fede motivazione interiore della nostra gente, che, in questa Basilica Cattedrale, trova il suo punto di unità.
Mi piace ricordare un’antica storia di cui, in qualche modo, fui testimone. In cima alla cuspide del nostro campanile, la sfera che tuttora esiste fu placcata d’oro, perché, nelle giornate di fitta nebbia, al viandante della valle spoletana, cantata anche da San Francesco, facesse da polo di riferimento al pur raro raggio di sole. Evidentemente, fu una scelta simbolica, quella cioè di offrire, a chi si fosse sperso nelle brume del tempo, la dimensione alta della Chiesa come punto di riferimento. San Ponziano tuttora è invocato a difesa dal terremoto e non già solamente dagli sconvolgimenti materiali.
Anche la società civile, nel giovane martire, molte volte nella storia ha trovato motivo di unità e invito alla responsabilità. Sono temi che proseguono ad avere una grande importanza per ogni comunità civile, che voglia essere libera e forte. La diversità di opinioni è una ricchezza, le divisioni e i contrasti sono malefiche. Solo il dialogo diventa costruttivo e capace di favorire sintesi sempre nuove nel tempo che muta. L’unità fa forte Spoleto, la responsabilità dei suoi cittadini la può fare grande.

3. La Chiesa del nostro tempo
Come Papa Francesco è tornato a ripetere “tutti siamo chiamati ad essere santi, vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno” .
Il Santo martire Ponziano fu di riferimento nella vita di questa città attraverso i secoli. È la santità che fa sempre da punto di riferimento, anche nei disorientamenti che, attraverso il sistema mediatico, globalizzano l’attenzione della gente in ogni parte del globo.
Il Papa, in nome di Cristo, ci chiama alla missione. Ciascuno faccia la propria parte, vivendo la fede intensamente, perché l’esempio di tanti possa tornare ad essere d’aiuto a chi si è smarrito. Un tempo, le missioni erano in terre lontane. Oggi rivolte alle persone della porta accanto.
La Chiesa spoletana, erede di una ricca tradizione di santità, celebrando il suo santo patrono, è chiamata a rinnovare, nell’impegno di ciascuno, il servizio al mondo attraverso una evangelizzazione dei fatti. Come i martiri antichi dettero testimonianza con la vita, anche a noi, pur in modo incruento, è chiesto di fare altrettanto. Il Santo cavaliere ci guidi ancora per i sentieri del Cielo a ritrovare la gioia di essere cristiani.

Il programma di San Ponziano 2020